L’economia dell’eurozona tra l’incubo lockdown e le prospettive per il 2021


Articolo
Domenico Salerno
euro

La terza ondata della pandemia ha fatto ripiombare l’Europa per l’ennesima volta nell’incubo lockdown e ha costretto, di conseguenza, migliaia di attività economiche (o perlomeno quelle che erano riuscite a riaprire) ad abbassare di nuovo le saracinesche. Lo scorso 29 marzo l’Istat, in concerto con l’Istituto di studi e previsione economica tedesco (Ifo) e l’Istituto svizzero KOF, ha pubblicato “L’Euro-Zone Economic Outlook”, un rapporto che analizza l’andamento dell’economia nell’area euro nell’ultimo trimestre del 2020 e nel primo del 2021.

Il documento evidenzia come nel quarto trimestre dell’anno scorso il prodotto interno lordo dell’eurozona sia diminuito dello 0,7%, portando il risultato complessivo annuale al -6,6%. Il principale contributo alla riduzione del Pil nel periodo di riferimento è rappresentato dal calo dei consumi privati (-3%). Gli effetti sulle economie dei vari Paesi del Vecchio continente sono stati però piuttosto eterogenei. Italia e Francia, ad esempio, hanno visto diminuire la propria ricchezza nazionale rispettivamente dell’1,9 e dell’1,4% mentre Spagna (+0,4%) e Germania (+0,3%) hanno fatto registrare una lieve crescita. La differenza nelle performance economiche degli Stati va ricercata, oltre che nella diversa situazione macroeconomica di partenza, nelle varie misure adottate dai governi, molto stringenti nei Paesi più penalizzati.

Per quanto riguarda i primi mesi dell’anno in corso, se osserviamo i dati contenuti nel rapporto, è possibile notare come a gennaio la produzione industriale sia aumentata dello 0,8% rispetto a dicembre 2020. Contrariamente a quanto emerso nel trimestre precedente, Francia e Italia sono stati i Paesi in cui si è registrata la crescita più accentuata mentre in Spagna e Germania la produzione si è contratta, anche se di poco.

Dall’inizio di marzo in poi la situazione pandemica ha iniziato a peggiorare quasi in tutta l’eurozona con una ripresa delle misure di contenimento in alcuni Stati. Ad ogni modo, questi effetti negativi dovrebbero avere, secondo l’analisi, un impatto solo transitorio sull’economia. Da questo punto di vista, le previsioni stimano un aumento congiunturale dell’1,6% della produzione industriale nel primo trimestre 2021. La crescita dovrebbe continuare, seppur a un ritmo più contenuto, anche nel secondo trimestre, quando si attesterà su un +1,2%, e nel terzo trimestre (+1,3%).

Il sottoutilizzo della capacità produttiva e l’elevata incertezza sull’evoluzione della pandemia influenzeranno negativamente pure la ripresa degli investimenti. Nel primo trimestre quelli fissi lordi manterranno un andamento congiunturale debole (+0,2%) per poi accelerare nei due trimestri successivi (rispettivamente +1,5% e +1,9%). Un dato, questo, favorito dall’avvio dell’utilizzo dei fondi del programma Next Generation Eu e dall’avanzamento delle campagne di vaccinazione. In diminuzione anche i consumi privati, che dovrebbero far registrare un -1,5% nel primo trimestre a causa delle nuove misure di contenimento, ma si attende un rimbalzo nel secondo e terzo trimestre, rispettivamente dell’1,8 e del 2,19%.

Le previsioni pagano un’elevata incertezza determinata dalla ripresa dei contagi in molti Paesi europei e dal procedere a rilento delle campagne vaccinali. L’arrivo dei fondi del Next Generation Eu dovrebbe però sostenere la ripresa nell’area euro a partire dal terzo trimestre del 2021. Inoltre, i segnali di miglioramento dell’economia statunitense e cinese costituiscono uno stimolo per la crescita globale. Nel complesso il Pil dell’eurozona dovrebbe ridursi dello 0,4% nel primo trimestre 2021 per poi recuperare un +1,5% nel secondo e un +2,2 nel terzo.

Direttore Area Digitale dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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