Euro digitale, vantaggi e rischi della nuova moneta virtuale della Bce

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Arianna Fantesini
credit: Pixabay

Sono partite il 12 ottobre le consultazioni pubbliche per l’emissione dell’euro digitale, ossia una moneta offerta in forma digitale dalla Banca centrale europea (Bce) per consentire ai cittadini e alle imprese di effettuare i loro pagamenti al dettaglio.

L’idea è di introdurre una forma di denaro complementare a quella attuale in grado di sostenere la digitalizzazione dell’economia europea, ma anche di fornire un’alternativa ai mezzi di pagamento digitali stranieri potenzialmente in grado di minare la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria nell’eurozona.

Nonostante il denaro contante sia ancora il mezzo di pagamento principale, è evidente che, come ha ricordato il presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, “gli europei si stiano sempre più orientando verso il digitale nei modi in cui spendono, risparmiano e investono“, soprattutto successivamente alla crisi del Covid-19. Per questo motivo bisogna allargare gli orizzonti e creare soluzioni che garantiscano un certo grado di fiducia nei confronti della moneta da parte dei cittadini.

Nel Report su un euro digitale vengono analizzati i principali scenari che giustificherebbero l’emissione di una moneta digitale. Si cerca di comprendere quali sarebbero gli effetti sull’eurosistema, i requisiti e gli aspetti legali connessi a un euro digitale. Il contenuto dell’analisi, però, esclude questioni relative alla sua costituzione o ai suoi costi di gestione.

Se da una parte i vantaggi sono chiari, i rischi connessi non devono essere sottovalutati. Primo tra tutti, senza dubbio, quello che i cittadini possano indebolire le banche al dettaglio nell’eurozona effettuando improvvisi e ingenti spostamenti, soprattutto in momenti di crisi, dai depositi bancari all’euro digitale. Inoltre, le minacce informatiche potrebbero rendere vulnerabile uno strumento di questo tipo e bisognerà studiare soluzioni altamente sicure per garantire la fruizione dei servizi digitali.

Ci si chiede quindi: questa moneta digitale potrebbe arrivare ad avere la stessa natura di una criptovaluta?

L’euro digitale rimarrebbe sotto la responsabilità della Banca centrale per garantire ai cittadini europei che il valore degli strumenti che emette sia immutato nel tempo. Questo significa che il valore dell’euro sotto forma di denaro contante sarebbe lo stesso dell’euro digitale. Al contrario, la caratteristica principale delle criptovalute è proprio quella di non avere nessun istituto responsabile, non avere quindi intermediari e di non coinvolgere monete o banconote, in quanto tutte le unità di pagamento sono esclusivamente digitali. In molti casi non esiste un quadro di riferimento affidabile, il loro valore è estremamente variabile e, di conseguenza, è impossibile proteggere i titolari (qui un nostro approfondimento sul tema dei limiti e delle potenzialità delle criptovalute).
Indipendentemente dalla tecnologia che verrà utilizzata per l’euro digitale, che potrebbe anche essere quella blockchain tipica delle criptovalute, la sua natura sarà sostanzialmente diversa.

Ad ogni modo il progetto è ancora in fase di studio e solo a partire dalla metà del 2021 la Bce deciderà se metterlo effettivamente in campo o no.

PACCHETTO PER LA FINANZA DIGITALE

Se è vero che una moneta digitale europea è ancora lontana dalla realtà, è invece più concreto il nuovo pacchetto di finanza digitale adottato dalla Commissione europea che comprende le strategie per questo settore e per i pagamenti al dettaglio, oltre che proposte legislative sulle cripto-attività e la resilienza digitale. L’obiettivo generale, anche in questo caso, è di offrire ai consumatori un più ampio margine di decisione e maggiori opportunità sulla scelta dei servizi finanziari e sui moderni sistemi di pagamento. Attraverso queste misure si consentirebbe prima di tutto lo sviluppo di nuovi schemi per far giungere alle imprese europee i finanziamenti. Inoltre, si svolgerebbe un ruolo chiave nell’attuazione del Green Deal europeo e della strategia industriale per l’Europa. Infine, si renderebbero le norme più sicure e si attenuerebbero i rischi legati alla tutela dei consumatori, al riciclaggio di denaro e alla criminalità informatica.

In particolare, la strategia per la finanza digitale ha la finalità di ridurre la frammentazione del mercato unico digitale e di garantire che le norme europee siano adeguate all’era dell’informazione. In questo modo i consumatori avrebbero accesso ai prodotti finanziari a livello transfrontaliero e le start-up delle tecnologie finanziarie potrebbero espandersi e crescere.

La strategia per i pagamenti al dettaglio mira a realizzare fondamentalmente un sistema pienamente integrato all’interno dell’Ue per facilitare i consumatori a effettuare operazioni di pagamento transfrontaliere immediate.

La proposta legislativa sulle cripto-attività mira a stimolare l’innovazione e a proteggere gli investitori dai rischi attraverso norme chiare per emittenti e fornitori di cripto-attività.

Infine, le proposte legislative sulla resilienza operativa digitale mirano principalmente a garantire che tutti i partecipanti al sistema finanziario godano delle salvaguardie necessarie per mitigare attacchi informatici e altri rischi.

L’importanza dell’adozione di questo pacchetto da parte della Commissione europea è confermato dal vicepresidente esecutivo per un’economia al servizio delle persone, Valdis Dombrovskis, secondo cui “il futuro della finanza è digitale. Durante il confinamento è grazie alle tecnologie digitali, come i servizi bancari online, che le persone hanno avuto accesso ai servizi finanziari. La tecnologia ha molto di più da offrire ai consumatori e alle imprese e dovremmo far nostra in maniera più proattiva la trasformazione digitale, attenuando allo stesso tempo i potenziali rischi“.

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