L’Italia nel DESI 2022: accelera la transizione digitale, ma pesa il nodo competenze

Articolo
Daniela Suarato
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L’Italia continua a farsi strada nella classifica del Digital Economy and Society Index (DESI), l’indice della Commissione Europea che dal 2014 monitora lo sviluppo del settore digitale nei Paesi UE. L’edizione DESI del 2022 vede il nostro Paese avanzare di due posizioni, salendo dal ventesimo al diciottesimo posto. L’Italia, insieme alla Grecia e al Portogallo, è tra i Paesi europei ad aver registrato i maggiori progressi negli ultimi anni: appena due anni fa si posizionava in coda alla classifica, venticinquesima tra i 27 Stati Membri. Tuttavia, nonostante l’avanzamento proceda a ritmi sostenuti, da Bruxelles arriva l’invito a colmare delle carenze significative, soprattutto sul fronte del capitale umano e delle competenze digitali. Viste le dimensioni dell’economia italiana, sottolinea la Commissione, è fondamentale che l’Italia continui a compiere progressi nel campo del digitale per consentire all’intera Unione Europea di raggiungere gli obiettivi del decennio digitale per il 2030.

Fonte: Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) 2022, Commissione Europea

 

Il DESI è stato modificato nel 2021 proprio per monitorare il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi fissati in ambito europeo. Attualmente, l’indicatore è strutturato sulla base di quattro dimensioni (che corrispondono ai quattro settori principali della bussola per il digitale): capitale umano, connettività, integrazione della tecnologia digitale e servizi pubblici digitali. Questa struttura ha sostituito la precedente a cinque dimensioni e ha visto l’introduzione di nuovi indicatori, come ad esempio la percentuale di imprese che utilizzano la fatturazione elettronica e quelle che offrono formazione ai propri dipendenti in materia di ICT. La Commissione Europea ha inoltre annunciato che la struttura del DESI verrà ulteriormente adeguata nei prossimi anni per allinearla ancora più rigorosamente agli obiettivi della bussola per il digitale.

Rispetto alle singole dimensioni che quest’anno compongono il DESI, l’Italia ottiene buoni risultati sia per quanto riguarda la connettività, sia per l’integrazione della tecnologia digitale, posizionandosi rispettivamente al settimo e all’ottavo posto in classifica. Guardando agli indicatori che compongono la dimensione “connettività”, i progressi più significativi si registrano per la copertura dal 5G: nel 2020 le zone abitate coperte rappresentavano appena l’8%, mentre nel 2021 questo dato sale al 99,7%. Ma va precisato che siamo ancora nella fase del 5G Non-Standalone (NSA), ovvero una rete che si appoggia sulla rete mobile sottostante 4G. Il 5G Standalone (SA) si basa, invece, su infrastrutture dedicate ed è ancora lontano dall’essere diffuso sul territorio italiano. Cresce anche la percentuale delle famiglie coperte dalla banda larga ultraveloce (NGA) che passa dal 93% al 97%, ma resta ben al di sotto della media europea la copertura della rete fissa ad altissima capacità, che interessa solo il 44% delle famiglie, contro il 70% della media UE.

Riguardo all’integrazione della tecnologia digitale, il 60% delle PMI italiane ha un livello di intensità digitale almeno di base, un buon risultato per le nostre imprese, considerando la media europea del 55%. Ma l’adozione delle tecnologie varia a seconda della tipologia. Il 95% delle aziende utilizza la fatturazione elettronica, un risultato stabile rispetto all’anno scorso e dovuto principalmente ai recenti interventi legislativi. Buona anche la diffusione dei servizi cloud, mentre è ancora bassa la percentuale di imprese che utilizza i big data (9%) ed è poco diffuso il commercio elettronico (9%).

Molto più lenti i progressi nell’ambito dei servizi pubblici digitali, quest’anno l’Italia arretra di una posizione e si colloca 19° tra i Paesi UE. Soltanto il 40% dei cittadini, contro il 65% della media UE, ricorre ai servizi di e-government. Risultano sotto la media anche l’offerta di servizi pubblici digitali per i cittadini e per le imprese, nonché l’offerta di moduli precompilati, mentre i risultati sono migliori per quanto riguarda gli Open Data. Tuttavia, sebbene i risultati non siano ancora pienamente visibili negli indicatori DESI, l’Italia ha adottato misure significative per accompagnare la PA nel processo di digitalizzazione e ammodernamento. Secondo Bruxelles, la tempestiva attuazione delle misure previste nel PNRR sarà fondamentale per superare i ritardi accumulati negli anni.

