Finanza verde, ecco a che punto siamo nell’Unione europea

Articolo
Michele Masulli
finanza verde

Non è recente l’iniziativa Ue in materia di finanza verde. Al contrario, l’azione legislativa per dare vita a un mercato europeo di prodotti finanziari e investimenti verdi può essere fatta risalire perlomeno al lancio dell’Action Plan on Sustainable Finance del 2018 e ha visto nel corso degli anni la pubblicazione di numerosi provvedimenti di disciplina rivolti ai settori pubblico e privato.

LA LEADERSHIP EUROPEA NELLA FINANZA VERDE

A oggi, pertanto, Cina ed Europa concorrono per la prima posizione tra i mercati più attivi negli investimenti per la transizione energetica. I Paesi europei spiegano gran parte della crescita degli investimenti registrata tra il 2019 e il 2020. Nel Vecchio continente il loro valore è aumentato infatti del 67% su base annuale, per un totale di 166 miliardi di dollari circa, superiore comunque rispetto a Cina e Stati Uniti. Performance di rilievo vengono riportate nel mercato dei green bond, che ha sperimentato un incremento consistente da dieci anni a questa parte. Nel periodo 2014-2020 sono stati emessi in Europa 465 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto al Nord America e all’area Asia-Pacifico (Fig. 1). Nel frattempo, il mercato delle obbligazioni verdi, inizialmente dominato da società non finanziarie e banche di sviluppo, ha conosciuto una diversificazione importante della tipologia di emittenti, con le società finanziarie e le entità a sostegno statale che hanno aumentato notevolmente il loro peso.

Fig.1 Investimenti in green bond, per area geografica (mld $, 2014-2020)
finanza
Fonte: Climate Bonds Initiative

I GREEN BOND DELL’UNIONE EUROPEA

Nel luglio scorso hanno visto la luce la nuova Strategy for financing the transition to a sustainable economy e la proposta per un Green Bond Standard, un modello volontario da applicare alle obbligazioni che finanziano investimenti verdi. Con l’obiettivo di fornire a imprese e istituzioni uno standard europeo per supportare progetti che rispondono a criteri di sostenibilità, si immagina di far crescere i volumi del mercato delle obbligazioni verdi. La stessa Commissione prevede di raccogliere attraverso l’emissione di propri green bond circa un terzo degli 800 miliardi di euro di cui è composto Next Generation Eu, il piano straordinario per sostenere la ripresa economica. L’emissione inaugurale ha registrato una domanda record superiore ai 135 miliardi di euro, a fronte di 12 miliardi di titoli emessi. L’elevata richiesta consente all’Ue di collocare le obbligazioni (con durata di 15 anni) a un rendimento inferiore rispetto a quanto inizialmente previsto, risparmiando pertanto sugli interessi.

IL MERCATO DEI CAPITALI E LA TASSONOMIA EUROPEA

Uno strumento rilevante per orientare gli investimenti verso attività sostenibili è la cosiddetta tassonomia europea. Il Regolamento relativo, entrato in vigore a luglio scorso, stabilisce le condizioni per cui, in conformità al diritto europeo, un’attività economica possa essere qualificata come sostenibile dal punto di vista ambientale e climatico. Fornendo questi criteri uniformi a imprese, investitori e policymaker, si attende che il mercato degli investimenti verdi possa crescere notevolmente di dimensione. Sono sei gli obiettivi fissati dal Regolamento della tassonomia: la mitigazione del cambiamento climatico, l’adattamento al cambiamento climatico, l’uso sostenibile e la tutela dell’acqua e delle risorse marine, la transizione a un’economia circolare, la prevenzione e il controllo dell’inquinamento e la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Affinché un’attività possa essere qualificata come sostenibile, perciò, dovrebbe “contribuire in misura sostanziale” ad almeno uno dei sei obiettivi, “non danneggiare in misura significativa” il conseguimento di quelli restanti e rispettare tutele sociali minime e i criteri di screening tecnico stabili dagli atti delegati. Questi ultimi, in sostanza, definiscono cosa si intenda tecnicamente per “contribuire in misura sostanziale” e “non danneggiare in misura significativa” il raggiungimento dei target climatici e ambientali. Il primo atto delegato, riguardante i primi due obiettivi, è stato pubblicato mentre un secondo atto, concernente i rimanenti quattro scopi previsti, sarà diffuso nel 2022. Uno studio della Banca centrale europea, tuttavia, stima che oggi solo l’1,3% degli investimenti finanziari europei, pari a circa 20 miliardi di euro, finanzi attività conformi alla tassonomia europea. Ciononostante, se consideriamo l’ambito dei settori coperti, le possibilità di crescita di questa quota sono evidenti, in particolare nei trasporti e nel comparto residenziale.

IL RUOLO DEL GAS NATURALE E DEL NUCLEARE

Stanno arrivando a soluzione, inoltre, i due principali nodi del contendere in relazione alla tassonomia, e cioè la possibilità di includervi gli investimenti nel gas naturale e nel nucleare. La decisione attorno a queste due fonti di energia, che svolgono un ruolo cruciale nell’Unione europea (rappresentano le due principali fonti del mix Ue di generazione elettrica), era stata posticipata a fine anno. Nel frattempo, il dibattito in merito si è arroventato e ha coinvolto capi di Stato e di governo, esperti e associazioni industriali. A sostegno dell’inclusione del nucleare nella tassonomia sono intervenuti a metà ottobre 10 Paesi membri. I ministri dell’Economia e dell’Energia di Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia hanno congiuntamente dichiarato che l’inserimento dell’energia nucleare nella classificazione europea è “assolutamente necessaria”, in quanto “risorsa affidabile per un futuro low-carbon”. D’altronde, il ruolo del nucleare nei sistemi energetici di alcuni Paesi e è indiscutibile. Si pensi, ad esempio, alla Francia, dove all’energia dell’atomo si deve il 70% del mix elettrico.

Il governo italiano, d’altra parte, sembra aver sostenuto la funzione del gas come fonte necessaria alla transizione, supportandone l’integrazione nella tassonomia. In attesa di provvedimenti ufficiali, parole definitive sono state pronunciate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha aperto all’inclusione nella classificazione Ue sia del gas, appunto quale combustibile del periodo di transizione, sia del nucleare, per la stabilità e l’indipendenza dall’estero della fornitura che garantisce.

Ricopre attualmente il ruolo di Direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività (I-Com), dove è stato Research Fellow a partire dal 2017. Laureato in Economia e politica economica presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, successivamente ha conseguito un master in “Export management e sviluppo di progetti internazionali” presso la Business School del Sole24Ore. Attualmente è dottorando di Economia applicata presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Roma Tre. Si occupa principalmente di scenari energetici e politiche di sviluppo sostenibile, oltre che di politiche industriali e internazionalizzazione di impresa.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.