La sfida italiana delle competenze digitali. Dai numeri alle iniziative di policy

Approfondimento
Silvia Compagnucci
competenze

In un mondo che si esprime e si sviluppa sempre più attraverso il canale digitale, le competenze digitali rappresentano uno dei pilastri irrinunciabili per garantire una società inclusiva in cui i diritti fondamentali possano trovare effettivo esercizio ed efficace tutela.

Il Rapporto annuale dell’Istituto per la Competitività (I‐Com) su reti e servizi di nuova generazione “DON’T STOP “IT” NOW. Le politiche per muovere la trasformazione digitale dell’Italia tra bussola UE e PNRR” presentato lo scorso 25 ottobre, ha analizzato il processo di digitalizzazione dell’Italia e dell’UE ed ha evidenziato un enorme ritardo dell’Italia nelle competenze digitali da colmare rapidamente se si ambisce a ricoprire un ruolo da protagonista nel contesto europeo e globale.

IL RITARDO ITALIANO NELLE COMPETENZE DIGITALI

Se forte è la consapevolezza dell’importanza delle competenze digitali per la digitalizzazione e la competitività dell’UE, altrettanto forte è la consapevolezza circa la necessità di accelerare a livello nazionale su tale fronte. L’ultima release dell’indice DESI che, come noto, registra i progressi compiuti negli Stati membri dell’UE in ambito digitale analizzando, in particolare, capitale umano, connettività, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali, colloca l’Italia al 18° posto, in risalita di due posizioni rispetto al 2021. Con riguardo al capitale umano, invece, l’Italia si colloca ad un non lusinghiero 25° posto.

Se si guarda alle varie componenti, particolarmente allarmanti i dati sulle competenze digitali. In Italia, infatti, ancora il 38% degli individui possiede competenze minime o nulle, mentre soltanto il 46% competenze di base. Molto bassa anche la percentuale di laureati TIC pari all’1,4% nel 2020, il dato più basso registrato nell’UE così come limitata la percentuale di specialisti TIC di sesso femminile (16% nel 2021).

Si tratta di dati decisamente preoccupanti che si traducono, inevitabilmente, in un ridotto ricorso ai servizi digitali tanto che in Italia l’11% degli individui non ha mai usato internet, solo il 51% degli individui nel 2021 ha compiuto acquisti online (a fronte del 67% a livello UE), solo il 45% ha utilizzato l’internet banking e percentuali di individui decisamente inferiori alla media europea si sono serviti del canale digitale per trovare informazioni da siti web delle autorità pubbliche (26% vs 47%), interagire con le autorità pubbliche (34% vs 58%), scaricare moduli ufficiali (27% vs 38%) ed inviare moduli compilati (23% vs 44%).

Nonostante il ritardo sia grave, l’andamento temporale della componente capitale umano negli ultimi 5 anni segna tuttavia un incremento di oltre il 15% rispetto al valore del 2018, seconda soltanto al Portogallo (+26,8%) tra i principali Paesi europei, che fa ben sperare per il futuro soprattutto se si considera che il dato europeo ha al contrario subito una flessione di 4 p.p.

Elaborazione I-Com su dati DESI 2022

LE POLITICHE NAZIONALI A SOSTEGNO DELLE COMPETENZE

Con la consapevolezza del grave ritardo accumulato e con l’obiettivo di accelerare sul tema delle competenze, il 21 luglio 2020 è stata pubblicata la Strategia Nazionale per le Competenze Digitali, un percorso a tappe e obiettivi elaborato nel quadro dell’iniziativa “Repubblica Digitale” che rappresenta il primo piano di policy organico e multisettoriale del nostro Paese con l’obiettivo di duplicare la popolazione in possesso di competenze digitali avanzate, raggiungendo il 78% di giovani che possiedono una formazione superiore (pari al 68% nel 2019) e triplicare il numero dei laureati in ICT (solo l’1,3% nel 2019). A livello aziendale gli obiettivi riguardano l’incremento del 50% della quota di PMI che impiegano specialisti ICT (pari al 15% nel 2019) e a duplicare la quota di imprese che utilizza i big data. Tali obiettivi hanno trovato attuazione in un Piano Operativo, pubblicato a dicembre 2020, che individua 4 assi tematici di intervento – competenze digitali nel ciclo dell’istruzione e della formazione superiore, competenze nella forza lavoro attiva, competenze specialistiche ICT e competenze digitali dei cittadini declinati a loro volta in 41 linee di intervento e 111 azioni. Il 2 ottobre scorso, sulla base degli aggiornamenti intervenuti nel periodo 2020-2022, è stato pubblicato il nuovo Piano Operativo che va ad aggiornare tale piano mantenendone l’ambizione ma rimodulando azioni ed obiettivi anche alla luce di quanto previsto dal PNRR con lo scopo ultimo di colmare entro il 2025 il gap attuale rispetto a Paesi simili come Germania, Francia e Spagna. Il Piano operativo è dotato di un articolato sistema di indicatori che consentono di misurare il livello conseguito e i valori target per ogni dimensione di impatto, ovvero lo stato di avanzamento verso il conseguimento degli obiettivi della Strategia.

