Appalti, le proposte dell’Antitrust per il governo Draghi. Favorevoli e contrari

Articolo
Giulia Palocci
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Sospendere il codice degli appalti del 2016 e applicare la normativa europea in materia. Ma anche procedere con la specializzazione delle stazioni appaltanti e la rapida digitalizzazione delle procedure. Sono queste le proposte in tema di appalti e opere pubbliche contenute nella segnalazione che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha inviato al presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi. Il documento si fonda sulla necessità di riformare una disciplina che ha dimostrato negli anni le sue fragilità e che rischia oggi di impedire al nostro Paese di cogliere al meglio le opportunità derivanti dall’erogazione dei fondi del Next Generation Eu. Una proposta dirompente, che non tutti in queste ore hanno dichiarato di condividere. E’ il caso ad esempio del presidente di Acer – l’associazione che rappresenta i costruttori di Roma – Nicolò Rebecchini (qui la sua intervista per “A casa con”) mentre l’avvocato e professore di Legislazione delle opere pubbliche Arturo Cancrini è da sempre tra i sostenitori di questa teoria (qui una conversazione con Formiche.net).

IL MERCATO DEGLI APPALTI PUBBLICI E IL RECOVERY FUND ITALIANO

Secondo l’Antitrust, la revisione complessiva del codice in una fase così delicata e complessa metterebbe a rischio le possibilità di investire in maniera efficiente le risorse del Recovery Fund. Basti pensare che gli appalti pubblici rappresentano l’11% del nostro prodotto interno lordo (il 13 di quello dell’Unione europea) e che nel nostro Paese “la spesa pubblica canalizzata attraverso i contratti pubblici è pari a circa il 20% del totale e accrescerà in futuro“. Il tempo stringe ed è rimasto meno di un mese e mezzo per arrivare alla data di scadenza per la consegna dei piani nazionali, fissata dalla Commissione europea il prossimo 30 aprile. Un periodo chiaramente non sufficiente per un riesame dell’intero codice (o di sue parti).

LE PROPOSTE DELL’ANTITRUST

Nello specifico il presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli ha presentato due proposte sul tema che a suo avviso, se applicate, permetterebbero all’Italia di non perdere il treno del Next Generation Eu. La prima, da percorrere nel breve periodo, suggerisce di sospendere in via temporanea la disciplina attualmente vigente e di predisporne una speciale basata sulle fonti primarie, ossia le direttive europee del 2014 in materia di gare pubbliche. In questo modo, secondo l’autorità, “sarebbe possibile superare una serie di criticità” e assicurare l’alleggerimento degli oneri amministrativi e burocratici derivanti dalla sola applicazione delle direttive dell’Unione. Per garantire e tutelare la legalità delle gare pubbliche, inoltre, il documento suggerisce la creazione di una struttura volta a vigilare esclusivamente su tali opere. Una sorta di comitato, insomma, costituito da risorse economiche, umane e tecniche in grado di “fungere da centro di raccordo, elaborazione e diffusione delle informazioni provenienti dalle istituzioni chiamate a vigilare sui profili specifici delle gare pubbliche“.

L’ANNOSA QUESTIONE DELLA REVISIONE DEL CODICE

La seconda proposta è, invece, di più ampio respiro. La sospensione della disciplina degli appalti proposta dal presidente Rustichelli non può (e non dovrà) essere definitiva, bensì temporanea. Fugato ogni dubbio sulla necessità di riformare la materia, la revisione dovrà essere “improntata a una serie di principi che dovrebbero modernizzare le sue previsioni, al fine di semplificare le regole e favorire così il rapido dispiegamento degli investimenti pubblici“. A tal proposito, il primo suggerimento dell’autorità è l’eliminazione di tutte le disposizioni che impongono oneri non necessari, più elevati o in contrasto con quelli previsti dalle direttive europee. Ad esempio, le misure sul subappalto, che ostacolano soprattutto le piccole e medie imprese, quelle sul cosiddetto “subappalto a cascata” ma pure l’obbligo generalizzato di mettere a gara opere dotate di progetto esecutivo. Un provvedimento, quest’ultimo, che ha creato non poche difficoltà soprattutto nel caso delle amministrazioni locali, spesso non in possesso delle competenze tecniche per poter realizzare al proprio interno la progettazione esecutiva.

LA SPECIALIZZAZIONE DELLE STAZIONI APPALTANTI E LA DIGITALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE

La riforma del codice dei contratti pubblici deve essere accompagnata, però, da due azioni indispensabili: la specializzazione delle stazioni appaltanti e la digitalizzazione delle procedure. Nel primo caso, l’Antitrust propone di dare attuazione alle disposizioni sulla qualificazione delle stazioni appaltanti e degli operatori economici in modo da delineare un insieme di standard che definiscano la qualità dei committenti. Ma non è tutto. Questi cambiamenti devono però essere affiancati dallo sviluppo di strumenti procedurali innovativi. Da questo punto di vista, nella segnalazione viene evidenziata l’esigenza di far confluire tutte le informazioni inerenti ai contratti pubblici nella piattaforma digitale predisposta dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) per avviare quel processo di digitalizzazione che non può più essere rimandato. In pratica, si tratta di una serie di misure che, secondo l’Antitrust, “consentirebbe di aggregare la domanda dei committenti pubblici e di aumentare l’efficienza nello svolgimento delle procedure di gara sfruttando le professionalità migliori“.

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