Superbonus, stato dell’arte e prospettive future

Articolo
Domenico Salerno
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Il Superbonus 110% è con tutta probabilità la più importante tra le misure adottate dal governo italiano per trainare il rilancio del Paese dopo la crisi pandemica. Le esternalità positive generate da questa iniziativa non sono però solo di carattere economico: la rincorsa verso gli ambiziosi obiettivi europei in materia ambientale passa inevitabilmente anche attraverso l’adeguamento del patrimonio immobiliare residenziale. Il miglioramento dell’efficienza degli edifici rappresenta uno strumento molto efficace sia per rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, sia per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di altri inquinanti. Proprio gli immobili destinati ad abitazione e uffici sono responsabili di circa il 40% del consumo energetico dell’Ue e del 36% delle emissioni di gas serra derivanti dall’energia, ma solo l’1% degli stessi viene sottoposto a una ristrutturazione efficiente dal punto di vista energetico ogni anno.

IL PESO DEL SETTORE RESIDENZIALE SU CONSUMI ED EMISSIONI

Nel corso dell’ultimo ventennio il consumo finale di energia in Italia si è costantemente ridotto passando dai 119,76 megatep del 2000 ai 113,3 del 2019 (-5,4%). I settori più energivori sono i trasporti (31,7%) e il residenziale (27,9%). La differenza tra questi due comparti è però che, mentre il primo ha assistito a una riduzione dei consumi nel tempo, il secondo ha visto crescere il proprio fabbisogno energetico del 15%. Tali utilizzi sono in larga parte (69%) dovuti al riscaldamento che è anche l’aspetto su cui maggiormente incidono le opere legate all’iniziativa superbonus. Visto l’incremento del costo delle materie prime energetiche verificatosi negli ultimi mesi, la continua crescita dei consumi si traduce inevitabilmente in un costo maggiore della bolletta delle famiglie italiane.

Per quanto riguarda la CO2, nel 2019 le emissioni nazionali hanno subito una riduzione del 19,4% (con circa 100 Mt in meno) rispetto a quanto registrato nel 1990. La diminuzione ha riguardato un po’ tutti i settori, sebbene con tassi differenti. A fronte di una quota relativa delle emissioni dall’industria nettamente diminuita, è evidente l’incremento del contributo del settore dei servizi (+4 p.p.) e dei trasporti (+5 p.p.), mentre l’aumento è di solo un punto percentuale per il comparto residenziale, che nel 2019 rappresentava il 12% delle emissioni complessive.

LE INIZIATIVE GOVERNATIVE PER LA PROMOZIONE DELL’EFFICIENZA ENERGETICA DEGLI EDIFICI

Il Superbonus è l’ultima di una lunga serie di misure adottate dai vari governi che si sono succeduti nell’ultimo decennio volte a incentivare opere di efficientamento energetico negli edifici residenziali. Una delle prime azioni intraprese in questa direzione riguarda l’introduzione a giugno 2013 dell’attestato di prestazione energetica (o Ape). La certificazione va a sostituire la precedente Ace e, a differenza di quest’ultima, oltre a individuare i principali parametri energetici caratteristici dell’edificio, ne attesta le prestazioni energetiche e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza.

Per quanto riguarda le strutture di nuova costruzione, il decreto legge numero 48 del 2020 (in recepimento della direttiva europea numero 844), ha rinnovato le caratteristiche già definite dal decreto Requisiti Minimi, introducendo il concetto di nZEB (nearly Zero Energy Building). Questi possono essere definiti come edifici a elevatissima efficienza energetica il cui fabbisogno quasi nullo è in gran parte frutto di autoproduzione rinnovabile. Dal 31 dicembre 2018 tutti gli edifici di nuova costruzione delle amministrazioni pubbliche devono attenersi a questo standard e dal 1° gennaio 2021 l’obbligo è esteso a tutti gli stabili realizzati sul territorio nazionale.

Passando al patrimonio residenziale esistente, la principale misura di incentivazione alla realizzazione di interventi di efficientamento energetico, cioè l’ecobonus, è stata introdotta per la prima volta dalla legge Finanziaria numero 296 del 2006 e successivamente rinnovata (a condizioni variabili) nel corso degli anni. Le agevolazioni previste (sotto forma di detrazione fiscale) coprono un vasto numero di interventi come la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale, la realizzazione di impianti di cogenerazione e trigenerazione e di collettori solari, la coibentazione di strutture opache e la sostituzione di finestre comprensive di infissi. Secondo i dati contenuti nel “Rapporto Annuale sulle Detrazioni Fiscali” redatto dall’Enea, grazie all’ecobonus tra il 2014 e il 2019 sono stati realizzati circa 2,2 milioni di interventi.