Nonostante la gravità del ritardo e la copiosità delle azioni da implementare, dal rapporto di monitoraggio pubblicato insieme al Piano sono emersi dati interessanti che fanno ben sperare: il trend medio annuo di miglioramento complessivo degli indicatori previsti dal Piano per l’Italia è del 3,3% rispetto all’1,6% della media UE, il 62% degli indicatori mostra variazioni positive, 2 target fissati nel 2020 per il 2025 sono già stati raggiunti (individui che utilizzano internet per svolgere corsi online, ora al 36% con target del 28%, e individui che utilizzano per internet per finalità educative, al 73% con target del 65%). Per quanto riguarda, invece, l’andamento degli indicatori sui 4 assi di intervento il rapporto registra un +5,8% rispetto al 9,2% dei Paesi UE nell’Asse 1 (istruzione e formazione superiore), un +1,4% rispetto al -1,5% dei Paesi UE nell’Asse 2 (forza lavoro attiva), un -6,8% rispetto al -4,1% dei Paesi UE nell’Asse 3 (competenze specialistiche ICT) ed infine un +10,5% rispetto al -0,1% dei Paesi UE nell’Asse 4 (cittadini).

Se l’andamento del Piano dunque mostra dati incoraggianti, correlati al Piano Operativo abbiamo numerosi altri documenti tra cui il Programma Strategico per lIntelligenza Artificiale (IA) 2022-2024 che prevede una serie di interventi per il rafforzamento delle competenze di IA nella Pubblica Amministrazione, per la promozione di corsi e carriere in materie STEM per giovani e donne e per la diffusione di tecnologie di IA negli Istituti Tecnici Superiori (ITS) nelle aree di intervento, la Strategia Nazionale per la parità di genere 2021-2026 che mira, tra l’altro, alla promozione delle competenze tecnico-scientifiche, con particolare attenzione all’accesso all’educazione digitale e ai corsi STEM da parte delle ragazze, il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2021-2023 che comprende azioni tese allo sviluppo delle competenze digitali che coinvolgono tanto i cittadini quanto i dipendenti della PA. A ciò si aggiungono il Piano Nazionale Scuola Digitale, il Piano Transizione 4.0, il Piano Nuove Competenze (rifinanziato proprio in questi giorni) e il Programma Nazionale per la Ricerca 2021-2027 che secondo punti di vista diversi mirano tutti a rafforzare ed accrescere l’acquisizione e l’impiego delle competenze e professionalità digitali.

Il PNRR rappresenta il motore trainante prevedendo molte delle iniziative declinate in questi piani tra le quali spicca per importanza e possibile impatto la riforma degli ITS varata con la L. n. 99 del 15 luglio 2022. Si tratta di un intervento molto importante che sono solo ridefinisce le aree tecnologiche, focalizzando l’attenzione sulla transizione ecologica, compresi i trasporti, la mobilità e la logistica, la transizione digitale, le nuove tecnologie per il made in Italy, l’alto artigianato artistico, le nuove tecnologie della vita, i servizi alle imprese e agli enti senza fine di lucro, le tecnologie per i beni e le attività artistiche e culturali e per il turismo, le tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dei dati e l’edilizia, ma rafforza fortemente il legame col mondo delle imprese.

CONCLUSIONI

Il possesso di adeguate competenze digitali rappresenta la condizione ineludibile per non essere esclusi dalle straordinarie opportunità offerte dalla digitalizzazione e per non sabotare tutti gli sforzi messi in campo, dai vari stakeholder, per garantire un ecosistema digitale sicuro.

Il punto di partenza per il nostro paese non è certo esaltante ma le iniziative messe in campo sono numerose ed articolate così come sono importanti le risorse finanziarie stanziate dal PNRR e dai vari piani per favorire l’acquisizione delle competenze digitali sia di base che avanzate e lo sviluppo di quelle professionalità indispensabili per rendere l’Italia e l’UE protagoniste della transizione digitale.

L’Italia è la terza economia dell’UE per dimensioni, pertanto i progressi che riusciremo a compiere nei prossimi anni nella trasformazione digitale saranno cruciali per consentire all’intera UE di conseguire gli sfidanti obiettivi del decennio digitale per il 2030.

 

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.