Human Smart City: quando tecnologia e prossimità si uniscono per ripensare le città

Articolo
Thomas Osborn

Città a misura di persona, dove spazi, servizi e infrastrutture sono ripensate mettendo al centro accessibilità, sostenibilità e digitale. È così che le città di tutto il mondo stanno ripensando il proprio presente e il proprio futuro, dopo che l’emergenza sanitaria da Covid-19 e gli effetti del cambiamento climatico hanno segnato profondamente, e irrimediabilmente, il modo in cui viviamo.

CITTÀ INTELLIGENTI, CITTÀ DEI 15 MINUTI E HUMAN SMART CITY: L’URBANIZZAZIONE TORNA AD ESSERE CENTRALE

La pandemia e il cambiamento climatico hanno messo in discussione il rapporto tra gli spazi urbani, i servizi, e i residenti. Con l’alleggerimento delle restrizioni fisiche e del distanziamento, e con il graduale ritorno alle attività “in presenza” piuttosto che online, i cittadini di tutto il mondo hanno infatti ricominciato a vivere le città, valutando con nuovi occhi grandi temi come quelli della semplicità con cui accedere ai servizi, dell’importanza del verde, del tempo impiegato per gli spostamenti, e, in generale, della qualità dell’ambiente in cui si vive.

Se è vero che la pandemia ha costretto le persone a vivere maggiormente, e con nuove modalità, lo spazio domestico (smart working, didattica a distanza, uso degli spazi esterni, ecc.), in realtà i cambiamenti maggiori stanno riguardando soprattutto gli aspetti urbani: diversi studi dimostrano infatti che ora più che mai i cittadini desiderano città a misura di persona, in cui si recuperi il senso di comunità e della socialità. Risulta essere diventato ancora più importante avere città a misura di persona, una nuova prospettiva che sta facendo diventare le città medie, soprattutto in Italia, un nuovo modello di riferimento a livello globale. Questo nuovo paradigma, tuttavia, non presuppone un rallentamento del progresso tecnologico o un abbandono dei nuovi servizi digitali divenuti così essenziali e diffusi negli anni del Covid-19, ma, anzi, coinvolge le innovazioni nella ridefinizione degli spazi e dell’organizzazione di servizi per il cittadino in un’ottica di sviluppo intelligente, sostenibile e, al contempo, “umano”.

Dall’unione della digitalizzazione con il concetto di prossimità diverse città di tutto il mondo stanno dando vita a politiche urbane che indicano chiaramente un’idea di sviluppo sostenibile, efficiente e accessibile per il futuro. È così che al concetto di “smart city” viene ormai aggiunto l’aggettivo “Human”, parola che evidenzia la rinnovata centralità di concetti come la prossimità, il benessere psico-fisico, e la sintonia con l’ambiente e la natura. Se la Human City è la città a misura di persona e la Smart City è la città in cui la tecnologia viene sfruttata al meglio per efficientare servizi e infrastrutture, la Human Smart City è la città che riprogetta infrastrutture e servizi coniugando centralità del cittadino, innovazione tecnologica e sostenibilità.

