Clima, ecco cosa prevede il sistema anti carbon leakage europeo

Approfondimento
Domenico Salerno
Cbam

Il Carbon border adjustment mechanism (Cbam) è il meccanismo ideato dalla Commissione europea al fine di prevenire che gli obiettivi climatici dell’Ue siano pregiudicati da politiche meno virtuose di altri Paesi. Per promuovere l’azzeramento delle emissioni e sostenere gli Stati membri nel loro percorso verso una transizione equa e inclusiva, nel dicembre 2019 la Commissione ha presentato l’ambiziosa comunicazione sull’European Green Deal. La strategia si propone di rendere più sostenibili e meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei. Il Green Deal si articola in una serie di macro-azioni contenenti strategie per tutti i settori dell’economia, in particolare i trasporti, l’energia, l’agricoltura, l’edilizia e settori industriali quali l’acciaio, il cemento, le Tlc, i prodotti tessili e le sostanze chimiche e include una serie di misure di diversa natura da realizzare nei prossimi trent’anni.

Il Cbam si inserisce appunto nell’ambito dello European Green Deal e, più nel dettaglio, all’interno del “Fit for 55”, il corposo pacchetto di misure proposte dalla Commissione per collocare l’Ue sul sentiero di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030, verso una neutralità climatica da raggiungere entro il 2050. Il “Fit for 55” si compone di 16 atti, di cui due comunicazioni, quattro direttive, otto regolamenti e due decisioni. Le comunicazioni riguardano i target emissivi per i decenni a venire e le infrastrutture per i carburanti alternativi. Le direttive, invece, concernono l’ETS, le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità. I regolamenti sono relativi all’Effort Sharing (gli obiettivi di riduzione annuale delle emissioni da parte degli Stati dell’Unione) alla creazione di un Fondo sociale per il clima, all’uso del suolo e la silvicoltura (Lulucf), agli standard emissivi di auto e furgoni e alle infrastrutture per i carburanti alternativi, attraverso la revisione della Dafi, al trasporto aereo (ReFuelEu Aviation), all’impiego di carburanti rinnovabili e a basso contenuto di carbonio nei trasporti marittimi (FuelEu Maritime) e al Cbam. Infine, le decisioni propongono un sistema di notifica delle compensazioni delle emissioni per il settore aereo e la riserva di stabilità del mercato ETS fino al 2030. Nel complesso, in questo modo la Commissione europea vuole rivedere l’intera cassetta degli attrezzi a disposizione delle politiche climatiche, fissando in alto l’asticella delle ambizioni.

COME FUNZIONA IL CBAM

Nella pratica, il Cbam prevede che le aziende che producono in Paesi terzi per importare i propri prodotti all’interno dell’Unione siano tenute ad acquistare certificati a un prezzo (espresso in euro/tonnellata di CO2 emessa) che equivale al valore medio settimanale emerso dalle aste ETS, in misura corrispondente al costo della CO2 che sarebbe gravato sui prodotti se fossero stati prodotti all’interno del Vecchio continente. Il meccanismo interesserà in particolare le importazioni di cemento, elettricità, fertilizzanti, acciaio, ferro e alluminio.

Per acquistare i certificati i soggetti interessati dovranno quindi registrarsi presso le autorità deputate allo scopo presenti in ciascuno degli Stati membri e dichiarare, entro il 31 maggio di ogni anno, la quantità di merci e le relative quote di emissione dei beni importati in Ue nell’anno precedente. L’obiettivo del Cbam è quindi garantire che i soggetti che importano i propri prodotti nell’Unione paghino lo stesso prezzo del carbonio dei produttori interni, così da evitare fenomeni di rilocalizzazione delle emissioni e incoraggiare di conseguenza i produttori dei Paesi non Ue a rendere più ecologici i loro processi di produzione. Se un importatore può dimostrare di aver già pagato un prezzo per il carbonio utilizzato nella produzione, questo può essere detratto integralmente dalle quote Cbam dovute. A livello globale, secondo i dati raccolti dalla World Bank, le iniziative di carbon pricing attive sono 65 e arriverebbero a coprire 11.65 GtCO2e, ovvero il 21,5% dei gas serra emessi a nel mondo ogni anno.

Per garantire che il sistema venga introdotto senza creare uno shock sul mercato è previsto un periodo di transizione della durata di 3 anni, ovvero dal 2023 al 2025. A partire dal prossimo anno gli importatori dovranno segnalare alle autorità nazionali la quantità di emissioni incorporate nelle loro merci senza pagare però un conguaglio finanziario. Dal 2026 in poi il sistema diventerà invece definitivo e prevederà che le aziende interessate si dotino delle quote Cbam utili a pareggiare la quantità di emissioni dei prodotti che hanno intenzione di introdurre sul suolo europeo.

IL RAPPORTO TRA CBAM E ETS

Il sistema Cbam è strettamente collegato con il meccanismo che regola le emissioni degli impianti stazionari e dell’aviazione all’interno dei confini dell’Unione, ovvero l’Emissions Trading System. L’ETS, istituito nel 2005, è il primo sistema internazionale di scambio di quote di emissioni a livello globale ed è attualmente attivo in 30 Paesi, ovvero i 27 dell’Unione più Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Il sistema è stato istituito dalla direttiva numero 87 del 2003 della Commissione europea e segue ideologicamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti attraverso il Protocollo di Kyoto del 1997. L’ETS segue il principio del “Cap and Trade”, ovvero è basato sull’individuazione di un tetto massimo alla CO2 derivante dall’attività produttiva e su quote di emissione che rappresentano, in una proporzione uno a uno, le tonnellate di gas serra che possono essere emesse in atmosfera nel corso dell’anno. Le aziende possono quindi acquistare o rivendere le quote in proprio possesso in base alle proprie esigenze e, nel caso non rientrassero nei limiti emissivi definiti dai titoli nel proprio portafoglio, vengono assoggettate a sanzioni. Il sistema ETS, nel suo complesso, limita le emissioni prodotte da più di 15.000 impianti ad alto consumo di energia che operano nell’area interessata, nonché di circa 1.500 compagnie aeree attive nello spazio economico europeo che producono circa il 40% dei gas effetto serra dell’Unione europea. In base agli ultimi dati diffusi dall’European environment agency, tra il 2005 e il 2021, ovvero fin dalla sua introduzione, l’ETS ha permesso di ridurre le emissioni degli impianti stazionari europei del 41,4%, e del 47,1% quelli italiani, il 5,7% in più rispetto al dato aggregato dell’Unione.

Per non favorire fenomeni di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, ovvero spingere le aziende a spostare la produzione fuori dai confini dell’Ue, le organizzazioni europee hanno ricevuto un notevole numero di quote gratuite. Questo passaggio è stato fondamentale per permettere alle imprese di abituarsi al sistema e, proprio grazie all’introduzione del Cbam, a partire dal 2026 i titoli gratuiti saranno gradualmente eliminati. In particolare le aziende che producono merci soggette al Cbam, a partire dal 2026, dovrebbero ricevere solo il 90% delle proprie assegnazioni di certificati a titolo gratuito e poi 10 punti percentuali in meno ogni anno successivo. Entro il 2035 il sistema di carbon pricing europeo dovrebbe essere operativo nel suo complesso e l’introduzione del Cbam è il tassello fondamentale per permettere che ciò accada.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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