Fit for 55, come la Commissione europea prevede di ridurre le emissioni Ue

Articolo
Michele Masulli
fit for 55

La riduzione delle emissioni è il principale obiettivo delle politiche climatiche dell’Unione europea. A questo fine la Commissione ha recentemente pubblicato il corposo pacchetto “Fit for 55”, l’insieme delle misure che dovrebbe collocare l’Ue sulla traiettoria di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030, il primo passo per poter conseguire la neutralità climatica al 2050.

Il pacchetto ha proporzioni importanti. Si compone di 16 atti: due comunicazioni, quattro direttive, otto regolamenti e due decisioni. Le comunicazioni sono relative ai target di emissione per i prossimi decenni e alle infrastrutture per i carburanti alternativi. Le direttive riguardano l’ETS (Emission Trading Scheme), la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. I regolamenti toccano l’Effort Sharing (gli obiettivi di riduzione annuale delle emissioni da parte degli Stati membri), il meccanismo di aggiustamento della CO2 alla frontiera (Cbam), la creazione di un Fondo sociale per il clima, l’uso del suolo e la silvicoltura (Lulucf), gli standard emissivi di auto e furgoni e le infrastrutture per i carburanti alternativi, attraverso la revisione della Dafi, il trasporto aereo (ReFuelEu Aviation), l’impiego di carburanti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio nei trasporti marittimi (FuelEu Maritime). Le decisioni propongono, invece, un sistema di notifica delle compensazioni delle emissioni per il settore aereo e la riserva di stabilità del mercato ETS fino al 2030.

Pertanto, nei giorni in cui l’International Energy Agency avverte che le emissioni di CO2 stanno sperimentando un consistente rimbalzo e toccheranno livelli record nel 2023, l’Unione europea intende rivedere l’intera gamma di strumenti a disposizione delle politiche climatiche, posizionando in alto l’asticella delle ambizioni. Le misure sono numerose. Quanto alla riforma dell’ETS, la proposta è di aumentare dal 43 al 61% il taglio delle emissioni al 2030 rispetto al 2005 (elevando per questo il tasso annuo di riduzione dal 2,2 al 4,2%). Il trasporto marittimo viene inoltre incluso nell’ETS mentre per il trasporto stradale e il settore residenziale viene istituito un ETS separato basato sui carburanti e i combustibili a partire dal 2025. Il trasporto aereo vedrà invece ridursi gradualmente le quote gratuite di emissione.

In particolare, le assegnazioni gratuite verranno ridotte del 10% annuo, via via che sarà implementato il Cbam, ossia il meccanismo finalizzato a contrastare la rilocalizzazione delle emissioni e per cui gli importatori Ue saranno tenuti ad acquistare certificati corrispondenti al costo della CO2 che sarebbe gravato sui prodotti se fossero stati prodotti all’interno dei confini europei. Il prezzo del certificato sarà pari al prezzo medio della CO2 definito dalle precedenti aste ETS. A partire dal 2023, il Cbam graverà sull’import di cemento, elettricità, fertilizzanti, acciaio, ferro e alluminio.

Per quanto riguarda i settori non coperti dall’ETS, la riduzione delle emissioni al 2030 salirà dal 29 al 40%. L’effort sharing prevede che l’Italia dovrà incrementare il proprio sforzo dal 33 al 43%. Si stima, inoltre, un utilizzo significativo del “carbon sink” da parte degli Stati Ue. I Paesi dell’Unione dovranno raggiungere la neutralità climatica in agricoltura, uso del suolo e silvicoltura entro il 2035. In merito alla produzione di energia rinnovabile, l’obiettivo è aumentato al 40% al 2030, mentre, nel campo dell’efficienza energetica, si immagina una diminuzione del 39% dei consumi primari e del 36 di quelli finali, con un tasso di riduzione annua per gli Stati pressoché raddoppiato.

Stanno facendo molto discutere gli obiettivi relativi al settore mobilità, che prevedono la riduzione a 0 delle emissioni di auto e van al 2035. Parallelamente si immagina un forte sviluppo delle reti di ricarica/rifornimento. Si chiede un 1kW aggiuntivo di capacità di ricarica per ogni automobile elettrica immatricolata e per le autostrade si richiede un impianto da 600 kW ogni 60 km. Per il rifornimento dell’idrogeno, si prevede un sito di rifornimento ogni 150 km.

Si rivede anche la struttura della tassazione sull’energia (Energy Taxation Directive), parametrandola al contenuto energetico reale e alle prestazioni ambientali. In particolare, viene fissato il livello minimo più elevato per benzina e diesel. Quello più basso, invece, si applica sull’elettricità, l’idrogeno verde, i biocarburanti avanzati e il biogas. Su un livello intermedio si collocano il metano e il Gpl.

Dal 2024, invece, sarà operativo il Fondo sociale per il clima, finanziato con 144 miliardi di euro fino al 2032, in parte ottenuti dai proventi dell’ETS per i trasporti su strada e gli edifici. Esso è finalizzato a contenere l’impatto economico sui consumatori dei nuovi provvedimenti di riduzione delle emissioni. Per questo, per accedervi ogni Paese dovrà sottoporre alla Commissione un piano che comprenda misure a favore di imprese esposte alla riforma degli ETS e cittadini a rischio di povertà energetica. Sarà altresì aumentata la dotazione dei fondi per l’innovazione.

I provvedimenti avanzati dalla Commissione hanno subito animato un intenso dibattito pubblico. Da una parte emergono numerose perplessità sull’impatto delle misure su consumatori e imprese, sugli effetti sulla competitività dell’industria europea, sulla capacità di effettuare in tempi rapidi gli investimenti necessari a sostenere il percorso di decarbonizzazione immaginato, solo per citarne alcune. D’altra parte c’è chi ritiene che gli obiettivi fissati siano ancora inadeguati al percorso di neutralità climatica. Di certo, i contenuti del pacchetto “Fit for 55”, che, lo ricordiamo, sono proposte della Commissione, saranno oggetto di un dibattito intenso tra gli Stati membri. I Paesi dell’Europa orientale, in particolare, mostreranno sicuramente resistenze e sarà necessario individuare un compromesso. Le proposte della Commissione, pertanto, dovranno passare al vaglio del Consiglio e del Parlamento ed è lecito aspettarsi che passeranno diversi anni prima di un via libera definitivo su tutto il pacchetto. Certamente da quanto verrà deciso si vedrà tanto dell’Europa dei prossimi decenni.

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