Pniec, i commenti della Commissione europea al Piano italiano

Articolo
Michele Masulli
Credit: Pixabay

Il Piano Nazionale Energia e Clima (Pniec) è il principale strumento di programmazione del sistema energetico italiano al 2030. Si articola in cinque dimensioni (decarbonizzazione, efficienza, sicurezza energetica, sviluppo del mercato interno dell’energia, ricerca, innovazione e competitività), per le quali fissa obiettivi al 2030 e misure di policy. Tra i primi, prevede la riduzione del 30% delle emissioni nei settori non-ETS rispetto al 2005 e un contributo delle fonti rinnovabili ai consumi finali lordi pari al 30%. Ma la Commissione europea, che ha sovrainteso al processo di elaborazione dei Pniec esprimendo raccomandazioni agli Stati membri, come giudica ora la versione finale del Piano italiano?

Per rispondere a questa domanda, è utile dare un’occhiata a uno Staff Working Document dell’esecutivo Ue, che svolge una valutazione del piano approvato dal governo italiano. In relazione alle nove raccomandazioni emesse per l’Italia nel giugno 2019, la Commissione ha ritenuto ampiamente accolta quella di incrementare gli obiettivi settoriali per le energie rinnovabili e di rafforzare le politiche e le misure. Rispetto alla bozza di Pniec, l’Italia ha aumentato lievemente la quota di energie rinnovabili nel settore del riscaldamento e raffrescamento e in quello dei trasporti. Quest’ultimo, in particolare, è decisamente ambizioso e si pone ben al di sopra dell’obiettivo comunitario (22% contro 14 al 2030).

Il Pniec finale contempla anche nuove misure di promozione delle comunità energetiche locali, dell’autoconsumo e della semplificazione amministrativa. Tuttavia, ha avvertito la Commissione, tali politiche potrebbero non bastare a conseguire il livello di ambizione proposto, in particolare oltre il 2022. L’Italia, inoltre, avrebbe parzialmente accolto la raccomandazione di aggiornare e ampliare le politiche e le misure di efficienza energetica. I contributi sia per l’energia primaria che per il consumo di energia finale sono rimasti in linea con i valori previsti dalla bozza e sono stati sufficienti per raggiungere l’obiettivo a livello Ue per il 2030.

Il piano include altresì la gran parte delle informazioni richieste sulle misure necessarie per conseguire i target di risparmio di energia, anche per gli edifici. E’ stato evidenziato un miglioramento notevole nelle informazioni riguardanti le misure proposte, mentre si lamenta l’assenza di dettagli su come gli strumenti saranno aggiornati o riformati. Nel campo della sicurezza energetica, l’esecutivo italiano avrebbe corrisposto in parte alla raccomandazione di delineare le misure a sostegno degli obiettivi di sicurezza energetica e di chiarire il ruolo del gas. In particolare, se da un lato risultano dettagliate misure e altrettanto precisi indicatori sulla flessibilità, tenendo conto della diversificazione, della risposta alla domanda e dello stoccaggio, dall’altro non si rilevano obiettivi o scadenze specifici. Il Pniec, nell’opinione della Commissione, fornisce anche una spiegazione limitata del contesto regionale, una volta valutati l’adeguatezza delle risorse nel settore elettrico, gli impatti dei meccanismi di remunerazione della capacità e l’eliminazione graduale delle centrali elettriche a carbone in termini di prezzi al consumo.

A riguardo dello sviluppo del mercato interno dell’energia, il Piano finale ha incluso ulteriori obiettivi, politiche e misure relative sia al mercato all’ingrosso che a quello al dettaglio, e ha promosso l’integrazione settoriale e delle energie rinnovabili e un ruolo attivo di prosumer e consumatori. Tuttavia, anche in questo caso, è stata segnalata la carenza di indicatori chiave di performance che siano robusti e misurabili.

Più forte, invece, è la critica della Commissione quando si parla di ricerca, innovazione e competitività. In questo ambito, l’Italia non avrebbe corrisposto alla raccomandazione di chiarire gli obiettivi nazionali e di finanziamento, che non risultano specifici e quantificati. Allo stesso tempo, i collegamenti con le priorità del SET (Strategic Energy Technology) Plan rimarrebbero deboli e il tema della competitività non sarebbe sviluppato adeguatamente. Al contrario, nel Pniec finale si sarebbe largamente affrontata la raccomandazione di elencare le azioni intraprese e quelle pianificate per eliminare gradualmente i sussidi energetici, in particolare quelli alle fonti fossili. È stato incluso un catalogo completo e quantitativo di quelli dannosi per l’ambiente e sono stati descritti i passaggi per eliminarli gradualmente.

L’Italia, inoltre, avrebbe accolto del tutto la raccomandazione di integrare l’analisi sulla qualità dell’aria e le emissioni di inquinanti atmosferici. Il piano contiene proiezioni di riduzione delle emissioni per gli inquinanti atmosferici principali, seguite da un elenco di misure volte a contribuire al miglioramento della qualità dell’aria. Solo parzialmente, invece, si sarebbe risposto ai rilievi sul rafforzamento della cooperazione regionale e alla raccomandazione di integrare meglio nel Piano gli aspetti riguardanti la just and fair transition.

Nel complesso, secondo la Commissione, le misure proposte nel Pniec appaiono in linea con gli obiettivi previsti. Pur senza specifiche sulla metodologia adottata, l’Italia ha fornito informazioni sul fabbisogno atteso di investimenti in tutti i settori e una stima quantitativa dei loro impatti macroeconomici. La valutazione complessiva ammonta a 1.194 miliardi di euro per il periodo 2017-2030, principalmente destinati al settore dei trasporti (759 miliardi), seguito dal settore residenziale (180 miliardi). Rispetto al fabbisogno di investimenti previsto dalla politiche attuali, si rivelerebbe necessario uno sforzo aggiuntivo pari a 186 miliardi nel periodo considerato. A questo proposito, la Commissione ha sottolineato il contributo importante per la ripresa economica dalla crisi Covid-19 che può venire da un robusto piano di investimenti pubblici nella transizione energetica. Sulla bontà dei rilievi sull’accoglimento o meno delle raccomandazioni europee, invece, non ci resta che monitorare la graduale implementazione delle misure contemplate nel Piano.

Ricopre attualmente il ruolo di Direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività (I-Com), dove è stato Research Fellow a partire dal 2017. Laureato in Economia e politica economica presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, successivamente ha conseguito un master in “Export management e sviluppo di progetti internazionali” presso la Business School del Sole24Ore. Attualmente è dottorando di Economia applicata presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Roma Tre. Si occupa principalmente di scenari energetici e politiche di sviluppo sostenibile, oltre che di politiche industriali e internazionalizzazione di impresa.

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