Energia sostenibile, a che punto siamo nel mondo

Articolo
Giusy Massaro
Close up of crystal globe resting on grass in a forest - environment concept

Sono molte le iniziative intraprese a livello mondiale dal lancio dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’energia è un elemento centrale per quasi tutte le sfide e le opportunità più importanti che il mondo si trova ad affrontare: lavoro, sicurezza, cambiamento climatico, produzione alimentare o aumento dei redditi sono tutti traguardi che in qualche modo la includono. Insomma, l’energia sostenibile rappresenta un’enorme opportunità. Ed è proprio per questa ragione che uno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Onu ha a che fare con essa.

Ad oggi il mondo non è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo numero 7, ossia “Garantire l’accesso a un’energia economica, affidabile, sostenibile e moderna per tutti”. Secondo l’International Energy Agency, la quota di persone con accesso all’elettricità è aumentata dall’83% del 2010 al 90% nel 2019. Tuttavia, ci sono 759 milioni di persone che ne sono prive. L’area più critica resta quella sub-sahariana, dove ancora 570 milioni di persone non hanno accesso alla corrente elettrica, circa i tre quarti del totale. E questo nonostante i progressi compiuti, in particolare negli ultimi anni. A tal proposito, a partire dal 2010 l’elettrificazione tramite soluzioni decentralizzate basate sulle energie rinnovabili è progredita in maniera significativa: il numero di persone connesse alle mini-reti è più che raddoppiato tra il 2010 e il 2019, passando da 5 a 11 milioni di persone mentre tra il 2016 e il 2019 20 milioni di persone in più hanno avuto accesso ai sistemi solari off-grid, raggiungendo i 105 milioni complessivi. Di queste, il 45% vive nei Paesi dell’Africa sub-sahariana.

Purtroppo, considerando le proiezioni, le politiche attuali e l’impatto del Covid, al 2030 saranno ancora 660 milioni le persone nel mondo a cui non sarà garantito l’accesso all’elettricità. Occorre, senza dubbio, accelerare mettendo in campo e attuando misure straordinarie.

L’obiettivo comprende però anche altri aspetti, tra cui l’accesso a sistemi di cottura puliti. Si pensi che addirittura il 34% della popolazione mondiale (2,6 miliardi di persone) utilizza tecnologie inefficienti e combustibili inquinanti, con conseguenze drammatiche per l’ambiente, lo sviluppo economico e, soprattutto, la salute, in particolare di donne e bambini. Secondo le stime, questa percentuale dovrebbe scendere entro il 2030 a circa il 28% ed è, per questo motivo, oggetto di maggior preoccupazione nell’ambito dell’obiettivo di sviluppo sostenibile numero 7.

Anche in questo caso, la maggiore gravità si registra nei Paesi sub-sahariani, dove il deficit di accesso è cresciuto costantemente negli ultimi 20 anni e dove vive quasi 1 di quei 2,6 miliardi di individui. In alcuni di Paesi dell’area (Congo, Etiopia, Madagascar, Mozambico, Niger, Tanzania e Uganda) non si raggiunge neanche il 5% della popolazione in quanto ad accesso a sistemi di cottura puliti. Anche su questo tema, dunque, urge un’accelerazione soprattutto negli investimenti, pubblici e privati.

Meno preoccupazione destano sicuramente le energie rinnovabili, che hanno conosciuto una crescita senza precedenti nell’ultimo decennio e che hanno inoltre dimostrato enorme resilienza durante l’emergenza dovuta alla pandemia. Ciononostante, non ci si può affatto dire soddisfatti, dato che la quota delle rinnovabili nel consumo totale di energia finale è appena il 17%, non molto di più dell’anno precedente. Le proiezioni di IRENA, però, promettono, attraverso il supporto di un sempre maggiore sostegno politico e continue riduzioni di costo, il raggiungimento di una quota pari al 28% entro il 2030.

Un altro tassello del settimo obiettivo di sviluppo sostenibile è il miglioramento dell’intensità energetica (che è una misura dell’efficienza energetica). Anche in questo caso siamo sempre più lontani dall’obiettivo fissato per il 2030. Il tasso di miglioramento dell’intensità dell’energia primaria globale nel 2018 è stato dell’1,1% rispetto al 2017, il risultato annuo più basso dal 2010. Il miglioramento annuale fino al 2030 dovrà ora essere in media del 3% se vogliamo raggiungere il target fissato.

Infine, in quanto a flussi finanziari pubblici internazionali verso i Paesi in via di sviluppo, il trend è stato molto positivo nell’ultimo decennio. Purtroppo, però, il sostegno finanziario internazionale continua a essere concentrato in pochi Paesi, lasciando esigue risorse alle aree che più ne avrebbero bisogno. Le risorse a sostegno dell’energia pulita e rinnovabile verso i Paesi in via di sviluppo hanno raggiunto i 14 miliardi di dollari nel 2018, di cui appena il 20% è andato a quelli meno sviluppati, che sono più lontani dal raggiungimento dei vari obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Onu.

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