Perché le relazioni tra Stati Uniti e Unione europea ripartono dal clima

Articolo
Camilla Palla
relazioni

Dopo quattro anni di tensioni nelle relazioni tra Stati Uniti e Unione europea, sembra affermarsi una nuova fase di cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico. La visita a Bruxelles di John Kerry, inviato speciale di Joe Biden sul clima, conferma questo trend, rilanciando il dialogo su uno dei temi più delicati per i rapporti Usa-Ue: la transizione ecologica.

La precedente amministrazione degli Stati Uniti guidata da Donald Trump si era infatti distinta per una linea di politica estera caratterizzata dal rifiuto del multilateralismo e, conseguentemente, dal raffreddamento dei rapporti con l’Unione europea. A contribuire erano stati l’uscita da vari organi collegiali in seno alle Nazioni Unite, il ritiro dall’accordo sul nucleare con l’Iran e l’uscita dall’Accordo di Parigi sui cambiamenti Climatici.

Lo scorso 19 febbraio, a meno di due anni di distanza dall’addio, la nuova amministrazione americana di Biden ha annunciato il rientro degli Stati Uniti nella Convenzione sul Clima, avviando così una nuova fase di dialogo con i partner internazionali ed europei. Il rilancio delle relazioni tra Usa e Ue era chiaro in realtà già dallo scorso dicembre, quando è stata presentata la proposta di una “Nuova agenda transatlantica per il cambiamento globale”. L’iniziativa prevede la creazione di un partenariato che copre 4 settori distinti: lotta globale al Covid-19, promozione della democrazia e dello Stato di diritto, innovazione e cooperazione in campo digitale su scala globale e ovviamente il contrasto ai cambiamenti climatici.

Rispetto a quest’ultimo punto, la proposta dell’Unione europea si fonda sulla realizzazione di una serie di iniziative congiunte che includono commercio e finanza sostenibile, tecnologie verdi, lotta alla deforestazione e riduzione globale delle emissioni di CO2.

Se da un lato l’Unione europea si è già dotata di una strategia ambiziosa a lungo termine, il ben noto Green Deal, che punta ad una trasformazione radicale del continente in climaticamente neutrale, gli Stati Uniti hanno rinnovato il loro impegno a livello internazionale con il nuovo ingresso negli Accordi di Parigi, ma senza presentare di fatto una strategia comprensiva sulle azioni da intraprendere per far sì che gli obiettivi per il 2050 possano realizzarsi.

Un punto delicato riguarda l’introduzione di un sistema per lo scambio delle quote di carbonio a livello federale, e la relativa fissazione di prezzi e imposte. Su questo punto la Commissione ha già chiarito che nel caso in cui ciò non avvenga, l’Ue procederà all’introduzione di una tassa sul carbonio alle frontiere europee, per tutelare il mercato interno nel suo adattamento agli obiettivi climatici per il 2030.

Questo e altri temi sono stati oggetto della visita dell’ex segretario di Stato Kerry, che ha definito il 2020-2030 il “decennio dell’azione”. L’inviato speciale di Biden ha partecipato alla riunione settimanale del Collegio dei Commissari, incontrato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, l’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell noncé il vicepresidente della Commissione e commissario per il Green Deal Frans Timmermans. Il prossimo appuntamento chiave del 2021 sarà la COP26, forse la più significativa dalla famosa COP21 di Parigi, prevista per il prossimo novembre e in programma a Glasgow in Scozia.

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