Usa, ecco il Rescue Plan di Biden da 1.900 miliardi di dollari

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Thomas Osborn
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Il presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden ha annunciato l’approvazione del maxi-piano di aiuti e sostegni mirato a rilanciare l’economia statunitense. Con i dati dei contagi che non sembrano rallentare, il voto favorevole del Congresso americano ha dato il via libero al Rescue Plan da 1.900 miliardi di dollari contenente aiuti anti-Covid destinati a famiglie, imprese, lavoratori, riapertura scuole e campagna vaccinale.

L’OK DEFINITIVO DEL SENATO

Dopo giorni di trattative e prove di accordo, il “sì” di Capitol Hill al Rescue Plan è arrivato con 220 voti a favore. Una maggioranza risicata formata da tutti i democrats tranne uno, che si è unito al fronte repubblicano insieme ai 210 voti contrari. Nonostante una campagna elettorale presidenziale caratterizzata dalla volontà di trovare un dialogo trasversale e l’unità nazionale per affrontare la pandemia, Biden non è riuscito a incassare un voto di sostegno dell’opposizione in nessuno dei due rami del Parlamento. Alle celebrazioni della speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, che ha definito il piano “storico e trasformativo”, il capogruppo repubblicano Kevin McCarthy ha risposto denunciando eccessi di spesa e di interventi governativi, sentenziando il fallimento del piano con un netto “la storia vi condannerà”.

L’ostacolo principale al via libera definitivo era rappresentato dalla necessità di trovare un accordo interno ai Dem su alcuni temi chiave, ritenuti tuttavia divisivi. Rispetto al testo approvato la scorsa settimana alla Camera, l’accordo raggiunto al Senato prevede l’estensione della durata dei sussidi di disoccupazione, che ora saranno garantiti fino al 6 settembre, ma contemporaneamente anche il loro ridimensionamento da 400 a 300 dollari a settimana. È stata inoltre raggiunta un’intesa per rendere i primi 10.200 dollari del 2020 non tassabili per le famiglie con redditi inferiori ai 150.000 dollari all’anno.

LE MISURE DEL “BAZOOKA”

Nonostante le difficoltà e le discussioni interne al partito, i democratici hanno rivendicato la vittoria e il successo del disegno di legge che determina la spesa del governo contro la pandemia e la crisi economica. In particolare, un dato incoraggia i democratici: secondo i sondaggi di Pew Research, il Rescue Plan di Biden conta sull’appoggio di almeno il 70% degli elettori e, secondo gli esponenti Dem, la manovra contiene numerose delle loro convinzioni fondamentali: dai sostegni alle fasce della popolazione maggiormente colpite dalla crisi al nuovo piano su infrastrutture fisiche e digitali, oltre alla grande enfasi su impatto ambientale e transizione energetica alle fonti rinnovabili.

Dei quasi 2.000 miliardi totali, circa 800 sono destinati agli aiuti e ai pagamenti rivolti alle famiglie americane, con misure che includono anche assegni una tantum da 1.400 dollari a persona per nuclei con redditi individuali fino a 75.000 dollari e di coppia fino a 150.000. A questi si aggiunge la già citata estensione dei sussidi straordinari federali di disoccupazione, che complessivamente valgono 246 miliardi, e il rafforzamento dei crediti d’imposta per i figli minorenni che impiegherà 143 miliardi con l’obiettivo di ridurre la povertà anzitutto tra giovanissimi e comunità di colore. Nella trattativa tra le due anime del partito, ovvero quella più moderata e quella più radicale guidata dal senatore Bernie Sanders, è invece rimasta tagliata fuori dal Rescue Plan la proposta di quest’ultimo che prevedeva il raddoppio del salario minimo federale a 15 dollari l’ora.

AIUTI PER AZIENDE E RISTORANTI

Oltre agli aiuti alle famiglie e ai consumatori, il Rescue Plan prevede anche sostegni alle imprese, piccole e medie, e al comparto della ristorazione. Sono stati autorizzati 59 miliardi per le aziende di dimensioni ridotte, circa 25 miliardi per ristoranti e bar e 15 miliardi per il settore degli eventi dal vivo. Di particolare rilievo è anche lo stanziamento di altri 7,25 miliardi di dollari per il Paycheck Protection Program, che offre prestiti a fondo perduto alle piccole imprese e ad altre organizzazioni colpite dalla pandemia. Questi saranno tuttavia concessi solo se almeno il 60% del denaro è usato per sostenere le spese salariali mentre la restante cifra deve essere destinata agli interessi sui mutui, agli affitti e alle utenze, o alle attrezzature di protezione personale. Infine, il sistema dell’istruzione riceverà 176 miliardi, in larga parte per riaprire in sicurezza le scuole, e quasi 60 miliardi saranno destinati al sistema dei trasporti.

SOSTEGNO ALLA CAMPAGNA VACCINALE

Con il preoccupante avvicinamento alla soglia dei 30 milioni di contagiati da Covid, gli Stati Uniti continuano a presentare uno dei quadri peggiori per quel che riguarda il contenimento del virus. Secondo quanto emerge dai dati resi noti dalla Johns Hopkins University, il dato dei deceduti sta per raggiungere quota 550.000 con circa 60 000 nuovi contagi al giorno.

La necessità di correre ai ripari, oltre alla volontà di ribadire la fiducia nella scienza e nel sistema sanitario, ha quindi spinto Biden a includere nel Rescue Plan lo stanziamento di 123 miliardi per la lotta al Covid-19, tra tamponi, attrezzature sanitarie e produzione e distribuzione di vaccini. Nel tentativo di intensificare la crociata contro il virus, il presidente statunitense, dopo aver già indicato che entro maggio ci saranno vaccini a sufficienza per i 260 milioni di americani adulti, ha anche confermato il raddoppio dell’ordine per il vaccino monodose di Johnson & Johnson. In questo modo sarà raggiunto un totale di 200 milioni di dosi. Con un annuncio alla Casa Bianca insieme agli amministratori delegati di J&J e Merck, Biden ha definito l’alleanza per la produzione del vaccino “uno sforzo eroico, patriottico, una collaborazione storica quasi senza precedenti, come in tempi di guerra”.

Ma le notizie incoraggianti sembrano estendersi anche oltre i confini degli Stati a stelle e strisce, con Biden che ha sottolineato il proprio impegno internazionale e l’intenzione di voler condividere con il resto del mondo l’eventuale surplus di vaccini, in quanto “non saremo definitivamente sicuri finché tutto il mondo non lo sarà”.