Edilizia scolastica, le priorità di intervento alla luce dei fondi del Pnrr

Articolo
Luca Chiapponi
scolastica

All’edilizia scolastica il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) riserva quasi un terzo dei 17,5 miliardi di euro destinati, in generale, all’istruzione. Ma qual è lo stato delle scuole italiane e quali i fabbisogni maggiori? In media ciascun edificio scolastico in Italia presenta almeno un aspetto critico. A renderlo noto è il nuovo studio sull’edilizia scolastica di CDP Think Tank curato da Andrea Montanino e Simona Camerano e predisposto da Benedetta Scotti e Carlo Valdes. Il documento indaga la dotazione strutturale degli edifici scolastici e individua le carenze più diffuse in particolare su quattro specifici aspetti: barriere architettoniche, consumi energetici, riscaldamento e progettazione antisismica. Queste sono quindi aggregate in un Indice di Carenza Strutturale (ICS) in grado di attribuire un punteggio a ciascun edificio considerato.

Dall’analisi risulta che gli edifici scolastici italiani presentano mediamente una delle quattro carenze strutturali, mentre il 15% almeno due. La dimensione del fenomeno è ancora più preoccupante se guardiamo alla distribuzione sul territorio. Le strutture più carenti sono concentrate al Sud, in particolare in Calabria, dove l’indice medio risulta quasi doppio rispetto al resto del Paese. Ma c’è di più. Di tutti gli edifici presi in considerazione, i 32 che mostrano carenze strutturali in tutte e quattro le aree sono localizzati in Sicilia e, ancora una volta, in Calabria.

Rispetto alla tipologia di problematiche riscontrate, la più diffusa è l’efficientamento energetico degli edifici: circa 1 struttura su 3 (33,5%) non presenta accorgimenti sotto questo punto di vista. Meno diffusa ma più rilevante, secondo lo studio, è poi l’inadeguatezza delle strutture sotto il profilo della progettazione antisismica, “dato che oltre il 70% degli edifici sul territorio nazionale risulta ubicato in zone a rischio”: nello specifico, solo il 16,8% è stato progettato o successivamente adeguato alla normativa. Segue, quindi, più o meno con la stessa percentuale, il superamento delle barriere architettoniche, mentre la carenza di impianti di riscaldamento riguarda solo l’1,1% degli edifici considerati.

Lo studio di CDP Think Tank, oltre a certificare la necessità dei fondi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), richiede pure, come sottolineato dallo stesso documento, “interventi di riorganizzazione ed efficientamento” in grado di migliorare la capacità di spesa e di messa a terra degli investimenti. Sebbene, infatti, nel quinquennio 2013-2018 siano state stanziate risorse per oltre 10 miliardi di euro – un ammontare superiore al totale cumulato nei 20 anni precedenti – meno dei due terzi è stato effettivamente speso.

La questione delle risorse (e della loro spesa effettiva) rimanda anche a quella degli incentivi, come dimostrato dalla pandemia di Covid-19. Secondo lo studio, “le regioni più virtuose sono il Veneto e la Valle d’Aosta, in cui meno di due edifici su dieci presentano carenze”. Eppure, se guardiamo al Veneto, ad esempio, il problema degli interventi e degli incentivi emerge in tutta la sua rilevanza proprio alla luce dell’epidemia. Come confermato anche dal vicepresidente regionale dell’Associazione presidi Luigi Zennaro nell’articolo di Matteo Riberto sul Corriere del Veneto, “sarebbero stati fondamentali maggiori investimenti sull’edilizia scolastica. Il problema è che quasi tutte le aule sono tarate su un certo numero di alunni e per ampliare gli spazi servivano più risorse”. In qualità di preside dell’Istituto commerciale di Camponogara (Venezia), Zennaro ha raccontato la mancanza di vantaggi per le scuole virtuose: “Anch’io ho installato un impianto di aerazione, il problema è che a questo lavoro non è legata una premialità. Benché garantisca benefici, per gli istituti che lo installano valgono le stesse regole di capienza e relative alla Dad di quelli che non lo hanno. Ecco perché, trattandosi di una spesa rilevante, molte scuole non l’hanno comprato”.

Tornando al brief di CDP Think Tank, in conclusione vengono quindi proposte alcune linee d’intervento. In primo luogo, la riorganizzazione dei finanziamenti, ancora numerosi e a capo di diversi ministeri nonostante l’istituzione del Fondo unico. In secondo luogo, una programmazione e una rivalutazione delle destinazioni di spesa che consideri i macro-trend in atto, ovvero la riduzione della popolazione scolastica, l’evoluzione delle esigenze didattiche – così intrecciata a una nuova organizzazione degli spazi e alla transizione digitale, come visto durante la pandemia – e, infine, la sostenibilità ambientale e il riequilibrio dei divari sociali e territoriali.