L’Italia in cloud, quali soluzioni per imprese e pubbliche amministrazioni

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Domenico Salerno
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Il cloud computing è uno dei principali fattori abilitanti della digital transformation e rappresenta un tassello fondamentale nella strada verso la realizzazione di un ecosistema digitale italiano. L’importanza di questa tecnologia nel panorama nazionale traspare anche dalle pagine del PNRR italiano, che ribadisce la necessità di indirizzare il Paese verso una strategia “cloud first”, ovvero orientata alla migrazione dei dati e degli applicativi informatici delle singole amministrazioni e delle imprese verso un ambiente cloud.

L’utilizzo di questa tecnologia potrebbe portare alla pubblica amministrazione enormi benefici sia in termini di servizi offerti che di riduzione dei costi. Un’analisi condotta di I-Com ha stimato i potenziali benefici economici derivanti dall’adozione del cloud presso la Pubblica Amministrazione. Dallo studio, tarato a livello regionale e comunale, emerge una relazione positiva tra l’adozione del cloud computing e la produttività del personale della PA, derivante da un miglioramento dell’efficienza, che potrebbe portare a un risparmio di oltre €217 milioni. Un altro aspetto considerato nella ricerca di I-Com è relativo al risparmio in termini di spese energetiche che potrebbero ridursi di €108 milioni l’anno, senza considerare il conseguente impatto positivo sull’ambiente.

La strategia da adottare per realizzare un ambiente cloud italiano di successo è stata al centro di un tavolo di discussione organizzato da I-Com in partnership con Hewlett Packard Enterprise (HPE) dal titolo “Un cloud su misura per la PA e le imprese”. All’evento, svoltosi in forma digitale martedì 13 luglio, hanno partecipato esponenti di primo piano del mondo delle imprese e delle istituzioni. La discussione ha offerto ai partecipanti e agli uditori uno spaccato delle principali tendenze in atto nel mondo del cloud computing a livello italiano e globale. In particolare, è emersa l’affermazione sempre più marcata del hybrid cloud, ovvero un modello di dispiegamento che permette all’utente di sfruttare una combinazione di risorse cloud pubbliche e private. Secondo l’Enterprise Cloud Index, frutto di un’indagine condotta nel 2020 da Vanson Bourne per conto di Nutanix, entro i prossimi 5 anni il 75% delle aziende italiane intervistate prevede di adottare un ambiente cloud ibrido. Una forte spinta alla diffusione di questo modello di dispiegamento è venuta dall’emergenza covid-19, che ha calamitato il 70% dei nuovi investimenti in cloud a livello globale.

Nel corso dell’evento, ampio spazio è stato dato anche all’aspetto tecnologico, e in particolare alla diffusione di una nuova serie di servizi e soluzioni ibride che sfruttano software e servizi di gestione multicloud. Questo cloud di nuova generazione sposa un modello denominato “Everything-as-a-service”, in cui l’infrastruttura cloud può essere posizionata, a seconda delle esigenze dell’utente, sia presso l’organizzazione stessa che in un data center. Tale modello innovativo viene quindi incontro a tutti i possibili bisogni in ambito IT delle organizzazioni pubbliche e private. La flessibilità del nuovo sistema permette, inoltre, di rispondere velocemente a cambiamenti di mercato e di avere tutte le infrastrutture necessarie a gestire eventuali picchi di traffico o aumenti di carichi di lavoro senza investire in macchine fisiche ma pagando esclusivamente per ciò che viene utilizzato.

La nuova generazione di sistemi cloud ibridi è fondata, inoltre, su modelli aperti che rispettano i principi di sovranità del dato e permette di avere un sistema interoperabile e sicuro (esigenze fondamentali per la pubblica amministrazione). Queste caratteristiche permettono a tali ambienti cloud di innestarsi perfettamente all’interno del progetto Gaia-X. Fortemente voluto dai governi di Francia e Germania, Gaia-X è un’associazione internazionale senza scopo di lucro che conta, ad oggi, oltre 270 membri di 25 Paesi. Il progetto mira a garantire interoperabilità e standard di sicurezza comuni in modo da promuovere un ecosistema digitale aperto e trasparente, in cui dati e servizi possono essere resi disponibili, raccolti e condivisi in un ambiente sicuro, attraverso un’architettura fondata sul principio del decentramento e sui valori di apertura, trasparenza e fiducia. Nonostante il modello integri una moltitudine di fornitori di servizi cloud e punti a creare uno standard comune da seguire (standard Gaia-X), non si presenta come un modello di cloud europeo alternativo ai colossi statunitensi e asiatici. L’Italia è parte attiva di questo progetto con oltre 40 aziende aderenti, tra cui i gli operatori delle telecomunicazioni e delle principali infrastrutture nazionali quali TIM, A2A, Leonardo, Aruba, Enel, Sogei, oltre a Poste Italiane e Confindustria Digitale.

Il cloud computing rappresenta quindi un’opportunità che l’Italia, in particolare in questo momento storico, ha bisogno di cogliere. L’esplosione della pandemia di covid-19 ha, infatti, evidenziato con maggior forza l’importanza nevralgica di accelerare la transizione digitale del Paese. I sistemi di cloud di nuova generazione offrono, da questo punto di vista, un’opportunità preziosa agli enti pubblici. La migrazione al cloud abiliterà una nuova gamma di servizi offerti dalla PA, migliorerà la qualità di quelli esistenti, abbatterà i costi energetici e in infrastrutture IT facilitando a 360° il rapporto tra amministrazione e cittadino.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.