Un’altra misura significativa adottata dal governo è il bonus casa. Quest’incentivo può essere richiesto dagli individui che effettuano interventi di ristrutturazione edilizia, restauro e risanamento conservativo, manutenzione straordinaria e ordinaria (ma solo per i condomini). Analizzando i dati Enea emerge che, nel solo 2019 sono state effettuate oltre 360.000 richieste di accesso all’incentivo per circa 600.000 interventi eseguiti. Secondo le stime dell’ente, il risparmio energetico generato ha raggiunto gli 842.786 megawattora/anno, a cui vanno a sommarsi 173.481 megawattora/anno prodotti dagli impianti fotovoltaici installati grazie alla misura.

SUPERBONUS, LO STATO DELL’ARTE

Il superbonus è stato introdotto dal decreto Rilancio (decreto legge del 19 maggio 2020, numero 34) ed eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. I destinatari della misura sono persone fisiche, condomini e istituti autonomi case popolari (Iacp) che, in alternativa alla detrazione, usufruibile in un periodo di 5 anni, possono optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi (sconto in fattura) o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante.

Al 31 ottobre 2021 le richieste di accesso alla misura erano oltre 57.000 per un investimento di circa 9,74 miliardi (di cui 6,72 per interventi già conclusi, il 69,1%). Il 49,2% delle richieste di accesso proviene da edifici unifamiliari e il 34,6% da unità immobiliari funzionalmente indipendenti. I condomini, pur rappresentando solo il 14,5%, presentano un valore dell’investimento medio molto più elevato rispetto alle altre due tipologie immobiliari, ovvero 573.000 euro. Per gli edifici unifamiliari l’investimento medio si attesta invece a 104.000 euro mentre per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti a 94.000 euro. Da ciò ne deriva che il 49,2% degli investimenti ammessi a detrazione è destinato ai condomini, il 31,4 edifici unifamiliari e il 19,4 unità immobiliari funzionalmente indipendenti.

PROSPETTIVE FUTURE

Sull’utilizzo da parte degli italiani del Superbonus 110% hanno pesato senza dubbio l’incertezza relativa alla sua durata e le molteplici complessità burocratiche. La detrazione era applicabile in origine alle opere sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Per effetto di modifiche normative successive, il termine massimo è stato spostato al 30 giugno 2022 per le persone fisiche, al 31 dicembre 2022 per i condomini (e per le persone fisiche per cui i lavori avessero raggiunto almeno il 60% al 30 giugno) e al 30 giugno 2023 per gli Iacp (con la possibilità di arrivare al 31 dicembre per i lavori che avessero raggiunto almeno il 60% al 30 giugno).

Il 29 settembre, attraverso la nota di aggiornamento del DEF, il governo si è impegnato a prorogare il Superbonus, per poi inserirlo nella manovra finanziaria. Secondo quanto trapela attualmente, la scadenza dell’incentivo dovrebbe slittare a dicembre 2022 per gli edifici unifamiliari e al 31 dicembre 2023 per gli interventi su condomini e IACP. Questi ultimi però potranno continuare a usufruire dell’incentivo in misura ridotta anche nel biennio successivo e in particolare al 70% entro il 2024 e al 65% fino al 31 dicembre 2025.

Il rilievo di questa straordinaria misura di incentivazione per le politiche pubbliche è certificato dal fatto che l’estensione del Superbonus costituiva già, con una dotazione prossima ai 14 miliardi di euro, il principale degli investimenti contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, con l’obiettivo di consentire la ristrutturazione di oltre 100.000 edifici e un risparmio energetico di circa 191 chilotep/anno (e una riduzione delle emissioni di gas serra di 667 KtonCO2/anno circa).

Un ulteriore rinnovo del Superbonus è sicuramente necessario per gli operatori economici per gestire al meglio una domanda di mercato molto ampia. La durata ridotta degli incentivi, la complessità amministrativa e i carichi documentali hanno comportato un avvio lento della misura, che oggi sta registrando tassi crescenti di utilizzo. Le semplificazioni (in relazione ad esempio alla Comunicazione di inizio lavori asseverata) e i chiarimenti procedurali (numerosi quelli da parte dell’Agenzia delle Entrate) intervenuti nel frattempo sono funzionali a fare in modo che i risultati dell’agevolazione siano corrispondenti alle potenzialità dello strumento. L’estensione dell’agevolazione, inoltre, favorendo una migliore programmazione degli interventi, può contribuire a raffreddare i prezzi di materiali edili, attrezzature e impianti che, sotto il doppio effetto del recupero della domanda interna e della spinta del ciclo globale, hanno sperimentato una crescita significativa negli ultimi mesi.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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