Lo sviluppo sostenibile delle città e l’agenda al 2030 delle Nazioni Unite

Articolo
Giusy Massaro

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con i suoi diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG dall’inglese Sustainable Development Goals), prevede un quadro ambizioso e completo che apre nuove prospettive per il processo decisionale e la cooperazione internazionale. Sebbene siano stati fatti passi avanti nella sua attuazione, gli sforzi attuali sono ancora molto lontani dagli obiettivi fissati per i prossimi dieci anni. Obiettivi fondamentali, ancor più oggi, per una ripresa che porti a economie più verdi e inclusive e Paesi più forti e resilienti.

L’UNECE (United Nations Economic Commission for Europe) ha individuato 4 aree su cui diversi dei 17 obiettivi convergono. Si tratta di: 1. Uso sostenibile delle risorse naturali; 2. Città sostenibili e intelligenti per tutte le età; 3. Mobilità sostenibile e connettività intelligente; 4. Misura e monitoraggio dei progressi verso gli SDG. Nell’ambito del secondo filone, l’UNECE ha di recente pubblicato lo studio “People-Smart Sustainable Cities”, raccomandando un approccio allo sviluppo sostenibile “basato sulle città”, che, in quanto fulcro della vita economica, sociale e culturale, possono affrontare contemporaneamente molteplici obiettivi di sostenibilità e offrire risposte più rapide e pratiche alle relative sfide. Se si considera che quattro miliardi di persone popolano le città del mondo e che, secondo la Banca Mondiale, nel 2050 saranno il doppio fino a rappresentare il 70% della popolazione, si capisce come lo sviluppo sostenibile delle città sia una questione chiave per porre le basi di un futuro vivibile per l’ecosistema urbano.

Per svolgere questo importante ruolo, le città devono innanzitutto confrontarsi con alcuni trend globali: fenomeni quali la globalizzazione, l’urbanizzazione, l’invecchiamento della popolazione, le sfide ambientali, i rischi naturali e tecnologici, le disparità geografiche, ma anche la transizione digitale e le crisi che nel tempo inevitabilmente si susseguono, influenzano fortemente il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, ma al contempo offrono nuove opportunità. Le città sono dunque chiamate a mettere in atto un intervento di policy smart, che non si traduce in un insieme prestabilito di strategie con risultati attesi, ma piuttosto in un processo continuo ed esplorativo volto a trovare soluzioni nuove e innovative e a sviluppare una cultura di governance aperta e agile che faciliti apprendimento, adattamento, creatività, innovazione e co-creazione e che supporti modelli di business innovativi. Al tempo stesso, bisogna essere in grado di non prendere importanti decisioni di investimento basate semplicemente su pratiche precedenti, infrastrutture esistenti o interessi radicati, cosa che produrrebbe incolmabili inefficienze. Fondamentale è, invece, sviluppare un approccio basato sull’evidenza che renda possibile e semplice identificare cosa funziona e cosa no ed agire di conseguenza, evitando così costosi lock-in e status quo.

Una città sostenibile è in grado di impegnarsi in maniera sistematica e significativa con i cittadini, gli attori del settore privato e gli altri stakeholder. In questo senso, le nuove tecnologie, la digitalizzazione, gli open data, l’open government e l’e-government sono tutti aspetti che aiutano le autorità a rendere le informazioni più accessibili e consentono ai cittadini di partecipare più facilmente al processo decisionale.
Naturalmente, molte questioni riguardanti le città richiedono in realtà una collaborazione multilivello e orizzontale, anche a livello internazionale. Ciò implica un coordinamento oltre i confini comunali e nazionali, una cooperazione transfrontaliera internazionale tra città e agglomerati urbani, nonché lo scambio di informazioni ed interoperabilità di standard e protocolli.

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