Covid-19, l’impatto della seconda ondata sui lavori delle istituzioni europee

Articolo
Camilla Palla
istituzioni

Di fronte a quella che oramai è a tutti gli effetti una nuova ondata pandemica, le istituzioni nazionali ed europee si trovano costrette a rivedere le modalità di svolgimento dei lavori istituzionali, con l’obiettivo di garantirne quanto più possibile il regolare proseguimento. I numeri registrati nelle ultime settimane in Belgio, e in particolare nella capitale europea Bruxelles, hanno infatti posto i vertici delle istituzioni europee di fronte alla necessità di dover adottare misure per proteggere tutti gli addetti ai lavori e salvaguardare lo svolgimento delle attività istituzionali.

Per quanto riguarda l’Europarlamento, in conferenza stampa il presidente David Sassoli aveva annunciato già la scorsa settimana un aumento significativo del numero di contagi. La plenaria di ottobre si è svolta in remoto e ad essere presenti in aula sono stati i soli deputati per cui era previsto un intervento. L’invito ad evitare spostamenti è stato indirizzato a tutti i parlamentari, e non solo rispetto alla plenaria, trasferita nuovamente da Strasburgo a Bruxelles. Nonostante questo, Sassoli si è detto soddisfatto nel riscontrare che l’attività parlamentare non abbia risentito della “non presenza fisica“. La sessione plenaria ha infatti registrato un record di interventi e votazioni a distanza. “Garantire la continuità democratica e fare in modo che le voci dei deputati possano essere ascoltate“, è la priorità indicata da Sassoli, che ha poi sottolineato che si continuerà a lavorare per “garantire che il Parlamento europeo rimanga aperto e possa continuare a svolgere le sue funzioni fondamentali“.

Lo stesso vale per i vertici europei in seno al Consiglio Ue: il vertice informale tra i capi di Stato e di governo che si sarebbe dovuto tenere a Berlino a metà novembre si terrà in videoconferenza su decisione della Cancelliera tedesca Angela Merkel. E lo stesso riguarderà i lavori consiliari delle prossime settimane: la riunione informale dei leaders Ue, prevista per il 29 ottobre, così come il vertice fra i ministri della Salute e l’Eurogruppo si terranno in modalità remoto e, da quanto emerge dall’agenda generale del Consiglio dell’Unione, lo stesso regime sarà applicato ai gruppi di lavoro minori.

La Commissione europea, allo stesso modo, non è riuscita a sfuggire all’aumento interno del numero dei casi: su 32.800 funzionari, alla metà di ottobre erano 230 quelli che risultavano positivi. E i vertici non sono esclusi da questa dinamica. La presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, ha presieduto il collegio dei commissari in modo virtuale, dopo la decisione di mettersi in auto-isolamento per un contatto con un membro del suo staff risultato positivo, decisione arrivata nel bel mezzo del Consiglio europeo.

Gli stessi interrogativi e lo stesso dibattito interessano ovviamente anche le istituzioni nazionali. In Italia, è di questi giorni il dibattito relativo a come portare avanti i lavori all’interno delle Camere per assicurare lo svolgimento delle attività e garantire il ruolo del Parlamento in un contesto in cui le decisioni vengono prese sempre più spesso ricorrendo a decreto d’urgenza. La digitalizzazione dei processi decisionali potrebbe dunque costituire un’alternativa fondamentale per garantire la rappresentatività democratica.

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