ChatGPT, hype o game changer? Microsoft investe 10 miliardi

Approfondimento
Lorenzo Principali

ChatGPT è la nuova applicazione di intelligenza artificiale capace di raggiungere 1 milione di utenti dopo appena 5 giorni dal lancio. Attualmente Microsoft è in trattativa con OpenAI – l’organizzazione dietro ChatGPT fondata da Sam Altman e Elon Musk – per l’acquisto di quote per circa $ 10 miliardi.

Come noto, Microsoft aveva già investito $ 1 miliardo in OpenAI, avendone intuito il potenziale in anticipo rispetto ai competitors. I rumors, riportati da Semafor e ripresi da Reuters e Bloomberg, parlano di un complicato accordo in cui l’azienda otterrebbe il 75% dei profitti di OpenAI fino a quando non recupererà l’investimento. Raggiunta questa soglia, si tornerebbe a un assetto che rifletterebbe la proprietà di OpenAI, con Microsoft al 49%, altri investitori con un ulteriore 49% complessivo e al 2% la società madre no-profit di OpenAI.

Nel complesso, questa mossa potrebbe condurre a sviluppi sorprendenti nel campo della produttività da “ufficio”, nella ricerca sul web e persino nella generazione di contenuti. Microsoft risulterebbe interessata ad integrare alcune delle funzionalità di ChatGPT nei propri programmi Office, in particolare Word, Outlook, e forse ancora nel proprio motore di ricerca Bing.

ChatGPT. Cos’è e come funziona

ChatGPT è un modello di linguaggio di generazione di testo sviluppato da OpenAI. Si basa su una versione addestrata di GPT-3, uno dei modelli di linguaggio più grandi mai creati, con 175 miliardi di parametri. ChatGPT è stato addestrato su un vasto corpus di testo proveniente da fonti come conversazioni, notizie e libri, in modo che possa generare testo in modo naturale e plausibile in una varietà di contesti. Il modello utilizza una architettura di Transformer, che è un’architettura di apprendimento profondo che è particolarmente adatta per il trattamento del testo. La rete è composta da una serie di strati di attenzione e di feed-forward, che consentono al modello di capire il contesto del testo e generare testo plausibile in risposta. ChatGPT può essere utilizzato per una varietà di compiti come la generazione di testo, la traduzione automatica, la generazione di domande e risposte, e la generazione di riassunti automatici. È possibile utilizzarlo in modo interattivo, dove l’utente può digitare una domanda o un’affermazione e il modello genera una risposta plausibile. È anche possibile utilizzarlo in modo non interattivo, dove il modello è in grado di generare testo autonomamente in base alle specifiche fornite. Il modello è stato addestrato con una grande quantità di dati, quindi è in grado di generare testo plausibile e naturale. Tuttavia, essendo un modello di generazione di testo, è ancora limitato dalla qualità e dalla quantità dei dati di addestramento, quindi può generare testo che contiene errori o inappropriato in determinate situazioni.

Funziona bene? Beh, basti pensare che questo paragrafo l’ha scritto direttamente “lei”. A parte qualche ripetizione e uno stile un po’ schematico, non sembra affatto male.

Le funzionalità più interessanti

Le funzionalità sono molteplici. Su LinkedIn circolano liste contenenti fino a 50 modalità inedite in cui utilizzare la nuova applicazione. Non ci esprimiamo sulla parte di generazione di codice ma passiamo direttamente alle due funzionalità più interessanti per l’utente medio: la creazione di contenuti originali e la ricerca. Per quanto concerne il primo aspetto, l’utilizzo di chatGPT in termini di interazione è piacevolmente sorprendente. Non ci era mai capitato di intrattenere conversazioni così interessanti con entità “non senzienti”. A livello di produzione originale di contenuti i risultati sono senz’altro di grande impatto. L’applicazione riesce a creare testi organici, sensati e ben strutturati. Ad uno sguardo più attento però, si osservano alcuni limiti, oltre a quelli visti nel paragrafo precedente, a livello di sintassi. Pensavamo che ciò fosse dovuto anche alla lingua utilizzata, in questo caso l’italiano. Abbiamo provato a chiederne conto alla diretta interessata, la quale ha confermato, pur difendendo la propria professionalità.

 

 

A livello creativo emergono risultati divergenti. Assolutamente sensazionale il fatto che il sistema sia in grado di rispondere alla stessa richiesta di contenuti creativi (nel nostro caso, “un racconto per bambini con torte e pirati”) in modi sempre diversi. Per lo stesso motivo, i risultati sono altalenanti, taluni molto gradevoli, talaltri più banali. Inoltre, secondo alcuni esperti che l’hanno testata con appositi strumenti, la creazione di contenuti originali risente talvolta di un certo livello di “plagio” rispetto a testi già esistenti, in una misura compresa tra il 10% e il 30% per brano.

