Salute, ambiente, biodiversità e clima: a rischio l’approccio One Health

Articolo
Eleonora MAZZONI

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il tema della sanità territoriale è centrale e, nel primo semestre dell’anno in corso, sono stati adottati gli strumenti normativi che ne definiscono i requisiti. La nuova medicina territoriale vuole mettere a sistema il contributo di diverse figure professionali e garantire una presa in carico continuativa, integrata e multidimensionale dei pazienti, puntando sulla digitalizzazione dei servizi come fattore abilitante. Associato al voluto modello di assistenza territoriale, troviamo il nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico, in linea con un approccio integrato One Health. Quest’ultimo concetto è stato storicamente applicato alla salute animale, alla sicurezza degli alimenti, alle epidemie zoonotiche e all’antibiotico-resistenza, ma oggi è rivisto alla luce di alcuni fondamentali determinanti di salute della popolazione: l’inquinamento delle risorse naturali e la distruzione della biodiversità, la progettazione urbana e la pianificazione territoriale, produttiva e dei trasporti, la messa a frutto delle potenzialità tecnologiche e informatiche per salvaguardare l’integrità del pianeta. Non a caso il legame tra la salute e queste ultime, in un’ottica One Health emerge anche nella Missione 2 del PNRR “Rivoluzione verde e transizione ecologica” che interviene su aspetti che vengono definiti essenziali per tutelare la salute dei cittadini.

Allo stesso tempo la linea di investimento “Salute, ambiente, biodiversità e clima” , inserita nel nuovo assetto di prevenzione collettiva e sanità pubblica, è finanziata per 500 milioni di euro dal PNC (Piano Nazionale per gli investimenti Complementari al PNRR) e con il Decreto del Ministero della Salute pubblicato il 9 giugno 2022 sono stati definiti i compiti che i soggetti parte del Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (SNPS) svolgono. Più di recente (lo scorso 18 ottobre) il Ministero stesso ha pubblicato un secondo bando, per la presentazione e selezione di progetti di ricerca applicata afferenti a questo investimento. I progetti sono relativi all’accesso universale all’acqua e alla prevenzione dei rischi sanitari emergenti associati a cambiamenti ambientali e socio – economici, nuove tecnologie, politiche energetiche, trasporti, transizione verde. Le prossime tappe, previste per il 2023, prevedono una spesa a valere sull’investimento complessivo pari a 155,8 milioni di euro e, entro marzo, dovranno essere pubblicati, aggiudicati e avviati gli interventi per il 5% del rafforzamento complessivo delle strutture regionali (SNPS SNPA) e per il 25% del rafforzamento complessivo delle strutture nazionali. Entro dicembre dello stesso anno la percentuale regionale dovrà salire al 10%.

Già nel 2018 il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC, 2018) aveva sottolineato alcune barriere che ostacolavano lo sviluppo di una reale strategia One Health. Tra queste comparivano la mancata condivisione di dati tra i diversi settori e di un database comune dei dati di origine ambientale, animale e umana, nonché di protocolli per la condivisione delle informazioni in caso di situazioni emergenza. Oggi il timore è che l’investimento stanziato resti privo di effetti e si traduca in azioni poco adatte ad essere implementate, tanto che la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), durante un recente convegno, ha espresso le sue perplessità presentando una call for action all’attuale Governo del nostro Paese.

Secondo la SIMA sarebbe necessario organizzare una rete di articolazioni territoriali esplicitamente dedicate ai determinanti ambientali della salute e coordinata a livello centrale. Questo assetto manca nel disegno del sistema SNPS e la gestione rischia quindi di finire, a cascata, in capo alle aziende sanitarie locali proprio quando, invece, l’assetto funzionale stesso dell’assistenza sul territorio dovrebbe essere al centro di una importante riforma. Manca, inoltre il collegamento con il Livelli Essenziali di Assistenza, la cui governance già ormai rappresenta un tallone d’Achille per il nostro Servizio Sanitario Nazionale che dal 2017 ancora non è giunto a garantirne l’effettivo aggiornamento ed erogazione in mancanza del decreto che fissa le tariffe. Il legame tra i multiformi fattori di rischio presenti nei contesti di vita dei cittadini e la loro salute sarebbe peraltro inclusa nei nuovi LEA. Il problema più significativo, segnala sempre la SIMA, è purtroppo ancora in linea con quanto segnalato dall’ECDC nel 2018: manca la capacità di raccogliere in modo strutturale i dati relativi all’impatto ambientale sulla salute e, quindi, la possibilità di stimare gli esiti di salute legati al superamento delle soglie di riferimento.

Insomma, anche per quanto riguarda il legame tra ambiente e salute sarebbe necessario riuscire a stratificare la popolazione per fattori di rischio per una efficace presa in carico dei cittadini e pianificazione delle politiche per la salute sui territori. Non sembra sufficiente, tuttavia, né l’impianto fornito dal PNRR né, tantomeno, quello fornito dal DM 77 / 2022 che ancora non integra in modo funzionale le attività di prevenzione e promozione della salute all’interno del rinnovato setting dell’assistenza territoriale, aumentando il rischio, tutto italiano, che ogni Regione si muova in autonomia.