Lo stato del sistema idrico italiano (e la sfida della sostenibilità)

Articolo
Thomas Osborn

La Giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite e celebrata ogni anno il 22 marzo, offre la possibilità di analizzare il valore economico e sociale di questa preziosissima risorsa naturale e dell’insieme dei servizi a essa collegati. Il tema scelto quest’anno è “Valorizzare l’acqua” un’indicazione che, nel significato più ampio, si lega alla tutela di questo bene comune in tutte le sue forme. In un mondo che viaggia sempre più velocemente su binari diretti verso uno sviluppo sostenibile e un maggior rispetto della natura, grande attenzione – anche in Italia – viene posta sui temi degli sprechi e della qualità del sistema idrico.

LA QUALITÀ DEL SISTEMA IDRICO ITALIANO…

La qualità del sistema idrico, e la fornitura stessa dell’acqua, vengono valutate con indicatori che vanno dalla composizione chimica alle interruzioni della fornitura, passando per altri elementi quali l’odore, il sapore e la limpidezza. I dati per il 2020 presentati nell’ultimo rapporto Istat fanno emergere un quadro complessivo rassicurante, sebbene siano ancora presenti forti disomogeneità su tutto il territorio nazionale. Quasi nove famiglie italiane su dieci nel 2020 hanno dichiarato di essere allacciate alla rete idrica comunale e si ritengono molto o abbastanza soddisfatte del servizio. Il livello di soddisfazione è molto alto nelle regioni del Nord, dove la percentuale raggiunge anche il 90% mentre per il Centro e il Sud la quota sfiora appena l’80%, con regioni come la Calabria e l’Abruzzo che presentano livelli di soddisfazione particolarmente preoccupanti. Nella prima il 30,4% della popolazione si dichiara poco soddisfatto e solo l’8,5 molto soddisfatto, mentre nella seconda le percentuali sono del 16,5 contro il 13,7%. Ancora più negativi sono i dati che riguardano le isole, dove già da tempo ci sono noti rischi collegati alla desertificazione e alle scarse piogge: complessivamente solo il 75% delle famiglie si dichiara contento del servizio ricevuto in Sicilia e Sardegna.

Altrettanto frammentato è il dato che riguarda l’irregolarità nell’erogazione dell’acqua nella propria abitazione. Sebbene il dato nazionale di persone che lamentano irregolarità nel servizio sia in netto miglioramento da anni (siamo passati dal 17 del 2003 all’8,8% del 2020), circa due terzi delle famiglie che denunciano questo disservizio vivono nelle regioni del Mezzogiorno e nelle isole. Anche in questo caso la Calabria detiene la quota più elevata, con quasi il 40% delle famiglie che lamenta l’inefficienza del servizio, seguita dalla Sicilia con il 22%.

… E LA QUALITÀ DELL’ACQUA

Secondo i dati Istat, il 28,4% delle famiglie italiane ancora non si fida da bere l’acqua del rubinetto. Sebbene l’indicatore sia diminuito progressivamente nel tempo (era circa 40,1% nel 2002), forte anche delle numerose campagne di sensibilizzazione sul tema della sicurezza delle acque, le pessime condizioni delle tubature contribuiscono ad alimentare questa diffidenza tra la popolazione. Circa il 60% della rete nazionale ha più di 30 anni e il 25% addirittura oltre 50.

SOSTENIBILITÀ E LOTTA ALLA PLASTICA

I temi relativi alla qualità dell’acqua e all’efficienza dei sistemi idrici sono anche al centro degli obiettivi contenuti nell’Agenda 2030 dell’ONU. In particolare, l’obiettivo SDG 6 del documento programmatico delle Nazioni Unite richiama l’attenzione sulla crisi idrica globale, sottolineando l’importanza di “garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie”.

Di grande importanza è dunque la lotta agli sprechi, nella quale però l’Italia presenta dati allarmanti: il 47,6% dell’acqua prelevata viene dispersa e quindi sprecata. Secondo le analisi del Libro Bianco “Valore acqua 2021”, la causa di questo dato è da attribuire alle falle nel nostro sistema idrico, che è di fatto un colabrodo. Il 42% delle perdite avviene proprio nella rete di distribuzione, contro una media europea del 23%.

Altrettanto importante in termini di sostenibilità è il contrasto alla plastica monouso, che, sotto forma di bottiglie e bicchieri, riempie discariche e contamina i nostri mari. Nonostante la qualità dell’acqua nella rete idrica nazionale sia molto elevata, e malgrado le numerose campagne ambientaliste di sensibilizzazione sul tema, gli italiani si confermano i più grandi compratori al mondo di acqua minerale in bottiglia con 200 litri pro capite consumati all’anno contro una media europea di 118 litri. Ancora oggi più della metà della popolazione continua ad acquistare acqua nelle bottiglie in pet, un dato che ha addirittura segnato una crescita del +2% nei fatturati dei rivenditori durante i mesi della pandemia. Il pet è di gran lunga la plastica per bevande più usata ma, dei 115 miliardi di bottiglie prodotte con questo materiale ogni anno in Europa, solo una piccola percentuale viene riciclata (in Italia meno di una bottiglia su tre). Una buona notizia arriva però dal nostro Parlamento, dove l’approvazione nel 2020 di un emendamento promosso dal vicepresidente della commissione Ecomafie, Andrea Ferrazzi, ha consentito già ad alcuni marchi di lanciare sul mercato le prime bottiglie in pet riciclato al 100%.

L’ECONOMIA DELL’ACQUA IN ITALIA

L’acqua non rappresenta solo un bene essenziale per la vita, per la natura e per il benessere dei cittadini, ma è anche un vasto campo economico sia in termini di incassi che di investimenti.

Osservando il settore del ciclo idrico nel suo complesso da un punto di vista dei fornitori, si rileva un fatturato in aumento del 4,4% in media all’anno nel periodo 2013-2019 e un valore totale che ha raggiunto i 21,4 miliardi di euro. Negli stessi anni nel settore si è osservata anche una crescita significativa sotto il profilo occupazionale con una tendenza annuale pari a 1,7%. Spostando l’attenzione sui consumatori, i dati Istat segnano una spesa media mensile delle famiglie per la fornitura di acqua nell’abitazione di 14,62 euro, pressoché invariata rispetto al 2018.

I dati sul sistema idrico, tuttavia, segnalano la necessità di nuovi investimenti anche da parte dello Stato per far fronte ai numerosi sprechi e per rinnovare la rete infrastrutturale ormai obsoleta. L’Italia, pur avendo una base industriale e tecnologica all’avanguardia, è al terzultimo posto nella classifica europea per investimenti in questo settore, davanti solo a Malta e alla Romania, con una spesa di soli 40 euro per abitante l’anno contro una media europea di 100.

Per il nostro Paese una risposta potrebbe essere contenuta nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, nel quale sono previsti investimenti per contrastare la vulnerabilità climatica. Il 21% del territorio nazionale è attualmente a rischio di desertificazione e in alcune aree nei mesi estivi e autunnali la mancanza d’acqua mette a rischio l’agricoltura e altre attività economiche, oltre che creare problemi a numerose famiglie. Un ulteriore segnale che indica una rinnovata attenzione sul tema viene dal Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG) che, nel richiedere al governo un testo unico che tuteli questa risorsa preziosa per le generazioni future, ha ufficializzato la proposta di candidatura dell’Italia a ospitare la decima edizione del World Water Forum del 2024.

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