Le priorità (e le sfide) della presidenza portoghese dell’Ue

Articolo
Camilla Palla
presidenza

Il primo gennaio è iniziato il semestre di presidenza dell’Ue del Portogallo, che l’ultima volta ha ricoperto questo ruolo nel 2007, anno dell’approvazione del testo del Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1 dicembre 2009). A lasciargli il testimone la Germania, che negli ultimi sei mesi ha portato a casa importanti risultati: dal bilancio pluriennale ai negoziati sul Recovery Plan, passsando per l’accordo sulla Brexit.

Quali saranno, dunque, le sfide e le priorità della presidenza portoghese? In primo luogo, promuovere e sostenere la ripresa dell’Europa attraverso la spinta fornita dalle transizioni verde e digitale. In secondo luogo, rafforzare il pilastro sociale come elemento chiave per garantire che tale ripresa sia basata sull’inclusività, la solidarietà e la coesione. Infine, un punto fondamentale è la dimensione esterna dell’Unione e, più in particolare, la volontà di rafforzare l’autonomia strategica europea, pur mantenendola aperta alla cooperazione internazionale.

Queste tre priorità saranno declinate nella pratica in cinque differenti aree di azione: Europa resiliente, Europa verde, Europa digitale, Europa sociale ed Europa globale.

PROMUOVERE LA RIPRESA EUROPEA

Il punto di partenza consiste senza dubbio nel dare esecuzione a tutti gli strumenti finanziari messi a disposizione dall’Ue, ora disponibili per gli Stati membri: dal nuovo quadro finanziario pluriennale al Recovery Fund e al relativo Recovery and Resilience Facility. Si tratta di strumenti fondamentali per uscire dalla crisi e porre le basi per una crescita che sia sostenibile e che porti con sé la creazione di nuovi posti di lavoro. In questo senso i piani nazionali per la ripresa saranno il primo passo.

Alla dimensione finanziaria si affiancherà quella industriale. La protezione e la promozione dell’autonomia europea attraverso lo sviluppo di una strategia industriale che tenga al centro le piccole e medie imprese e che promuova catene europee del valore sono le azioni alla base di tale processo. La riduzione della dipendenza esterna dell’Ue in materia di beni e tecnologie critiche dovrà essere realizzata attraverso la diversificazione della produzione interna e delle catene di approvvigionamento verso l’esterno. Inoltre, un’attenzione fondamentale sarà dedicata ai settori maggiormente colpiti dalla crisi come, ad esempio, il turismo e il comparto creativo.

Il tutto dovrà avvenire nel rispetto dei valori fondamentali del Vecchio continente, con un continuo monitoraggio e promozione dello stato di diritto e della democrazia nell’Unione. Ma anche assicurando la lotta a ogni forma di discriminazione e la protezione dei cittadini. In tal senso è importante anche ricordare il Patto per l’immigrazione e l’asilo approvato lo scorso autunno, con lo scopo di creare un approccio comprensivo e integrato a livello europeo nel pieno rispetto dei diritti umani.

UN’EUROPA LEADER NELL’AZIONE PER IL CLIMA

In linea con gli obiettivi della Commissione europea, il clima sarà uno dei pilastri su cui fondare la ripresa del continente. In questo campo, una priorità è dare attuazione al Green Deal e a un modello economico che sia a impatto zero e resiliente. Il primo passo consisterà nell’approvazione della prima Legge europea sul clima, che renderà l’Europa un continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, attraverso il primo step al 2030, con una riduzione delle emissioni di CO2 di almeno il 55%. La transizione punta alla realizzazione di un’economia competitiva e indipendente dal carbone, che promuova l’innovazione e garantisca la sicurezza energetica.

UN’EUROPA DIGITALE AL SERVIZIO DEI CITTADINI E DELLE IMPRESE

Il digitale sarà la seconda forza trainante per la ripresa economica europea. Si tratta di una transizione che mira a coinvolgere trasversalmente una grande varietà di settori, da quello industriale alla salute, dalla ricerca e innovazione alla mobilità. Protezione, maggiore accesso e competitività sono le parole chiave per garantire a cittadini e imprese di poter beneficiare delle tecnologie digitali e rendere più efficienti le società e le economie europee.

UN MODELLO SOCIALE EUROPEO

La dimensione sociale assume per la presidenza portoghese un’importanza cruciale, tanto da voler organizzare un summit europeo a Porto (indicativamente il prossimo maggio) per dare un nuovo slancio, soprattutto dal punto di vista politico, all’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali e il relativo piano d’azione. Salario minimo, sviluppo di nuove competenze, uguaglianza di genere e lotta alla povertà sono solo alcune delle azioni chiave in questo ambito.

UN’EUROPA APERTA AL MONDO

Infine, anche a fronte dei recenti cambiamenti a livello di politica internazionale e delle sfide in ambito commerciale e sanitario, l’affermazione dell’Unione quale attore chiave su scala globale rientra tra gli obiettivi della nuova presidenza. Tra i target, il rafforzamento dei partenariati per lo sviluppo, il rilancio del dialogo con gli Stati Uniti e le future relazioni con il Regno Unito. Inoltre uno degli obiettivi di Lisbona consiste nell’intensificare il dialogo con l’India in campo politico, economico e commerciale: un incontro dei leader europei con il primo ministro indiano, Narendra Modi, è previsto per il prossimo maggio.

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