Gli effetti negativi della pandemia sui programmi di screening oncologico

Articolo
Maria Rosaria Della Porta
screening

La pandemia da Covid-19 ha comportato, tra le altre cose, forti ritardi nei programmi di screening oncologico. Nei mesi di marzo e aprile 2020, per via dello stato di emergenza, è stata registrata la sospensione di tutti i programmi a livello nazionale: pap test e HPV test, mammografie e controlli per il tumore del colon-retto. Da maggio le attività di prevenzione sono ripartite ma purtroppo i ritardi non sono stati colmati, con il rischio di compromettere pesantemente lo stato di salute complessivo della popolazione.

Secondo le stime, questi esami in meno significano lesioni tumorali non individuate pari a 2.793 carcinomi mammari, 2.383 lesioni pre-cancerose alla cervice, 1.168 carcinomi colorettali e oltre 6.600 adenomi avanzati del colon-retto.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS) che si è proposto di monitorare l’andamento dei programmi di screening durante la crisi sanitaria causata dal coronavirus.

La riduzione del numero di persone esaminate – si legge nel rapporto – dipende non solo dalla diminuzione del numero degli inviti, ma anche dalla tendenziale minore partecipazione nella fase immediatamente precedente il lockdown e successivamente alla riapertura. Un trend dovuto, almeno in parte, all’elevata percezione del rischio infettivo da parte degli utenti, che può scoraggiarli dal recarsi in strutture di tipo sanitario.

A questo si aggiunge che non è stato sempre possibile garantire una maggiore disponibilità di spazi fisici o di tecnologie (si pensi al maggior carico di lavoro dei laboratori che sono stati in parte o del tutto riconvertiti a supporto delle diagnosi dell’infezione da coronavirus) e anche la disponibilità del personale in alcuni casi fortemente limitata.

Per lo screening del tumore alla cervice, complessivamente, nei primi 9 mesi del 2020 è stata osservata una riduzione rispetto all’anno precedente di più di un milione di inviti (1.162.842) pari a una diminuzione percentuale del 40,5% e una propensione alla partecipazione ai programmi di prevenzione che si è ridotta del 17%. Pertanto, il numero di persone esaminate in meno rispetto al 2019 è complessivamente 540.705, ossia il 48,8% in meno, con ampie oscillazioni fra le regioni (Provincia autonoma di Bolzano -20,4%, Lombardia -68,5%).

Relativamente allo screening mammografico, si contano nei primi 9 mesi del 2020 più di 900.000 inviti in meno rivolti alla popolazione femminile nella fascia d’età tra i 50 e i 69 anni e sono oltre 600.000 in meno le donne che hanno eseguito la mammografia in screening rispetto allo stesso periodo del 2019, pari a una riduzione del 43,5%. Si registra, dunque, una diminuzione della propensione alla partecipazione a tale programma pari al 21% rispetto al 2019.

Infine, per quanto riguarda lo screening colorettale, complessivamente tra gennaio e settembre 2020 si osserva una riduzione di quasi 2.000.000 di inviti rispetto all’anno precedente, pari al 42% e sono quasi un milione in meno le persone che hanno eseguito il test (FIT o Sigmoidoscopia) nei primi 9 mesi del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. La riduzione in questo caso è stata del 52,7%. Tali numeri significano che, rispetto al 2019, nel 2020 la propensione alla partecipazione si è ridotta relativamente del 20%.

Appare, dunque, fondamentale mettere in atto azioni mirate per ripristinare il livello di attività di screening oncologico e incentivare la partecipazione della popolazione, che in tutti e tre i programmi sembra essersi ridotta sensibilmente, al fine di non correre il rischio di perdere il vantaggio di una diagnosi precoce.

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