Tuttavia, affinché la tanto auspicata digitalizzazione del settore pubblico abbia veramente un senso, è necessario che i cittadini e le imprese siano in grado di usufruire dei servizi digitali offerti dalla pubblica amministrazione. Purtroppo, la dimensione del DESI che misura le competenze digitali del “capitale umano” nel nostro Paese ci restituisce un quadro piuttosto drammatico. L’Italia si posiziona al venticinquesimo posto su 27 Paesi Membri, fanno peggio di noi solo Polonia, Bulgaria e Romania. Oltre la metà dei cittadini italiani non possiede competenze digitali di base; dunque, siamo ancora molto lontani dall’obiettivo dell’80% fissato nell’ambito del decennio digitale europeo. Soltanto il 23% dei cittadini italiani possiede competenze digitali superiori a quelle di base mentre il 58% è in possesso di competenze di base in materia di creazione di contenuti digitali. Pochissimi i laureati nel settore ITC, l’1,4% rispetto alla media europea che raggiunge quasi il 4%. Ad oggi, gli specialisti ICT in Italia rappresentano il 3,8% della popolazione in età lavorativa e di questi solo il 16% è di sesso femminile. Infine, soltanto il 15% delle imprese italiane fornisce ai propri dipendenti formazione in materia di ICT.

MISURE PER LO SVILUPPO DELLE COMPETENZE DIGITALI NEL PNRR

Dunque, è necessario un deciso cambio di passo per promuovere la cultura digitale. Una spinta importante in questa direzione potrebbe provenire dal PNRR, nell’ambito del quale è stato stanziato un importante ammontare di risorse per affrontare il tema delle competenze digitali. Sono previste una serie di misure rivolte sia ai cittadini, sia alla pubblica amministrazione e alle esigenze del mercato del lavoro. Circa 600 milioni andranno a rafforzare il “Servizio Civile Digitale”, un programma che mobilita giovani volontari con l’obiettivo di offrire ai cittadini formazione in materia di competenze e capacità digitali. A dicembre 2021 è stato pubblicato il primo bando per selezionare più di 1.000 giovani, l’obiettivo è quello di coinvolgere un totale 9.700 volontari nei prossimi tre anni. Altri 135 milioni sono invece destinati al potenziamento delle Reti di Facilitazione Digitale, ovvero dei punti di accesso fisici che forniscono formazione in presenza e a distanza per promuovere l’inclusione digitale. L’avvio del progetto è stato ufficializzato lo scorso 21 giugno e l’obiettivo è quello di creare 3.000 punti di facilitazione sul territorio nazionale in modo da raggiungere 2 milioni di cittadini. Per quanto riguarda le competenze avanzate, il piano dovrebbe finanziare, con 240 milioni, l’istituzione di corsi di dottorato in nuove tecnologie e arricchire l’offerta accademica nel campo delle tecnologie digitali. Altre misure prevedono sostegni, in termini di formazione digitale, ai lavoratori disoccupati o in transizione. A tal proposito, verso la fine del 2021 sono stati lanciati il programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei lavoratori), a cui sono dedicati 4,4 miliardi di euro, e il Piano Nazionale Nuove Competenze. Sono previsti anche investimenti per lo sviluppo delle competenze digitali nel settore pubblico, nonché l’attuazione di una seri di riforme riguardanti il sistema di istruzione (Scuola 4.0) e formazione professionale (Riforma del sistema di formazione professionale terziaria “ITS”).

L’Italia sta muovendo i primi passi, ma resta ancora molto da fare in tema di competenze digitali. Da questo punto di vista, il PNRR rappresenta uno strumento chiave per dare uno slancio decisivo al processo di transizione digitale. Come sottolinea la Commissione Europea, “una robusta attuazione delle iniziative intraprese negli ultimi anni e delle misure previste nel piano per la ripresa e la resilienza può rappresentare un importante cambiamento di passo e un’opportunità per promuovere la digitalizzazione in tutto il Paese”.