Spinta alla sanità digitale, cosa sta facendo Consip e il ritardo dell’Italia

Articolo
Maria Rosaria Della Porta
sanità

La recente crisi sanitaria causata dal Covid-19 è stata un vero e proprio banco di prova per la sanità digitale e per imprimere la spinta necessaria al completamento del processo di digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale, auspicato da tempo. Per recuperare il terreno perso negli anni, recentemente Consip ha indetto la prima gara avente a oggetto l’affidamento di servizi applicativi e di supporto in ambito “Sanità digitale – sistemi informativi clinico-assistenziali” per le pubbliche amministrazioni del Servizio sanitario nazionale.

Nello specifico la gara dal valore di 600 milioni di euro è dedicata ai servizi di telemedicina e alla cartella clinica elettronica e si inserisce nell’ambito delle gare strategiche del nuovo “Piano triennale per l’informatica nella PA 2020-2022”, predisposto dall’Agenzia per l’Italia Digitale e dal ministero per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale. Inoltre, è in linea con gli obiettivi della missione “Salute” del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) relativi al rafforzamento dei sistemi informativi sanitari e degli strumenti digitali a tutti i livelli del Ssn, al superamento delle criticità legate alla mancata diffusione della cartella clinica elettronica sul territorio nazionale e al potenziamento di strumenti e attività di telemedicina.

Si tratta della prima di tre iniziative destinate a supportare la trasformazione digitale della sanità pubblica. Nel corso del 2021 Consip prevede la pubblicazione di due ulteriori iniziative: sistemi informativi sanitari e servizi al cittadino da un lato e sistemi informativi gestionali dall’altro.

L’Italia, purtroppo, sconta ancora un forte ritardo nella realizzazione dei servizi sanitari digitali, specie nell’implementazione del fascicolo sanitario elettronico (FSE) e nell’attivazione dei servizi di telemedicina.

Nello specifico, il fascicolo sanitario elettronico dovrebbe essere uno dei principali fattori abilitanti per poter avviare la transizione digitale in questo campo e abilitare la telemedicina, ma in molte regioni stenta ancora a decollare. Ad esempio, stando ai dati AgID sulla sua attivazione, la Lombardia e la Sardegna si posizionano prime con il totale dei cittadini che lo hanno attivato. Al lato opposto, si collocano invece, Abruzzo, Bolzano e Basilicata in cui nessuno lo possiede. Stesso discorso vale anche per l’indicatore di utilizzo del fascicolo sanitario elettronico da parte dei medici e delle aziende sanitarie, che mostra situazioni molto diverse tra le regioni, con alcune che si attestano su una percentuale di utilizzo superiore al 90% e altre in cui i medici e le strutture sanitarie abilitate sono inferiori al 10%.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità, ossia le competenze digitali dei professionisti sanitari, ancora non adeguate e non in grado poter sfruttare al massimo le potenzialità delle tecnologie digitali in sanità.

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