La space economy ha acquisito un ruolo sempre più significativo nel corso degli anni a livello globale, europeo e nazionale, essendo stata travolta da una maggiore diversificazione di attori e applicazioni. In particolare, dai primi anni 2000 ha preso il via quella fase denominata “new space economy”, nell’ambito della quale – con un ruolo comunque importante in capo agli enti spaziali statali – si sono aperte definitivamente le porte ad aziende private e start-up, nonché a nuovi campi d’interesse, tra cui la mitigazione dei detriti spaziali, l’estrazione mineraria degli asteroidi, l’energia solare spaziale, il turismo spaziale e l’inumazione spaziale.

LO SPAZIO NELLE POLITICHE DELL’UNIONE EUROPEA

Lo spazio ha un peso importante nelle politiche dell’Unione Europea a partire dal 2009, anno in cui è entrato in vigore il Trattato di Lisbona con cui si è stabilito, fra l’altro, che lo scopo della politica spaziale europea è quello di favorire il progresso tecnico e scientifico, la competitività industriale e l’attuazione delle politiche dell’UE. Inoltre, da quel momento in poi lo spazio rientra tra le materie di competenza concorrente tra l’UE e gli Stati Membri. In questo modo, da un lato, l’ambito spaziale ha raggiunto un’autonoma rilevanza e, dall’altro, si è evidenziata la sua natura fortemente trasversale. Difatti, uno studio dello scorso 12 maggio dell’European Space Policy Institute (ESPI) per il Comitato Economico e Sociale Europeo (EESC) ha rintracciato almeno un riferimento allo spazio (e/o ai programmi spaziali dell’UE) in numerosi documenti di policy eurounitari, in ambiti collegati alla transizione green (nel 52% dei casi), al digitale (61%) e alla sicurezza (83%), a conferma del fatto che gli investimenti nella space economy possono produrre effetti positivi su molteplici e diversi settori dell’economia.

I RISCHI ASSOCIATI AI DETRITI SPAZIALI

Il problema dei detriti spaziali (frammenti di satelliti e razzi, nonché veicoli spaziali in disuso e altri detriti di dimensioni minori legati alle missioni spaziali) è notevolmente peggiorato negli ultimi 15 anni. Peraltro, si prevede un aumento esponenziale di detriti spaziali dovuto alla collisione tra satelliti in funzione e in disuso. Infatti, nel marzo dell’anno scorso, la NASA (Orbital Debris Quarterly News, 26:1) ha stimato che a questa velocità si potrà superare la quota di 25 mila detriti spaziali nel 2024, registrando un aumento di oltre il 100% rispetto alla situazione del 2007.

Pertanto, la preoccupazione – avanzata, fra gli altri, dall’OCSE – è che la popolazione di oggetti incontrollabili nello spazio raggiunga una densità critica, portando alla cosiddetta “sindrome di Kessler”, ossia quello scenario in cui il volume di detriti spaziali che si trovano in orbita bassa (LEO – Low Earth Orbit) raggiunga un livello tale da far sì che ciò che vi transita ha un’elevata probabilità di entrare in collisione con altri oggetti, conducendo a una reazione a catena e, conseguentemente, incrementando il rischio di ulteriori impatti. Ne deriverebbe l’impossibilità di effettuare l’esplorazione spaziale e il lancio di nuovi satelliti per diverse generazioni, con ripercussioni significative sulle attività riconducibili alla space economy, prime fra tutte il lancio di razzi e satelliti, nonché l’esplorazione umana e robotica, con effetti a cascata sull’intera supply chain e, quindi, sulla sostenibilità economica del settore.