IL VALORE DELLA PROSSIMITÀ

Alcune idee vengono riscoperte, o rivalutate, solo con il passare degli anni. È questo il caso della prossimità intesa come valore aggiunto ed elemento centrale nelle policy urbane, nell’economia delle città, e nella progettazione urbanistica. Nel dibattito sulle politiche urbane l’importanza del tema della prossimità era infatti già emersa da qualche tempo, diversi anni prima che le conseguenze del Covid-19 ne facessero comprendere, e apprezzare, l’importanza su larga scala: è stato solo nel corso degli ultimi due anni che i cittadini di tutto il mondo hanno potuto vivere sulla propria pelle l’importanza, e in tanti casi anche l’indispensabilità, di avere nel proprio vicinato, nel proprio quartiere, o, più in generale, nella propria “prossimità”, tutti i servizi essenziali per la persona. Questa idea era tuttavia stata formulata per la prima volta da Carlos Moreno, professore della Sorbona di Parigi che, già nel 2016, sosteneva che “è tempo di passare dalla pianificazione urbanistica alla pianificazione della vita urbana. Ciò significa trasformare lo spazio della città, ancora altamente mono-funzionale con le sue diverse aree specializzate, in una realtà policentrica, basata su quattro componenti principali -vicinanza, diversità, densità e ubiquità- per offrire a breve distanza le sei funzioni sociali urbane essenziali: vivere, lavorare, fornire, curare, imparare e godere”. Già ai tempi, Moreno suggeriva quindi il superamento della città delle “zone” specializzate (zona industriale, zona residenziale, zona degli uffici, zona commerciale) a sostegno di una maggiore capillarità e diffusione di servizi urbani. Secondo quest’ottica, in un determinato ambito urbano locale – che Moreno identifica nel quartiere – i servizi sanitari, scolastici, culturali, ricreativi, sportivi, commerciali e via dicendo dovrebbero essere raggiungibili in non più di quindici minuti, a piedi o in bicicletta. Successivamente questo modello urbanistico ha poi ricevuto l’attenzione di studiosi, accademici, ma anche di sindaci e policy maker di tutto il mondo: nel gennaio del 2020, pertanto prima del Covid-19, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha pubblicato il progetto “Le Paris du quart d’heure” con il quale si avviava una sperimentazione della visione di Moreno sulla capitale francese, ma programmazioni simili si ritrovano anche a Barcellona, dove la sindaca Ada Colau sta trasformando i Superilles/Superblocks in quartieri della prossimità, o persino a Sidney, che si autodefinisce una 20-minutes city.

Le conseguenze della pandemia, uniti agli ingenti finanziamenti provenienti dall’Unione Europea in materia di sostenibilità e digitalizzazione, stanno ora dando a numerose altre città l’opportunità di intraprendere percorsi simili. Anche in Italia, numerosi sindaci stanno investendo nella riprogettazione urbana degli spazi e nell’implementazione di servizi – digitali e fisici – volti a favorire accessibilità, efficienza e coinvolgimento dei cittadini attraverso percorsi partecipativi.

LE CITTÀ NELLO SPAZIO IBRIDO: L’INCONTRO TRA PROSSIMITÀ E DIGITALE

Lo spazio in cui agiamo è sempre più caratterizzato da una natura ibrida fisico-digitale, un modello che la pandemia ha reso più ampio e diffuso. Anche in questa prospettiva, tuttavia, trovano terreno fertile i concetti di prossimità e comunità, due temi che, seppur fortemente legati al mondo fisico, assumono una forte componente digitale data dall’uso di diverse piattaforme e dall’interconnessione di servizi e informazioni. Gli intrecci tra il concetto di prossimità urbana e lo sviluppo digitale sono stati recentemente ripresi dal Professor Ezio Manzini, il quale, nel libro “Abitare la prossimità”, descrive la “prossimità ibrida” come la realtà in cui le opportunità di incontro nel mondo fisico sono sostenute e promosse da interazioni in quello digitale, ovvero “una prossimità resa possibile dalle tecnologie, ma che le tecnologie da sole non possono sostenere”. Grande attenzione è data soprattutto al modo in cui le piattaforme e i servizi online facilitano l’incontro tra domanda e offerta di servizi per la persona attraverso l’intermediazione tra cittadini e pubbliche amministrazioni, ma anche a quel nuovo insieme di luoghi che, grazie alle possibilità date dalle nuove tecnologie, favoriscono l’incontro in presenza, e quindi la socialità e la creazione di comunità. È il caso, ad esempio, degli spazi per il co-working, dei centri di quartiere, ma anche delle nuove case della salute, ovvero tutti quei luoghi aperti in grado di coinvolgere un ampio e diversificato numero di attori contrastando l’esclusione sociale tipica delle dinamiche urbane tradizionali.

