Enea Tech, il team è al completo. Si parte!

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Giulia Palocci
enea tech

500 milioni di euro per investire in start-up e piccole e medie imprese innovative. Ma anche in spin-off universitari e centri di ricerca. E’ questa la dotazione iniziale del primo fondo italiano interamente dedicato al trasferimento tecnologico e gestito da Enea Tech, la fondazione istituita con il decreto Rilancio lo scorso 25 agosto e promossa dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, con la collaborazione di Enea. Si occuperà di promuovere investimenti e iniziative in materia di ricerca e sviluppo e trasferimento tecnologico a favore delle imprese operanti sul territorio nazionale. In pratica, l’intento è quello di costruire un ponte tra il mondo della ricerca e quello delle aziende per gestire al meglio le grandi sfide tecnologiche e produttive che ci apprestiamo a vivere, come pure ha sottolineato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Gian Paolo Manzella.

Si tratta di un progetto ambizioso che rientra nel quadro delle politiche nazionali ed europee per rilanciare l’economia e la competitività del Paese, nonché per stimolare la ripresa delle attività produttive. Operativa dall’11 novembre 2020 – data in cui Patuanelli ha firmato il decreto di nomina del presidente Anna Tampieri, direttore dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici del Cnr ed esperta di biomateriali, e del direttore Salvatore Mizzi, già amministratore delegato di Invitalia Ventures – la fondazione ha l’obiettivo di “intervenire alla base del sistema innovazione agendo esclusivamente in ambito precommerciale e pre-competitivo in quella che gli addetti al settore definiscono la ‘valle della morte’, accompagnando lo sviluppo d’innovazioni rilevanti dei centri di ricerca, delle piccole e medie imprese e degli spin-off” secondo quanto affermato dallo stesso ministro dello Sviluppo economico.

Le aree su cui la fondazione concentrerà i propri investimenti sono quattro e ognuna è stata affidata a un investment director con il compito di selezionare le realtà a cui destinare i fondi. Nello specifico, l’esperto di venture capital, start-up e investimenti green, Stefano Bernardi, gestirà l’area Green, Energy e Circular economy. L’Healtcare technology, invece, sarà guidata da Chiara Giovenzana, con un dottorato in bioingegneria, scienziata e imprenditrice con esperienza internazionale, nonché alumna della Singularity University, di cui ha curato la community globale. E ancora, l’esperto di geopolitica e investimenti tecnologici strategici, Alessandro Aresu (qui l’intervista del direttore della comunicazione I-Com Andrea Picardi durante una puntata della video-rubrica dell’istituto “A casa con“) dirigerà l’area dedicata al Deep tech mentre a Diva Tommei, imprenditrice con un dottorato in bioinformatica, è stato affidato il verticale dell’Information technology.

Il ministero dello Sviluppo economico ha deciso di completare il disegno di un innovation act tra i più importanti mai attuati in Italia per superare definitivamente un duplice fallimento di mercato più che decennale”, ha spiegato il direttore Mizzi nella sua conversazione con Maria Paola Frajese su Fomiche.net. Che ha poi continuato: “Si tratta di un modello nuovo per l’Italia, peraltro ripreso anche in Europa un paio di anni fa con la nascita di Eic, lo European innovation council. La strategia è investire solo su tecnologie di interesse strategico nazionale, attraverso investimenti diretti selettivi“. Il ruolo centrale, ha sottolineato il direttore, è rappresentato da un team di investimento autonomo, indipendente e, soprattutto, altamente professionalizzato, che permetterà al sistema per il trasferimento tecnologico di avere un nuovo attore sulla scena italiana (e non solo).

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