Covid-19, ecco i punti del Consiglio europeo

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Camilla Palla
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Si sono riuniti lo scorso 21 gennaio in videoconferenza i leader dei 27 Paesi membri dell’Unione nel corso di un meeting informale del Consiglio europeo, per fare il punto sull’aggravarsi della situazione Covid in Europa e identificare una risposta coordinata per la gestione delle prossime settimane. All’ordine del giorno la gestione degli spostamenti e delle frontiere, i piani di vaccinazione e la diffusione delle nuove varianti del virus, mutuo riconoscimento dei test e certificati vaccinali.

Di fronte all’aggravarsi dei numeri (di contagi, ricoveri e decessi) e alla comparsa di nuove varianti del virus, la questione della libera circolazione degli individui è stata posta al centro del dibattito. “Frontiere interne aperte a beneficio del mercato unico“, ha ribadito la Commissione. Tuttavia, verranno introdotte misure volte alla limitazione dei viaggi non essenziali, con l’obiettivo di contenere la diffusione del virus. La chiusura delle frontiere, sia esterne che interne resta un’estrema ratio per il Consiglio, una misura da ritardare il più possibile per non danneggiare ulteriormente il mercato interno. Una nuova mappatura in zone verrà introdotta la prossima settimana, con l’introduzione di aree rosso scuro, che vedranno l’obbligo di test e quarantena. Senza dubbio la necessità di assicurare una maggiore coordinazione a livello europeo è la priorità.

Troppo presto, invece, per il tanto discusso passaporto vaccinale, ossia un certificato sanitario digitale che attesterebbe l’avvenuta vaccinazione e sarebbe riconosciuto a livello europeo. Fortemente voluto dai Paesi tradizionalmente votati al turismo quali Grecia, Spagna e Malta, il certificato potrebbe consentire lo spostamento senza limitazioni all’interno dei confini europei. Tuttavia è ancora prematuro pensare a una tale soluzione, che rischia allo stato attuale di provocare comportamenti discriminatori tra cittadini europei.

Un punto importante riguarda l’approvazione da parte del Consiglio della raccomandazione, messa sul tavolo dalla presidenza tedesca lo scorso dicembre, relativa al reciproco riconoscimento dei risultati dei test antigenici e molecolari in Ue. Allo stesso modo, un forte consenso si è creato attorno all’ambizioso programma sulle vaccinazioni proposto dalla Commissione: il 70% della popolazione entro l’estate, ha detto il presidente Ursula von der Leyen. Non sono mancate polemiche e forti critiche nei confronti delle aziende farmaceutiche responsabili della distribuzione dei vaccini – in particolare Pfizer – sui tempi e le modalità di consegna delle dosi nel rispetto degli impegni presi in precedenza.

E nel frattempo la Banca centrale europea ha chiesto agli Stati membri di accelerare la stesura e la presentazione dei piani nazionali di ripresa, per fronteggiare la crisi almeno dal punto di vista economico. L’Italia è entrata tra i 16 Paesi ad aver presentato alla Commissione la bozza del piano di riforme per accedere Recovery Fund. Tuttavia, a detta del commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, è richiesto un ulteriore sforzo in termini rafforzamento della bozza, in particolare rispetto alle riforme e agli obiettivi.