LE HUMAN SMART CITY IN ITALIA: PRESENTATI I RISULTATI DELLO STUDIO DI EY

La sesta edizione dello Smart City Index di EY si focalizza su questo nuovo concetto di urbanistica, analizzando le 109 città italiane capoluogo di provincia e classificando il loro sviluppo in termini di investimenti e iniziative del territorio non solo nel contesto lavorativo e imprenditoriale, ma anche in quello sociale, con focus sui cambiamenti dei comportamenti dei cittadini e delle loro priorità. Per studiare i modelli di città a misura di persona, lo Human Smart City Index tiene infatti conto di 456 indicatori concentrati in tre assi strategici – la transizione ecologica, la transizione digitale e l’inclusione sociale – che indicano come, soprattutto a seguito degli stravolgimenti degli ultimi anni, le sfide per il benessere umano e sociale siano più che mai legate e interdipendenti. Gli indicatori sono inoltre analizzati attraverso due prospettive: la readiness, che tiene conto delle iniziative e gli investimenti pubblici e privati degli stakeholder necessari per rendere disponibili infrastrutture e servizi, e i comportamenti dei cittadini, pesando questi ultimi in misura maggiore in termini di numero di indicatori per tenere conto dei grandi cambiamenti avvenuti in questo ambito. Nell’ultima edizione del rapporto, presentata a fine giugno 2022, si evidenzia infatti un cambiamento radicale nei valori delle persone e delle priorità date alla propria vita. Torna ad essere centrale il valore del tempo e aumentano di peso gli indicatori legati alla comunità e alla connettività (Sicurezza, Conformismo, Universalismo, ecc.) ai danni di quelli sull’individualismo (Potere, Successo, Edonismo, ecc.).

Il concetto di Human Smart City richiede pertanto un ripensamento non solo nelle politiche della città, ma anche nel modo in cui queste vengono concepite, progettate, condivise e analizzate. Come indica il Report, “la Human Smart City si costruisce:
• Mettendo al centro le esigenze dei cittadini ed in generale dei «city users» (cittadino, ma anche pendolare, turista, lavoratore, consumatore, ecc.);
• Utilizzando il digitale come strumento di integrazione e accessibilità;
• Mirando alla «sostenibilità ambientale» (ed «economica») dell’ambiente urbano. Qualunque percorso della Human Smart City passa per le tre componenti: digitale, sostenibilità, dinamiche sociali.”

SUL PODIO ITALIANO MILANO, BOLOGNA E TORINO, MA SEGUONO LE MEDIE CITTÀ

Analizzando la top-ten dello Human Smart City Index 2022, sul podio si collocano Milano, Bologna e Torino, grandi centri urbani che spiccano tanto per la digitalizzazione e l’innovazione che per la vicinanza e l’accessibilità dei propri servizi metropolitani. Più nel dettaglio, Milano eccelle soprattutto grazie all’avanzamento della transizione digitale sia sotto l’aspetto delle infrastrutture (5G, IoT, ultra-broadband) che delle competenze dei cittadini e dell’utilizzo dei servizi online, mentre Bologna si conferma un modello nazionale per quel che riguarda gli investimenti nel settore sociale e il coinvolgimento dei cittadini nella vita sociale della città. Torino è invece premiata per il particolare impegno nelle questioni legate alla transizione ecologica, un aspetto confermato anche nel report Mapping the 30 Minute Cities del think tank britannico Centre for Cities, nel quale il capoluogo Piemontese viene elogiato per la capillarità dei servizi di trasporto pubblici (l’80% dei cittadini torinesi può raggiungere il centro della città in meno di 30 minuti con i mezzi pubblici) e per la prossimità urbana che consente ai residenti di raggiungere velocemente il posto di lavoro e i servizi pubblici.

Questi tre grandi centri abitati sono poi seguiti da cinque città medie, ovvero Trento, Parma, Bergamo, Padova e Brescia, mentre, in nona e decima posizione, compaiono due città metropolitane come Venezia e Firenze. Poco fuori dalle prime dieci posizioni c’è Roma, al 12° posto, che perde cinque posizioni rispetto all’Index 2020 principalmente a causa di un deciso ritardo in termini di transizione ecologica, mentre tra le città più piccole (ovvero con meno di 80.000 abitanti) spiccano Pordenone (21° posto), Pavia (24°), Mantova (26°), Cremona (30°) e Cuneo (35°). Come prevedibile, la classifica evidenzia come la dimensione delle città rimanga una variabile determinante in termini di digitalizzazione e innovazione delle policy urbane implementate. Ciò nonostante, le nuove esigenze legate a una maggiore “umanità” delle città, e di una maggiore armonia con la natura e con i tempi di vita, sta consentendo alle città più piccole di ridurre il distacco dalle città più grandi, in particolare grazie al peso crescente destinato agli indicatori relativi ai Comportamenti dei cittadini.

