Recovery Fund italiano, ecco le misure per la salute. Ma è polemica sulle risorse

Articolo
Maria Vittoria Di Sangro
Recovery fund

L’Italia sta procedendo, non senza polemiche e scontri, alla stesura e all’esame del Piano nazionale di ripresa e resilienza che dovrà dare attuazione al programma Next Generation Eu e alle risorse del Recovery Fund, varati dall’Unione europea per sostenere l’economia degli Stati membri flagellati dalla pandemia da Covid-19.

Grazie ai fondi stanziati dal Recovery Fund sarà possibile finanziare il programma di riforme e investimenti mirati al rilancio economico e sociale del nostro Paese, con un focus particolare sugli obiettivi di transizione sostenibile e digitale. Lo scopo ultimo è dare avvio a una ripartenza duratura e resiliente, in grado di sostenere il peso della grave eredità lasciata dalla crisi sanitaria ma anche di trasformare questa drammatica congiuntura in un’occasione di crescita equa e volta alla riduzione delle divergenze economiche fra gli Stati membri.

In attesa che si concluda l’esame, la bozza del Piano da 196 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti prevede sei aree di intervento, denominate “missioni”: digitalizzazione, infrastrutture per la mobilità, rivoluzione verde, inclusione di genere sociale e territoriale, salute, istruzione e ricerca, per un totale di circa 60 progetti.

La pandemia da Covid-19 ha reso evidente il valore universale della salute e la sua natura di bene pubblico fondamentale. Quali sono dunque gli obiettivi di investimento e riforma attualmente identificati nella missione Salute per l’utilizzo del Recovery Fund?

Gli investimenti in ambito sanitario, così come vengono presentati nella bozza, si articolano in due componenti: “Assistenza di prossimità e telemedicina”, per cui sono stati stanziati 4,8 miliardi, e “Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria”, a cui sono dedicati 4,2 miliardi.

La prima componente ha come obiettivo il potenziamento e l’orientamento del sistema sanitario verso un modello incentrato sui territori e sulle reti di assistenza socio-sanitaria. La prossimità è intesa come vicinanza ai bisogni dei cittadini, con la creazione di servizi integrati e incentrati sul bisogno della persona e della comunità. Il tutto attraverso percorsi di prevenzione e cura che coinvolgano attori pubblici e privati, per offrire una rete di assistenza resiliente ed efficace a tutti i cittadini, a prescindere dal contesto geografico e socio-economico. Ciò al fine di superare le debolezze dell’assistenza territoriale socio-sanitaria emerse e rivelatesi critiche nella gestione dell’emergenza da Covid-19, nonché l’ormai storica e strutturale disomogeneità della distribuzione territoriale di servizi sociali, sanitari e ospedalieri, spesso a svantaggio delle aree rurali e marginali del Paese (qui uno studio I-Com sull’assistenza territoriale).

Per conseguire tali obiettivi, la componente prevede due linee d’intervento: la prima dedicata al rafforzamento dell’assistenza sanitaria e della rete territoriale mentre la seconda è volta allo sviluppo di un modello di sanità pubblica ecologica (“One Health”) Salute, Ambiente e Sicurezza alimentare.

Nel primo caso, per il miglioramento dell’assistenza sanitaria e della rete territoriale, sono inclusi: l’integrazione complessiva dei servizi assistenziali socio-sanitari, la riorganizzazione della gestione dei servizi di cure domiciliari integrate e lo sviluppo e l’implementazione locale di un modello digitale dell’assistenza domiciliare integrata. Ma pure l’implementazione di presidi sanitari a degenza breve (Ospedali di comunità) che avranno una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero tramite la costituzione di Centrali Operative Territoriali e lo sviluppo capillare della rete di centri territoriali per il contrasto alla povertà sanitaria.

Nella seconda linea di intervento, che è invece mirata allo sviluppo di un modello di sanità pubblica ecologica, sono inclusi: l’istituzione di una rete del “sistema nazionale di prevenzione salute-ambiente e clima, SNPS”, il cui operato sarà integrabile con l’esistente Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA) e lo sviluppo del sistema di sanità pubblica veterinaria e sicurezza degli alimenti, con la definizione di un sistema integrato delle attività per la food safety ad alto contenuto tecnologico.

