Covid-19 e lavoro, l’impatto della pandemia sull’occupazione nel 2020

Articolo
Domenico Salerno
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È passato poco più di un anno da quando l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte istituiva il primo lockdown nazionale per arginare la diffusione della pandemia di Covid-19. Da quel momento l’Italia, e non solo, è andata avanti tra aperture e chiusure che hanno minato duramente la tenuta del tessuto economico nazionale. Le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria hanno costretto interi settori economici a operare a singhiozzo o addirittura alla completa inattività (come quello dell’intrattenimento dal vivo). In questo scenario milioni di lavoratori italiani, soprattutto chi non poteva beneficiare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, si sono trovati nell’impossibilità di svolgere la propria attività e con l’incubo di non trovare una nuova occupazione.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat, nel quarto trimestre dello scorso anno, a causa del Covid-19, l’input di lavoro (misurato dalle ore lavorate) ha fatto registrare una diminuzione dell’1,5% rispetto al trimestre precedente e del 7,5 rispetto al quarto trimestre 2019. Se osserviamo i dati in termini tendenziali è possibile notare come l’occupazione abbia continuato a seguire una parabola discendente ed è arrivata a ridursi di 414.000 unità rispetto al quarto trimestre di due anni fa (-1,8%). Nonostante si registri un lieve aumento dello 0,7% dei dipendenti a tempo indeterminato (98.000), a preoccupare è soprattutto il crollo del numero di dipendenti a termine, che ha fatto registrare un -12,3%, (-383.000 lavoratori) e di quelli indipendenti (-2,4%).

Dall’indagine emerge che il settore maggiormente colpito dal calo occupazionale nel corso del 2020 è quello legato ai servizi, che fanno segnare una riduzione media annuale del 2,7% rispetto al 2019. Nonostante un lieve recupero tra il terzo e il quarto trimestre dello scorso anno si sono persi circa 358.000 posti di lavoro rispetto agli ultimi tre mesi del 2019. In forte controtendenza, in questo caso, è il settore delle costruzioni, che non sembra aver subito l’impatto negativo del Covid-19. Il comparto ha vissuto una crescita media annuale dell’occupazione tra il 2019 e il 2020 dell’1,39%. Da questo punto di vista, in tutti i settori economici il calo medio annuale tra il 2020 e il 2019 ha raggiunto l’1,95%, che corrisponde a circa 456.000 lavoratori.

Altro dato molto interessante contenuto nel documento pubblicato dall’Istat riguarda la variazione degli occupati tra il 2019 e il 2020 nei grandi comuni italiani. Tra le città principali del Paese, Messina è l’unica a far registrare un dato positivo con un aumento degli occupati dell’1,65%. Il comune che, invece, ha subito maggiormente l’impatto del Covid-19 è stato Catania, che nello scorso anno ha perso quasi un decimo degli occupati (9,97%).

I dati rilevati durante il 2020 segnano una contrazione dell’occupazione mai registrata nel nostro Paese prima d’ora. A complicare ulteriormente lo scenario interverrà, alla fine del mese di marzo, anche la fine del blocco dei licenziamenti istituito dal precedente governo. È quindi necessario che la politica acceleri sulla campagna vaccinale e sulla revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, allo stato attuale, sembrano essere gli unici rimedi a questa emorragia di posti di lavoro. In caso contrario, il 2021 potrebbe addirittura risultare peggiore dell’anno precedente con il rischio di assestare un duro colpo che l’economia italiana, già stremata dopo un anno di pandemia, difficilmente potrebbe sopportare.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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