La scrittura di contenuti tecnici

Molto più controverso chiedere a ChatGPT di scrivere contenuti tecnici. Ad esempio, alla nostra domanda di redigere un articolo sulla cybersecurity in Italia, all’interno di un testo basico ma ben scritto e ben strutturato sono stati citati a sproposito l’AISI ed un fantomatico Piano PNCyber del 2020. Alla nostra domanda sul perché di queste citazioni, la nostra amica virtuale si è scusata per l’errore e ha provato a correggere il tiro.

Tale tema conduce al secondo aspetto fondamentale, quello della ricerca.

 

La ricerca di informazioni e documenti

Abbiamo cercato di capire le fonti utilizzate da ChatGPT chiedendolo alla diretta interessata, la quale è risultata più che reticente ad indicarle. Inoltre, secondo quanto si apprende dalla stessa applicazione e da alcuni esperti intervenuti su twitter, ChatGPT non ha accesso “continuo” a Internet, ma utilizza un modello addestrato su un set di dati statici estratti da Internet e da altre fonti in un momento preciso. Pertanto è plausibile che, per farlo funzionare come un motore di ricerca “attualizzato”, sia necessario riqualificare continuamente il modello in tempo reale con nuove informazioni, operazione tutt’altro che semplice.

Questo aspetto apre inoltre l’interrogativo sulla effettiva capacità di questo strumento di individuare documenti sul web. Ai nostri (pochi) test ha fornito risultati discordanti. Ad esempio, non è riuscito a trovare il piano nazionale di ripresa e resilienza della Francia. In particolare, non pare in grado di trovare pdf. In compenso è sempre molto abile ad articolare risposte molto esaurienti sugli argomenti più disparati.

 

 

Osservazioni conclusive

Nel complesso, la nuova applicazione di OpenAi sembra avere interessantissime possibilità di evoluzione, ma non è chiaro quali sviluppi di business potrebbero nascere. Al momento non esiste un modello di business propriamente detto. Inoltre, lo stesso Sam Altman ha messo in guardia da un suo utilizzo per “cose importanti”.

Una possibile integrazione di ChatGPT con Office sarebbe senza dubbio interessante (in molti sogniamo un documento capace di formattarsi da solo o una tabella Excel che si auto genera sulla base dei nostri suggerimenti, magari verbali) ma le sue applicazioni pratiche devono probabilmente ancora vedere la luce (e speriamo siano decisamente migliori rispetto ai tentativi di qualche anno fa).

Rispetto al search, il nodo è relativo all’integrazione tra questa nuova tecnologia e l’aggiornamento del “dataset” in tempo pressoché reale (o almeno di un’indicizzazione costante). Al momento, secondo la stessa ChatGPT, ciò non sarebbe possibile, o sarebbe estremamente costoso in termini di tempo e calcolo.

A livello creativo, gli sviluppi sono senz’altro interessanti. Sebbene non in grado di sostituire interamente un autore, l’applicazione appare ottima nel creare testi base o scrivere alcuni parti (es. introduzioni o descrizioni) in cui è minore la necessità di analisi qualitative.

Il livello raggiunto rende ChatGPT assolutamente in grado di scrivere testi che sembrano ideati da esseri umani. Appare quindi verosimile che, in tal senso, la svolta sia paradigmatica, forse più di quanto possiamo accorgerci al momento. A pensarci bene, non siamo ancora riusciti a definire un modello di interazione con gli strumenti esistenti – ad esempio rispetto all’uso dello smartphone in classe o alla possibilità di utilizzare internet nella maggior parte di test, esami e concorsi – sebbene già da diversi questi dispositivi consentono di accedere in tempo reale a gran parte della conoscenza mondiale.

E’ quindi verosimile che molti utilizzeranno il nuovo strumento per scrivere testi in propria vece, magari all’inizio rivedendoli e poi, progressivamente, lasciandoli così come sono. D’altro canto, l’utilizzo (più e meno esplicito) di contenuti estratti dal web “così come sono” già avviene spesso a livello scolastico e, talvolta, anche a livello lavorativo. Probabilmente è troppo presto per dirlo. Allo stato attuale, è possibile affermare che l’ “addomesticamento” di questa nuova tecnologia è ancora tutto da scrivere.

 

 

 

Direttore Area Digitale dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Lorenzo Principali si occupa di economia dei media, servizi web e tlc. Ricercatore dal 2007, sino al 2012 ha collaborato con l’Istituto di Economia dei Media, svolgendo analisi e consulenze per i maggiori operatori nazionali e internazionali.