Btp Green, l’Italia alla prova della finanza verde

Articolo
Michele Masulli
Credit: Pixabay

È stato un successo il debutto del Btp Green, il titolo di Stato italiano volto al finanziamento di spese con un impatto ambientale positivo. Alla prima tranche i titoli emessi sono ammontati a 8,5 miliardi di euro, ma la domanda ha superato gli 80 miliardi. Si tratta di una cifra record: è la più grande emissione inaugurale di obbligazioni sovrane verdi dell’Eurozona. I Btp, collocati attraverso un sindacato costituito da cinque lead manager (BNP Paribas, Crédit Agricole Corp. Inv. Bank, Intesa Sanpaolo S.p.A., J.P. Morgan AG e NatWest Markets N.V.) a cui si è affidato il ministero dell’Economia e delle Finanze, presentano lunga scadenza (30 aprile 2045) e un tasso di interesse annuo dell’1,5% circa (12 punti base al di sopra del Btp con scadenza marzo 2041) pagato in due cedole semestrali.

Gli obiettivi della transizione ecologica richiedono una mobilitazione notevole di risorse economiche da destinare agli impianti di produzione di energia, alle infrastrutture energetiche e di trasporto, al settore industriale, al patrimonio edilizio e non solo. La stessa comunicazione della Commissione europea sullo European Green Deal ipotizza che il conseguimento degli obiettivi al 2030 in materia di clima ed energia richieda investimenti supplementari nell’ordine di 260 miliardi di euro l’anno, equivalenti a circa l’1,5% del Pil dell’Unione nel 2018. È una stima prudenziale che non tiene conto, ad esempio, del fabbisogno di investimenti per l’adattamento climatico o per la tutela della biodiversità o per far fronte ai costi sociali della transizione, e che pure impone un flusso costante di risorse e prolungato nel tempo (in questo caso si fa riferimento al 2030, ma lo stesso ragionamento è valido per il raggiungimento della neutralità climatica al 2050).

Appare chiaro, quindi, come le finanze pubbliche degli Stati e il bilancio europeo siano insufficienti da soli a promuovere infrastrutturazione di rete, sviluppo di capacità di produzione di energia rinnovabile e avanzamento delle tecnologie green nella misura richiesta dagli ambiziosi traguardi della trasformazione energetica. Sono necessarie, invece, sinergie profonde tra pubblico e privato che portino all’attivazione di quanti più canali di finanziamento possibili. Anche per questo la Commissione europea ha promosso una consultazione pubblica su una “Renewed Sustainable Finance Strategy”, capace di lanciare ai mercati finanziari segnali di lungo periodo in grado di potenziare gli investimenti verdi e di raccogliere il 30% dei 750 miliardi di euro del Next Generation Eu tramite l’emissione di green bond.

La finanza verde assume un ruolo sempre più importante. Nel 2020 il mercato globale dei green bond ha raggiunto i 400 miliardi di dollari, a partire dai 290 miliardi dell’anno precedente, con una leggera prevalenza dei collocamenti del settore pubblico sulle emissioni dei soggetti privati. Si prevede anche che nel 2021 i titoli verdi dei governi possano attestarsi attorno ai 350 miliardi di dollari. Si stima, inoltre, che nel 2020 in Italia le emissioni sostenibili del settore privato abbiano superato i 15 miliardi di euro.

In questo contesto si inserisce l’emissione del Btp Green, sulla base di quanto disposto dalla legge di Bilancio 2020 e in coerenza con il “Green Bond Framework”, ossia il Quadro di riferimento per le emissioni dei Btp Green elaborato dal ministero dell’Economia e delle Finanze. A proposito degli obiettivi ambientali da perseguire attraverso le obbligazioni verdi, fa riferimento a quelli contemplati dalla Tassonomia europea delle attività sostenibili, e cioè la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’uso sostenibile e la protezione delle risorse idriche e dell’ambiente marino, la transizione a un’economia circolare, la prevenzione e il controllo dell’inquinamento, la protezione, il miglioramento e il ripristino della biodiversità, degli ecosistemi e dei servizi ambientali.

Le spese da finanziare, inoltre, devono rientrare in uno dei seguenti ambiti dello sviluppo sostenibile: le fonti rinnovabili elettriche e termiche, l’efficienza energetica, la prevenzione e il controllo dell’inquinamento, l’economia circolare, la tutela dell’ambiente e della diversità biologica e la ricerca. Parte consistente delle risorse dovrebbe essere destinata alla decarbonizzazione dei trasporti, responsabili per circa un quarto delle emissioni nazionali. Si immagina, in questo modo, che i titoli verdi possano avere un impatto favorevole su sette dei diciassette obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Al contrario, non risultano ammissibili le attività riguardanti combustibili fossili, compreso il gas, quelle minerarie e nucleari, oltre agli impianti energetici, inclusi quelli alimentati a biomasse, che presentano livelli di CO2 superiori a 100 grammi per KWh. Per quanto concerne l’idrogeno non si evidenzia una scelta privilegiata nei confronti di alcune delle “colorazioni” con cui la sua produzione viene caratterizzata. Tuttavia, permane anche in questo caso il limite emissivo di 100 grammi di CO2 per KWh, che in sostanza non rende possibile il finanziamento di idrogeno “grigio”, quello prodotto a partire da fonti fossili. Vengono escluse altresì le spese per contratti militari, produzione di prodotti del tabacco, bevande alcoliche e gioco d’azzardo. Attraverso questi paletti, si mira a contenere il cosiddetto rischio di “greenwashing”.

Le spese ammissibili saranno relative al triennio 2018-2021, pertanto aggiuntive rispetto ai progetti previsti nel Recovery Plan che potranno ammontare a 35 miliardi di euro. Molto, tuttavia, dipenderà dall’accoglienza del mercato che, come riportato, è stata in questa fase molto positiva. L’obiettivo è altresì diversificare le fonti di finanziamento, incrociando l’interesse di fondi e investitori interessati alla finanza sostenibile e che attualmente non detengono titoli di debito italiano.

Il Btp riservato alla sostenibilità è stato strutturato, inoltre, in conformità con i Green Bond Principles dell’International Capital Market Association, lo standard principale a livello internazionale (e verrà rivisto sulla scorta di eventuali suoi aggiornamenti) e con la bozza di Eu Green Bond Standard. Presentato il 1° marzo in una Global Investor Call, il nuovo titolo viene quotato per gli investitori istituzionali su MOT e MTS, mentre per i risparmiatori retail sarà possibile acquistare sul mercato secondario.

Sono diversi gli Stati europei che man mano si stanno orientando verso la vendita di obbligazioni sovrane verdi. La Germania lancerà sul mercato due nuovi bond, il Green Bund ad agosto 2031 e il Green Bund ad agosto 2050. Mentre la Francia ha annunciato un nuovo Green OAT a 20 anni. Si prevede che anche Spagna, Austria e Slovenia emetteranno i loro primi green bond.

Ricopre attualmente il ruolo di Direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività (I-Com), dove è stato Research Fellow a partire dal 2017. Laureato in Economia e politica economica presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, successivamente ha conseguito un master in “Export management e sviluppo di progetti internazionali” presso la Business School del Sole24Ore. Attualmente è dottorando di Economia applicata presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Roma Tre. Si occupa principalmente di scenari energetici e politiche di sviluppo sostenibile, oltre che di politiche industriali e internazionalizzazione di impresa.

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