Italia in digitale, i dati dello Spid e dell’app IO

Articolo
Domenico Salerno
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La disponibilità di servizi pubblici erogati e gestiti per via telematica gioca un ruolo di primaria importanza nel processo di maturazione digitale di un Paese. In Italia l’ultima edizione del Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione, a cura dell’Agenzia per l’Italia Digitale e il Dipartimento per la Trasformazione Digitale, ha posto l’accento sulla necessità di rendere i servizi pubblici “digital & mobile first”. In particolare, sembrano essere due i principali punti cardine su cui si poggerà la strategia per la digitalizzazione dei servizi pubblici: lo Spid e l’app “IO”.

Attraverso la Spid i cittadini possono accedere ai servizi online della pubblica amministrazione con un’unica identità digitale (quindi un’unica username e password) utilizzabile su tutti i device. I vantaggi dell’utilizzo di questo sistema sono molteplici sia per le amministrazioni, che possono abbandonare i servizi di autenticazione gestiti localmente e quindi risparmiare sui costi in termini di manutenzione e di lavoro necessario per il rilascio di credenziali, sia per gli utenti, che possono utilizzare un singolo set di credenziali per tutti i servizi offerti dagli uffici pubblici. Da settembre 2019 lo Spid può essere utilizzato anche oltre confine per accedere ai servizi informatici di tutte le pubbliche amministrazioni dell’Unione europea.

La diffusione dello Spid, iniziata nel 2016, ha subito una notevole accelerazione a partire dalla primavera del 2020, raggiungendo alla fine di maggio 2021 quasi 22 milioni di sottoscrizioni. Nei soli primi 5 mesi del 2021 sono state rilasciate circa 5,6 milioni di identità, ovvero il 357% in più rispetto a quelle sottoscritte nello stesso periodo dell’anno precedente (1,57 milioni). Una forte spinta alla diffusione di questo strumento è dovuta ai provvedimenti del governo, che l’hanno resa obbligatoria per l’accesso ai sussidi derivati dall’emergenza Covid-19 (ad esempio il Bonus Vacanze e il Bonus Baby-sitter), nonché uno dei modi (insieme alla Carta di identità elettronica) per accedere al cashback di Stato e per scaricare il green pass vaccinale.

Un altro importante tassello nella diffusione dei servizi pubblici digitali in Italia è certamente il lancio, ad aprile 2020, dell’app “IO”. Attraverso quest’applicazione i cittadini italiani possono ricevere avvisi e comunicazioni da tutti gli enti della pubblica amministrazione. Al 30 maggio 2021 l’applicazione risulta essere stata scaricata su oltre 13 milioni di device mobili. Osservando i dati giornalieri sui download, anche la diffusione di questo strumento ha beneficiato dell’influenza positiva di misure ad ampia diffusione. Dalla data del suo rilascio è possibile identificare tre picchi di download dell’app: il primo in concomitanza del lancio del Bonus Vacanze (applicato da 1,8 milioni di cittadini), il secondo, a dicembre 2020, dovuto al cashback di Stato (a cui hanno aderito 8,95 milioni di italiani) e il terzo, a giugno 2021, a seguito dell’annuncio del rilascio dei green pass vaccinali attraverso questo strumento.

La possibilità di relazionarsi con la pubblica amministrazione per via telematica è quindi un volano fondamentale per spingere l’alfabetizzazione digitale nel nostro Paese. Purtroppo, secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, l’Italia è tra gli ultimi Stati Ue per interazione tra cittadini e amministrazioni pubbliche. Nel corso del 2020 solo un terzo degli italiani, a dispetto di una media europea del 57%, ha interagito con l’apparato pubblico attraverso i canali digitali. L’esperienza di Spid e dell’app “IO” è sicuramente molto positiva ma la strada per portare la pubblica amministrazione sulla rete è ancora molto lunga.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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