RIMANE NETTO IL DIVARIO NORD-SUD

Di grande interesse nel report di EY è anche lo “Smart Human divide”, analisi che studia il divario geografico in termini di innovazione e progettazione sociale e digitale degli spazi urbani. I dati riportati fanno emergere un quadro estremamente disomogeneo, frutto dell’incontrastato divario che separa le regioni del Settentrione dal resto del nostro paese nella maggior parte dei temi riguardanti lo sviluppo economico e occupazionale. Difatti, tra le 40 città del Sud & Isole solamente 3 città metropolitane sono nella prima fascia della classifica (dal 1° al 37° posto nel ranking): queste sono Cagliari, prima città del Sud al 19° posto a livello nazionale, seguita da Napoli, al 34° posto, e Bari, al 36°. Viceversa, al Nord, ben 29 città sono in questa prima fascia del ranking, 12 nella seconda (dal 38° al 73° nel ranking) e solo 6 nella terza fascia (74°-109°). Più equilibrata la situazione del Centro, dove delle 22 città presenti, 5 città sono in prima fascia, 12 in seconda e 5 in terza.

Uno scenario simile era già emerso anche del rapporto ICity Rank 2021 del ForumPA presentato lo scorso autunno al FORUM PA City, che, a differenza dell’indicatore citato nei paragrafi precedenti, concentra tuttavia la valutazione sulla trasformazione digitale. Il podio in questo caso vedeva al primo posto Firenze (prima anche nell’edizione 2020), seguita al secondo e terzo posto da Milano e Bologna. Seguono i capoluoghi metropolitani di Roma e Torino, affiancati da città di medie dimensioni del Nord Italia come Modena, Bergamo e Trento. Anche in questa analisi si rileva pertanto un ritardo dei capoluoghi meridionali che risultano difatti raggruppati nella parte bassa della graduatoria nazionale in termini di policy urbane volte alla digitalizzazione. Solo alcune grandi città sembrano salvarsi: Cagliari al 9° posto, che si conferma prima città del Mezzogiorno in questo settore, Palermo al 12°, che eccelle nell’ambito degli Open Data, Bari al 20°, tra le migliori in Italia per disponibilità dei servizi online, e Napoli che, grazie al massimo dei voti nell’ambito delle app municipali e della comunicazione social, scala 11 posizioni in un anno piazzandosi al 26°posto. In generale, tuttavia, confrontando il punteggio medio delle città del Mezzogiorno con quello nazionale si vede uno scarto complessivo nella trasformazione digitale di circa il 25%, che supera il 40% in ambiti come gli open data e le reti di Wi-Fi pubblico.

CONCLUSIONI

La crescente attenzione di studiosi e policy maker sull’economia e la progettazione urbana conferma che i prossimi anni saranno cruciali per il futuro della città nel mondo e, soprattutto, in Italia. Nell’ultimo ventennio sono infatti solo poche le città italiane che sono riuscite a stare al passo con i tempi approfittando delle innovazioni digitali e delle opportunità delle connessioni internazionali per ampliare la qualità, l’accessibilità e l’efficienza dei propri servizi. Nella speranza che i finanziamenti resi disponibili per la digitalizzazione e la sostenibilità siano efficacemente indirizzati al superamento delle forti disparità territoriali, è indubbio che, a seguito della pandemia, si attenda ora una risposta da parte di sindaci e amministratori locali di tutto il paese su politiche innovative che coniughino l’indispensabilità della transizione al digitale con la rinnovata esigenza di maggiore qualità della vita in tutti i contesti urbani.