Il digitale in Italia nel 2021. Il rapporto firmato Anitec-Assinform

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Giusy Massaro
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Il settore digitale è quello che ha retto sicuramente meglio di ogni altro agli scossoni dell’ultimo anno e mezzo di pandemia. Lo conferma il rapporto di Anitec-Assinform dal titolo “Il digitale in Italia 2021. Mercati, dinamiche, policy“. Lo studio propone diversi indicatori della digitalizzazione, che permettono di avere uno sguardo d’insieme sui trend riguardanti la diffusione delle diverse tecnologie.

Durante il periodo emergenziale, il contributo delle tecnologie digitali è stato cruciale nel garantire la continuità delle attività produttive, mentre il numero di lavoratori da remoto ha avuto un’impennata. E così, sul grado di digitalizzazione, le imprese italiane cominciano ad allinearsi a quelle europee. Nota dolente, però, resta la formazione, dove è ancora troppo grande il gap rispetto alle aziende statunitensi o degli altri Paesi europei.

Nel complesso, dunque, il mercato digitale ha tenuto, facendo registrare una performance migliore rispetto all’economia nel suo complesso e chiudendo il 2020 con un dato migliore delle previsioni (-0,6%), per un valore complessivo di 71,5 miliardi di euro. Una tendenza che emerge in maniera netta nel 2020 è, però, l’accentuarsi del divario nell’adozione delle tecnologie digitali tra le piccole e medie imprese e le grandi organizzazioni, così come tra le diverse aree geografiche. La spesa sostenuta dalle aziende di dimensioni maggiori è aumentata (+1,4%) mentre quella delle più piccole ha subito un calo che oscilla dal -2,4% al -5%. Il mercato digitale italiano rimane, inoltre, concentrato prevalentemente nel Nord-Ovest e nel Centro Italia, che da sole spiegano oltre il 60% dell’ecosistema.

Anche sul piano tecnologico emergono andamenti differenti: servizi di rete e componente software sono diminuiti (-6,4% e -2,3%, rispettivamente) mentre sono aumentati la spesa in dispositivi e sistemi (+1,3%), il mercato dei servizi ICT (+3,3%), i contenuti e la pubblicità digitale (+3,6).

Grazie al suo dinamismo e alla sua estrema flessibilità, l’industria Ict italiana ha giocato un ruolo chiave nel rendere possibile a pubblica amministrazione, persone e imprese di non fermarsi. La crescita dell’e-commerce è l’indicatore più evidente di come le aziende abbiano cercato nuovi accessi ai mercati. Oppure l’utilizzo delle piattaforme di collaborazione, per la didattica a distanza e il lavoro agile, ha comportato un’esplosione della domanda di servizi cloud, che certamente proseguirà nei prossimi anni. Dinamiche, queste, che saranno ulteriormente alimentate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, la cui attuazione condizionerà fortemente il futuro del settore. In generale, si può dire che con i suoi circa 50 miliardi di euro allocati per la digitalizzazione, le previsioni di crescita del mercato sono decisamente rosee.

Nel rapporto viene proposta un’analisi con quattro scenari, secondo cui, nell’ipotesi più ottimistica, utilizzando nel corso del 2021 tutti i fondi a disposizione, il mercato potrà raggiungere i 77,6 miliardi di euro – contro i 74 miliardi previsti nello scenario base, ossia di sola crescita fisiologica – e oltre 94 miliardi di euro nel 2024, ben 11 in più rispetto all’ipotesi più conservativa. Nel periodo 2021-2024 il tasso di crescita del mercato digitale dal fisiologico 3,8% potrebbe salire al 7,1% medio annuo, una performance che non si registra da almeno 30 anni. Ma l’impatto atteso – sottolinea il rapporto – non è solo quantitativo. Finanziamenti e riforme hanno l’obiettivo di ridisegnare un contesto economico, istituzionale e sociale che non è mai stato più recettivo e sinergico rispetto agli obiettivi della digitalizzazione e ai requisiti per attuarla con efficacia. Un’occasione che non va assolutamente sprecata.

Nelle conclusioni, lo studio suggerisce infine un ricco pacchetto di proposte e delinea le priorità su cui occorre concentrarsi sin da subito, impiegando tempestivamente tutte le risorse che il Pnrr mette a disposizione e attuando le riforme che ne accelerino l’impatto e ne ottimizzino i benefici. I campi d’azione sono sei: banda larga a tutti e digitalizzazione della pubblica amministrazione, digitalizzazione della sanità, riforma del Codice dei contratti, filiere industriali intelligenti, intelligenza artificiale e blockchain, ricerca e sviluppo e creazione di start-up innovative e, infine, rafforzamento delle competenze digitali.

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