ITsArt per la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano

Articolo
Giusy Massaro
ItsArt

E’ nata ITsArt, la piattaforma digitale della cultura promossa dal ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. E’ partecipata per il 51% da Cassa depositi e prestiti (Cdp), che vi ha investito 10 milioni di euro mentre il restante 49 da Chili tv, che si occupa di distribuzione di servizi audiovisivi e che al progetto ha contribuito con 9 milioni di euro, includendo tecnologia, cassa e competenze del management. Lo scopo è portare il patrimonio artistico italiano dentro la televisione, ma anche sugli schermi dei cellulari, su tutti gli altri dispositivi mobili e sul web. La piattaforma offrirà, attraverso un cartellone virtuale, contenuti sia live che on demand, attraverso una modalità di fruizione all’avanguardia, allo scopo di attrarre un target solitamente poco attento e avvezzo a questa materia.

I contenuti on demand verranno di volta in volta caricati e aggiornati e resteranno disponibili per un po’ di tempo. Ad essi si potrà accedere dalla tv così come dal telefonino e saranno confezionati dai vari enti del patrimonio culturale italiano (teatri, musei, ecc.) o da partner che hanno a disposizione archivi digitali e produzioni proprie, mentre ITsArt – in qualità di piattaforma di distribuzione – li raccoglierà e li metterà a disposizione del pubblico.

I contenuti live, invece, riguarderanno non solo la possibilità di seguire in diretta uno spettacolo con il pubblico, ma anche la possibilità di guardare una performance dal vivo, senza pubblico e registrata in digitale.

Alcuni materiali caricati su ItsArt saranno gratuiti – con inserzioni pubblicitarie – mentre altri saranno a pagamento secondo un modello “pay-per-view”: in questo caso si avrà la possibilità di acquistare un biglietto integrato digitale con il quale sarà possibile decidere di assistere a uno spettacolo dal vivo fisicamente (quando sarà nuovamente possibile farlo) o, alternativamente, di seguirlo dal proprio cellulare.

La piattaforma dovrebbe essere operativa entro marzo con un cartellone iniziale di un centinaio di contenuti e un pubblico stimato, nel medio periodo, intorno a un milione di spettatori. Gli standard minimi in relazione alla visualizzazione digitale verranno definiti nelle prossime settimane, ma si sta già lavorando anche alla definizione dei prodotti per valutare quali player coinvolgere.

Insomma, si tratta di un primo passo verso la digitalizzazione del patrimonio culturale del nostro Paese volta a garantire un’accessibilità a 360°, che va dalla conservazione – a beneficio soprattutto delle future generazioni – alla condivisione, dall’inclusione sociale a una più ampia divulgazione della sua ricchezza ed eterogeneità.

Questa iniziativa rappresenta un passo importante che si aspettava da tempo e a cui la pandemia, nostro malgrado, ha provveduto a dare una bella spinta. Teatro, musica, cinema, danza, musei, mostre e arti visive rappresentano una forma di svago quanto mai preziosa in un momento in cui il Covid costringe tutti a una vita ritirata. Inoltre, sfruttare le opportunità che digitale e tecnologia (ancora una volta) offrono diventa una sfida improrogabile.

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