Superbonus 110%, la misura non convince Banca d’Italia


Daniela Suarato

L’efficienza energetica rappresenta da tempo una priorità strategica per l’Italia e gli attuali scenari geopolitici rendono ancora più urgente produrre avanzamenti consistenti su questo fronte. Negli ultimi anni, è stata rivolta particolare attenzione all’efficientamento energetico del settore residenziale, il quale costituisce una leva importante per ridurre il consumo di energia nel nostro Paese. Rispetto all’inizio del millennio, il fabbisogno energetico di questo comparto è cresciuto, complici la diffusione degli elettrodomestici e, più in generale, l’aumento del numero di abitazioni. A tal proposito, l’indagine sul monitoraggio delle prestazioni energetiche del mercato immobiliare, frutto della collaborazione tra l’ENEA, I-Com e la Fiaip, evidenzia che nel 2021 gli immobili appartenenti alla classe energetica G risultavano ancora i più diffusi nel nostro Paese. D’altro canto, emerge anche un chiaro incremento delle ristrutturazioni e una transizione verso classi energetiche più performanti, sostenuta da numerose agevolazioni fiscali. Come è noto, a sostenere il comparto delle riqualificazioni energetiche è intervenuta in particolare la misura del Superbonus 110%, introdotta con il decreto Rilancio (decreto-legge 19 maggio 2020). Il Superbonus 110% va ad affiancare altri incentivi fiscali già in vigore da diversi anni (l’ecobonus a varie aliquote, il bonus casa e il sisma bonus), con l’obiettivo di promuovere la rapida riqualificazione degli edifici residenziali italiani, oltre che l’adeguamento sismico.

Secondo i dati ENEA, al 30 settembre 2022, risultavano in corso 307.191 interventi incentivati con il Superbonus 110%, per circa 51,2 miliardi di investimenti, di cui quasi il 70% (35,3 miliardi) per lavori già conclusi. Le detrazioni già maturate per i lavori conclusi ammontano a 38,8 miliardi; complessivamente, gli interventi comporteranno detrazioni per più di 56 miliardi di euro. Più della metà degli interventi (58,2%) è su edifici unifamiliari, il 29,5% è su unità immobiliari funzionalmente indipendenti, mentre solo il 12,3% interessa i condomini. Tuttavia, nonostante i condomini mostrino una quota ridotta sul totale degli interventi, presentano allo stesso tempo un valore dell’investimento medio molto maggiore rispetto alle altre categorie di immobili e pari a 585 mila euro. L’investimento medio per gli edifici unifamiliari si attesta a 113 mila euro, e per le unità funzionalmente indipendenti a 97 mila euro. Ne segue che il 43% degli investimenti ammessi a detrazione riguarda i condomini, il 40% gli edifici unifamiliari e il 17% le unità immobiliari funzionalmente indipendenti.

È possibile, inoltre, analizzare la distribuzione regionale degli investimenti incentivati. La regione italiana in cui sono in corso più interventi è la Lombardia (47.288, il 15% del totale nazionale), seguita dal Veneto (37.675) e dal Lazio (26.938). Al contrario, le regioni che mostrano il minor numero di interventi sono la Basilicata (3.405), il Molise (2.022) e la Valle d’Aosta (659). Questa graduatoria riflette, naturalmente, il numero degli abitanti residenti in ogni regione. Rapportando il numero degli interventi a quello degli abitanti, otteniamo una classifica molto diversa. Al primo posto troviamo il Veneto con 7.762 interventi per milione di abitanti. Successivamente si collocano la Sardegna (7.158) e il Molise (6.818). In fondo alla graduatoria si posizionano il Trentino – Alto Adige (4.380), la Campania (3.223) e la Liguria con soli 2.603 interventi per milione di abitanti.

La Basilicata presenta il valore più elevato di investimento medio (2217.477) mentre la Toscana il valore più basso (132.508). In generale, le regioni di dimensioni maggiori mostrano valori assoluti più elevati. La Lombardia, infatti, rappresenta il 17% del valore nazionale degli investimenti ammessi al Superbonus 110%, il Veneto e il Lazio circa il 10%, la Campania e l’Emilia-Romagna circa l’8%.

L’obiettivo principale del Superbonus 110% è quello di promuovere la crescita sostenibile, incentivando l’efficientamento energetico e l’adeguamento sismico delle abitazioni. Ma la misura non convince Banca d’Italia, secondo cui i benefici ambientali legati al Superbonus 110% non giustificano l’ingente ammontare di risorse – quasi 14 miliardi – destinato al suo finanziamento. Lo studio pubblicato recentemente si basa su un’analisi costi-benefici. Si tratta di una tecnica di valutazione degli investimenti ampiamente utilizzata, che affonda le sue radici nella teoria economica neoclassica. Tale tecnica si basa sulla quantificazione monetaria dei costi e dei benefici associati ad un dato investimento. In particolare, l’obiettivo dei ricercatori è stato quello di quantificare il beneficio associato alla riduzione attesa delle emissioni derivante dagli investimenti “verdi” contenuti nel PNRR, per poi confrontarlo con il costo degli investimenti, e valutarne quindi la convenienza dal punto di vista economico. Per operare questo confronto, è stato utilizzato il concetto di social cost of carbon (SCC), ovvero il costo monetario attuale dei danni causati dal rilascio, presente o futuro, di un’unità addizionale di gas serra nell’atmosfera. Dall’analisi emerge che, per la maggior parte degli investimenti, i benefici ambientali superano i costi solo se questi ultimi vengono attualizzati utilizzando un tasso di sconto che si aggira intorno al 2% e se viene dato un peso maggiore ai danni che le emissioni causano nei paesi in via di sviluppo. In alcuni casi, pur utilizzando un tasso di sconto maggiore, i progetti potrebbero comunque rivelarsi convenienti se si tenesse conto anche dei benefici non ambientali. Per quanto riguarda il Superbonus 110% nello specifico, lo studio conclude che si tratta di una misura di contrasto al cambiamento climatico che nella sua formulazione attuale risulta poco conveniente. Pur utilizzando un tasso di sconto del 2%, l’investimento verrebbe completamente ripagato soltanto nel 2067. Con tassi di sconto più elevati, il bonus riuscirebbe a ripagarsi soltanto dopo il 2100. Per rendere la misura economicamente conveniente, nello studio viene considerata la possibilità di abbassare la percentuale di detrazione, portandola ad esempio al 40%.

Resta da vedere quale sarà la strada scelta dal nuovo Governo in relazione al Superbonus 110%. Intanto, nella nuova circolare n. 33/E dell’Agenzia delle Entrate sono state fornite specificazioni su alcuni temi complessi, come la responsabilità in caso di cessioni dei crediti. L’obiettivo è quello di favorire la ripartenza del mercato della cessione del credito, che da mesi si trova in una situazione di stallo. L’unica cosa certa è che, ad oggi, il futuro del Superbonus appare estremamente incerto.