Il valore dell’automedicazione nella riqualificazione del Servizio sanitario nazionale. La tavola rotonda

Articolo
Maria Vittoria Di Sangro

Nell’auspicato processo di riqualificazione dell’assistenza territoriale risulta sempre più necessaria una rafforzata collaborazione tra medici di medicina generale (MMG) e farmacisti. Una sinergia funzionale tra queste due figure, soprattutto nell’ambito dell’automedicazione, garantirebbe una migliore assistenza al cittadino, alleviando la pressione sulle strutture extra-territoriali. E’ questo uno dei temi fondamentali su cui si basa la tavola rotonda organizzata da Federchimica-Assosalute in collaborazione con l’Istituto per la Competitività (I-Com) che si è svolta lo scorso 12 novembre. Qui il concept paper dell’evento.

Come è stato sottolineato durante l’incontro, il territorio, da sempre considerato erogatore di servizi extra ospedalieri, deve essere chiaramente indirizzato verso una nuova e razionale offerta di prestazioni, che configuri l’intervento ospedaliero come assistenza extra territoriale sempre più riservata alle patologie acute. Già dal 2008 con il decreto ministeriale firmato dall’allora ministro della Salute Livia Turco, e successivamente con il decreto Balduzzi, l’assistenza sanitaria territoriale è stata individuata come strumento cruciale per fronteggiare le sfide del Servizio sanitario nazionale. Queste direttive nazionali, però, hanno registrato un forte ritardo attuativo, con profonde differenze tra le diverse regioni del Paese.

Dalla tavola rotonda è emerso che, rispetto agli altri Stati europei, l’Italia ha un numero relativamente inferiore di medici di famiglia, che peraltro segue un trend decrescente negli ultimi anni. Secondo i dati Eurostat, nel 2018 erano 52.998, cioè meno di un dottore ogni 1.000 persone. Un dato, questo, che ci fa posizionare al quattordicesimo posto in Europa per rapporto tra medici di medicina generale e popolazione: i nostri 88 medici di base ogni 100.000 abitanti ci allontanano sempre di più dal Portogallo, che ne ha 269 ed è primo in graduatoria.

Durante l’incontro sono stati portati alla luce anche i dati emersi da un’indagine IQVIA, secondo la quale i medici di medicina generale (oltre che dichiarare di sentirsi “oberati” e “schiacciati dalla burocrazia”) durante la loro attività ambulatoriale dedicano il 24% del tempo alla gestione di piccoli disturbi e il 15% ad attività di prevenzione. Tutte funzioni che potrebbero essere alleggerite e coadiuvate da una collaborazione con la figura professionale del farmacista, senza mettere in discussione la centralità del suo ruolo di riferimento.

Questa sinergia valorizzerebbe entrambe le figure professionali. Il medico di medicina generale avrebbe più tempo da dedicare a pazienti fragili con patologie croniche o acute, mentre il farmacista, formato come consulente esperto per l’automedicazione, contribuirebbe significativamente ad alleggerire la pressione sul sistema.

Dall’iniziativa è emerso anche come sia centrale il supporto all’educazione del cittadino al ricorso responsabile all’automedicazione. Maggior benessere ha significato nel tempo maggior tutela della salute intesa non solo in termini di moltiplicazione di opportunità di cura, ma anche come responsabilizzazione individuale relativamente alla propria salute. Secondo una recente indagine Censis, per gli italiani “l’automedicazione non è un processo di emancipazione o liberazione dal sapere medico, piuttosto di crescente capacità di applicare in autonomia e responsabilmente le indicazioni ricevute da medico e farmacista”.

Però, proprio quando il ricorso all’automedicazione ha mostrato i suoi rilevanti benefici per le persone affette da piccoli disturbi, per il Servizio sanitario e anche per l’economia, è emersa la fragilità del singolo di fronte a una proliferazione incontrollata di flussi informativi non certificati.

Come hanno suggerito gli esperti intervenuti nella tavola rotonda, la sfida per il futuro dell’automedicazione è anche intervenire per fronteggiare la proliferazione incontrollata di informazioni e garantire ai pazienti un’informazione chiara, sintetica e fruibile. Nonostante questi rischi, la spesa pro-capite per farmaci senza obbligo di prescrizione smentisce ogni ipotesi di eccesso consumistico: in Italia nel 2019 è pari a 41 euro pro capite, circa la metà rispetto a quella di Francia, Germania e Regno Unito.

Nell’ambito dell’educazione sanitaria e dell’informazione al cittadino per un ricorso responsabile ai farmaci di automedicazione è stato riconosciuto il costante impegno di Assosalute, che da anni realizza campagne di educazione sanitaria per i giovani e mette a disposizione del cittadino fonti di informazioni certificate sul web. Ne è un esempio semplicementesalute.it.

Durante la tavola rotonda sono stati analizzati anche i risultati di uno studio tenuto da Cergas-Bocconi, da cui è emerso che un potenziale switch di alcune classi di farmaci dispensabili solo previa prescrizione medica a farmaci di automedicazione potrebbe generare un effetto socioeconomico positivo: si risparmierebbero da un lato, risorse economiche per il Servizio sanitario nazionale mentre dall’altro, tempo per i medici di medicina generale e per il cittadino/paziente stesso. Un’operazione controbilanciata dall’aumento della spesa dei contribuenti, che rimarrebbe comunque al di sotto della media europea.

In conclusione, i temi trattati hanno spaziato dalla carenza di medici di medicina generale all’importanza dell’educazione del cittadino, dal potenziale inespresso di figure di prossimità al cittadino (come quella del farmacista), al ruolo del comparto dell’automedicazione, senza mai perdere di vista l’obiettivo, ovvero offrire ai cittadini la migliore assistenza sanitaria possibile.

Risulta ragionevole, quindi, pensare che l’insieme di tutti gli elementi proposti innescherebbe un modello virtuoso di razionalizzazione e messa in valore delle risorse a vantaggio del sistema, delle figure professionali che vi operano, ma soprattutto, dei cittadini.

1 commento

  1. Sono s’accordo con la tesi espressa nell’articolo circa la valorizzazione delle figure intermedie che restano punti di riferimento indispensabili per il cittadino. La loro funzione un tempo centrale nella vita delle comunità è troppo spesso ingessata dalla burocrazia e dalle incombenze amministrative che sono costrette a sbrigare.
    Quindi il progetto che immaginava di creare studi medici aperti 24h, in cui i professionisti ruotassero, potendo usufruire di un aiuto segretariale comune, offrendo al cittadino un servizio efficiente e continuativo e costituendo inoltre un primo “triage” sembra rimasto per lo più sulla carta.
    E’ bene continuare a tenere i riflettori accesi su questi problemi che sono quelli che ognuno di noi prima o poi tocca con mano. Nessuno escluso.

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