Pubblica amministrazione e Ict. A quanto ammonta la spesa italiana? L’indagine dell’AgID

Articolo
Giusy Massaro
ict

In un anno a dir poco difficile, caratterizzato dal proliferare di strategie di ripresa nelle quali il tassello centrale è sempre stato la digitalizzazione, la pubblica amministrazione si è distinta per il dato positivo registrato nella spesa Ict: secondo le stime contenute nel recente rapporto condotto dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), questa voce ha raggiunto un valore complessivo di 6,2 miliardi di euro nel 2020 con un aumento del 4,3% rispetto ai 5,96 miliardi di due anni fa. Si tratta di una ripresa iniziata proprio nel 2019 quando, con un’inversione di tendenza rispetto al passato, tutti i comparti della pubblica amministrazione hanno fatto registrare una performance positiva su questo tema. Un trend peraltro confermato anche nelle previsioni per l’anno che si è concluso ormai da qualche mese.

In particolare, nella pubblica amministrazione centrale (Pac), che rappresenta il principale comparto in termini di incidenza sulla spesa Ict complessiva, la dinamica positiva è dovuta ai piani di trasformazione digitale pluriennali intrapresi, all’aumento degli investimenti destinati a progetti e servizi It e all’evoluzione di reti e infrastrutture. Quanto alla pubblica amministrazione locale (Pal), invece, dopo il blocco degli investimenti che ha caratterizzato gli anni fino al 2017, ha ripreso a puntare su progetti di e-government mentre le regioni si sono concentrate su quelli di rinnovo dei data center in ottica Cloud e sulla realizzazione delle reti a banda ultra larga.

Il comparto sanità ha mostrato un andamento (crescente) costante nel tempo e ci si aspetta che resterà tale negli anni a venire, considerata anche l’esigenza di ottimizzare la governance a livello regionale per la gestione dell’emergenza pandemica.

Infine, il settore dell’education ha registrato, invece, un andamento più sostenuto, probabilmente per effetto del recente incremento dei fondi destinati a scuole e università per abilitare la didattica a distanza e, più in generale, per lo svolgimento da remoto di tutte le attività per far fronte all’attuale situazione emergenziale.

Il report, inoltre, mostra i risultati di un’indagine che ha coinvolto un panel di 73 enti e che dà conto del processo di trasformazione digitale negli enti della pubblica amministrazione. In particolare, la survey si concentra sul livello di adozione di tecnologie digitali volte a creare un sistema più efficiente e a ottimizzare l’accesso e l’uso dei servizi da parte di cittadini e imprese. Le regioni, rispetto alle pubbliche amministrazioni locali, mostrano un grado di interattività sicuramente superiore, con riguardo sia ai servizi ai cittadini, sia a quelli alle imprese. Dall’analisi emerge come non superi il 29% il numero di enti locali in grado di erogare alla comunità servizi interamente online: da questo punto di vista si tratta principalmente di servizi relativi ai trasporti (ZTL, servizi di parcheggio, di bike e car sharing, trasporti extraurbani ecc.) e di servizi che rientrano nella categoria istruzione, cultura e sport (iscrizioni scolastiche e a corsi sportivi, su cui soprattutto i comuni hanno investito molto).

Un dato interessante è poi quello emerso sul tema del cloud: la razionalizzazione del patrimonio Ict, il consolidamento dei data center e l’adozione progressiva del paradigma del Cloud computing rappresentano specifiche azioni trasversali della strategia per la crescita digitale del Paese.

La spesa in servizi cloud è in crescita in tutti i comparti: complessivamente la pubblica amministrazione centrale ha un valore di spesa più elevato che è pari a 22 milioni di euro nel 2018 e una crescita prevista nel 2019 del 23%. Le regioni prevedono un aumento del 13% nel 2019, mentre nelle amministrazioni locali le dinamiche sono più positive, ma con un valore complessivo di spesa più contenuto. La pubblica amministrazione centrale (Pac), inoltre, è quella che al momento spende di più in cloud anche in termini relativi, con una spesa dichiarata pari all’11,8% di quella totale in Ict, mentre per regioni e pubblica amministrazione locale (Pal) questo valore scende rispettivamente al 3,7 e 3,3%.

Sul tema della sicurezza, infine, sebbene la spesa in termini percentuali sia più in linea tra amministrazione centrale, regioni e locali (rispettivamente 5,8%, 4,1% e 3,2% della spesa Ict totale), in termini organizzativi gli enti locali presentano una situazione ancora poco matura. E, soprattutto, nella maggior parte di essi manca un dipartimento specifico dedicato.

Il report propone, infine, un indice di Digital Readiness indicativo del grado di preparazione degli enti che hanno partecipato alla rilevazione, e quindi il loro avanzamento lungo il percorso di innovazione digitale. L’indice, dunque, li classifica in quattro cluster: Digital Starter, a cui appartengono quelli che hanno ancora molta strada da fare per arrivare alla piena digitalizzazione di attività e processi (8% del panel), Growing, di cui fanno parte quelli che stanno compiendo sforzi significativi per aumentare il grado di digitalizzazione dei servizi offerti, ma presentano ancora molte aree di miglioramento (40%), Advanced, che include le istituzioni pubbliche più evolute il cui livello di digitalizzazione è vicino all’eccellenza (45%) e, infine, Digital leader, dove si posizionano gli enti che presentano il massimo livello di digitalizzazione (7%).

L’indagine condotta dall’Agid, in conclusione, sottolinea la necessità di riconsiderare quali debbano essere gli elementi determinanti per una “buona” programmazione e realizzazione di piani di investimento e di spesa da destinare all’innovazione digitale e come ancora molto ci sia da fare. Soprattutto in tema di cybersecurity, dove le iniziative appaiono ben lungi dall’essere mature, di Cloud, il cui utilizzo, sebbene molto diffuso, appare ancora poco orientato a un supporto concreto ed efficace delle attività degli enti pubblici.

A tal proposito, una serie di osservazioni. La prima, in base alla quale i dati dimostrano come le regioni siano più rapide nel percorrere la roadmap della Digital Innovation in coerenza con gli investimenti sostenuti recentemente per ampliare la gamma di servizi disponibili a cittadini e imprese, per innovare reti e data center e per rafforzare i sistemi di cybersecurity. E la seconda: le amministrazioni centrali, pur essendo caratterizzate da una situazione complessivamente evoluta, mostrano significative aree di miglioramento (come, ad esempio, l’accessibilità dei servizi) mentre gli enti locali appaiono ancora fortemente in ritardo, a causa soprattutto della bassa adozione relativa a modelli e tecnologie abilitanti, in particolare nell’area della cybersecurity.

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