La seconda area d’azione della missione Salute, denominata “Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria”, si concretizza in tre linee di intervento. La prima riguarda l’ammodernamento tecnologico e digitale del sistema sanitario, con particolare attenzione al parco tecnologico, al rafforzamento del sistema emergenza-urgenza, agli interventi di integrazione ospedale-territorio e alla realizzazione di interventi regionali per l’evoluzione, il completamento e la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico. La seconda ha a che fare con il potenziamento delle attività di ricerca e trasferimento tecnologico. Un obiettivo raggiungibile con la messa a disposizione di voucher e con lo sviluppo di un ecosistema per l’innovazione nell’area “Salute”. Infine, la terza è volta al rafforzamento della formazione del personale sanitario con interventi mirati all’ampliamento dell’accesso ai percorsi di specializzazione dei neo-laureati in medicina e chirurgia e al potenziamento della formazione dei professionisti sanitari.

Per quanto riguarda gli investimenti in cui si concretizzano le due componenti della missione Salute, questi sono distribuiti su 5 linee di intervento per un ammontare complessivo di risorse pari a 9 miliardi di euro. Tutti gli investimenti del Piano saranno accompagnati da azioni di riforma, volte a rafforzare e rendere più sinergica la risposta territoriale, ospedaliera e della ricerca del Servizio sanitario nazionale.

Il primo obiettivo di riforma presentato nella bozza è l’istituzione di un’assistenza di prossimità, vicina ai bisogni dei cittadini, per consentire un’effettiva equità di accesso della popolazione alle cure sanitarie e sociosanitarie, attraverso la definizione di standard qualitativi e quantitativi uniformi, il potenziamento della rete dei servizi distrettuali, nonché il consolidamento di quella ospedaliera.

Il secondo scopo è la definizione di un nuovo assetto istituzionale di prevenzione Salute-Ambiente-Clima, per promuovere il benessere umano rispetto ai determinanti ambientali e ai cambiamenti climatici, in sinergia con lo sviluppo economico e sociale del Paese.

Il terzo oggetto di riforma è il rapporto tra Salute e Ricerca, che passerà per la rivisitazione del regime giuridico degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e delle politiche della ricerca afferenti al ministero della Salute. Si punterà, dunque, a sostenere la ricerca e a rafforzare le capacità di risposta del Servizio sanitario nazionale alle emergenze sanitarie, alla transizione epidemiologica e ai fabbisogni legati al quadro demografico.

L’ammontare delle risorse destinate alla sanità ha fatto però storcere il naso al ministro della Salute Roberto Speranza:“Porterò con forza la questione dell’aumento dei fondi per la sanità al Consiglio dei ministri”, dice Speranza, aggiungendo che la questione “non è di governance” (per la quale ribadisce la sua fiducia a Conte e ai ministri competenti), ma “una questione di merito” e per questo, dice, “chiederò con forza ulteriori risorse”, perché “la cifra di 9 miliardi deve assolutamente crescere.”

Per la sanità sono state attualmente stanziate il 4,3% delle risorse del Next Generation Eu. Una cifra decisamente inferiore rispetto a quella presentata nel piano sulla Sanità da 68 miliardi che aveva in mente il ministro e che prevedeva fondi per interventi di ammodernamento degli ospedali e il potenziamento della medicina territoriale da 25-30 miliardi.

Una questione sollevata con vigore anche da Anaao Assomed: “è chiaro che il Governo non ritiene, nemmeno ora, la sanità, specialmente quella ospedaliera, una priorità dell’agenda politica e sceglie di chiudere gli occhi davanti alle difficoltà storiche e alle evidenti falle strutturali, amplificate e messe a nudo dalla pandemia, di un SSN che non riesce più a garantire accessibilità, equità e qualità delle prestazioni erogate” esplicitano tramite comunicato stampa. “Se vogliamo tutelare la salute come ‘fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività’, come recita la Costituzione, non è possibile prescindere, come proposto dal Ministro Speranza, da un consistente incremento delle risorse, senza il quale il futuro di un Servizio sanitario pubblico e nazionale, e con esso il destino del diritto alla salute di tutti i cittadini, semplicemente non esiste” conclude Anaao Assomed.

A questo riguardo è intervenuto anche il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, secondo cui “la bozza va in Parlamento per essere arricchita e integrata. La cosa più urgente oggi è la governance, non la bozza. Il Pnrr è stato redatto per essere modificato e rafforzato: siamo nella fase di lavoro, in cui il dibattito è aperto“. Rimane quindi aperta la possibilità che le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale possano essere incrementate nelle prossime settimane.

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