Cosa pensano gli italiani del SSN? Il 70% è favorevole ai servizi digitali in medicina


Articolo
Maria Rosaria Della Porta

Più della metà degli italiani (55%) considera la sanità la prima area su cui il nuovo Governo dovrebbe investire più urgentemente. Seguono poi il lavoro (48%) e i costi dell’energia (47%). È quanto emerge dal sondaggio “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo SSN” condotto da IPSOS nel dicembre 2022 su un campione di mille persone di età compresa tra i 18 e i 75 anni e presentato a Roma nel corso della quinta edizione dell’Inventing for Life Health Summit organizzato da MSD Italia per esplorare gli argomenti chiave delle politiche sanitarie in Italia.

LA PRINCIPALE CRITICITÀ DEL SSN: I TEMPI DI ATTESA PER LE PRESTAZIONI

Quasi un italiano su tre (29%) ritiene che l’articolo 32 della Costituzione, che sancisce la salute come diritto fondamentale dell’individuo, non sia oggi pienamente rispettato.
Si tratta di un risultato molto interessante, che fotografa esattamente la percezione non proprio positiva che gli italiani hanno del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

È molto probabile, dunque, che i motivi di tale percezione debbano essere ricondotti ai problemi strutturali (carenza di personale, mancata riorganizzazione dell’assistenza territoriale, mancati investimenti in beni materiali, ecc.) che da anni affliggono la nostra sanità e che si traducono poi di fatto in lunghe liste di attesa per ogni tipo di prestazione, rendendo difficile la garanzia del diritto alle cure a tutti i cittadini italiani.

Infatti, a tal proposito, anche nell’ambito del sondaggio IPSOS è emerso che i tempi di attesa sono il principale disservizio riscontato dagli italiani quando si interfacciano con il SSN.

Investire nel personale e in una riorganizzazione più efficiente della sanità, basata, ad esempio, su una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, sono, pertanto, azioni prioritarie da intraprendere per poter dare una risposta adeguata ai crescenti bisogni di salute della popolazione e per poter finalmente contare su un sistema sanitario universale, che non lascia indietro nessuno.

LE PRIORITÀ DEL SSN

Inoltre, secondo la maggioranza degli intervistati, le tre priorità su cui si dovrebbero concentrare nei prossimi anni gli sforzi del Servizio Sanitario Nazionale sono: pronto soccorso e servizi di emergenza, assistenza ospedaliera e prevenzione.

La prevenzione è sicuramente un tema cruciale, soprattutto nell’area oncologica. Infatti, secondo il 72% degli intervistati, la campagna di screening in oncologia dovrebbe essere quella su cui il SSN dovrebbe investire maggiormente nei prossimi anni.

LA NECESSITA’ DI POTENZIARE LA SANITA’ PUBBLICA E DI AMPLIARE IL RUOLO DELLE REGIONI E DEI CITTADINI

Dal sondaggio emerge anche che la metà della popolazione, soprattutto al nord, concorda sulla necessità di potenziare il sistema sanitario pubblico, compresa l’assistenza farmaceutica pubblica, e il 29% si aspetta che il nuovo governo intervenga proprio a favore della sanità pubblica rispetto a quella privata. Inoltre, due italiani su cinque ritengono che per migliorare l’efficienza dell’assistenza sanitaria sia necessario aumentare il ruolo delle Regioni. Circa metà della popolazione, poi, concorda sul fatto che i pazienti debbano essere parte attiva nei processi decisionali di cura.

TRASFORMAZIONE DIGITALE E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: DUE LEVE PER MIGLIORARE L’ASSISTENZA SANITARIA IN ITALIA

Infine, per migliorare l’assistenza sanitaria del nostro Paese bisogna accelerare il processo di digitalizzazione e puntare sull’intelligenza artificiale, due azioni ritenute strategiche da circa il 40% degli intervistati. Due italiani su cinque, infatti, sono fortemente favorevoli ad un uso più ampio della telemedicina, e il 70% degli intervistati accoglie positivamente la diffusione dei servizi digitali in medicina.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Economia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con una tesi in Finanza Aziendale Internazionale. Successivamente ha conseguito un master di II livello in “Concorrenza, economia della regolamentazione e della valutazione”, presso la medesima università.

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