LA REGOLAMENTAZIONE SULLA MITIGAZIONE DEI DETRITI SPAZIALI

Ciò premesso, non c’è ancora un framework normativo chiaro sulla mitigazione (rimozione, movimento, riuso/riciclo) dei detriti spaziali. La principale fonte di riferimento in ambito internazionale è costituita dalle linee guida della Commissione ONU sull’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico (COPUOS), rilasciate nel 2007. Tuttavia, nonostante queste ultime costituissero le best practices del tempo e fossero già condivise da alcune importanti organizzazioni nazionali e internazionali, non sono riuscite a far gestire in maniera ottimale l’evoluzione incontrollata del volume di detriti spaziali, come stabilito dalle autorevoli stime del Comitato di coordinamento inter-agenzie spaziali sulla ricerca nel campo dei detriti spaziali (IADC) nel febbraio 2013.

Per tali ragioni, i legislatori e gli attori pubblici e privati della space economy si stanno muovendo più incisivamente su questo fronte, soprattutto negli ultimi anni. Ad esempio, lo scorso 13 novembre, la Global Satellite Operators Association (GSOA) – una delle principali organizzazioni industriali a livello globale per gli operatori satellitari e i relativi fornitori – ha pubblicato il Codice di condotta sulla sostenibilità spaziale, ponendo l’attenzione sull’implementazione di pratiche responsabili per mitigare il rischio di collisioni, minimizzare la minaccia di detriti non tracciabili, proteggere le persone nello spazio e limitare l’impatto sulle attività legate all’astronomia ottica. Secondo GSOA, solo in questo modo è possibile beneficiare appieno di alcuni servizi fruibili tramite i satelliti in orbita, tra cui la connessione satellitare, la quale può contribuire in maniera significativa ad attenuare il digital divide.

Altra iniziativa proviene da oltreoceano, in quanto recentemente il Senato degli USA ha approvato una proposta di legge denominata Orbital Sustainability Act (attualmente all’esame dell’altro ramo del Congresso), che punta sulla rimozione attiva dei detriti spaziali per migliorare la sicurezza e la sostenibilità delle attività spaziali, nonché per coordinare più efficacemente il traffico nello spazio. Si tratta, in realtà, del secondo tentativo di far passare un pacchetto di norme di questo tipo in seno al Congresso statunitense, dopo il fallimento del primo nel corso del 2022.

Anche l’Unione Europea si è dimostrata attiva in tema. Difatti, il Regolamento istitutivo della programmazione spaziale dell’UE per il periodo 2021-2027 (Reg. UE n. 696/2021) ha incluso nel programma dedicato alla space situational awareness (SSA) – ossia quell’approccio olistico relativo alla conoscenza e alla comprensione dei principali rischi spaziali – una sotto-componente dedicata alla space surveillance and tracking (SST) al fine di tracciare gli oggetti spaziali in orbita attorno alla Terra. Complessivamente, i fondi messi a disposizione dall’UE per la SSA corrispondono a €440 milioni.

A seguito di un lungo processo di confronto, nell’ultimo Space Summit – una riunione congiunta tra i Ministri competenti per lo spazio afferenti agli Stati Membri UE e il Consiglio ESA a livello ministeriale, tenutasi a Siviglia il 6 e il 7 novembre scorso – è stato aperto alla firma, per gli Stati e le imprese del settore, il cosiddetto “Zero Debris Charter”, un documento avente natura non vincolante che persegue il fine ultimo di deorbitare le risorse spaziali alla fine della loro vita per ripulire l’ambiente spaziale. La Carta contiene sia principi guida che obiettivi specifici, definiti congiuntamente dall’ESA e da oltre 40 aziende spaziali per giungere a produrre zero detriti entro il 2030. Non è stata prevista una scadenza specifica per le adesioni, mentre la cerimonia ufficiale di firma si terrà nella prima metà del 2024.

CONCLUSIONI

Il valore e le opportunità legate alla space economy sono in costante espansione, ma lo stesso vale anche per le sfide e le criticità da affrontare per consentire lo svolgimento sostenibile e sicuro delle attività spaziali. Difatti, una singola collisione tra oggetti e/o detriti spaziali può causare l’interruzione di una missione spaziale, il danneggiamento di infrastrutture satellitari o, ancor peggio, mettere in pericolo le persone che si trovano nel raggio di azione dell’impatto. Allo stesso modo, se l’ambiente spaziale venisse percepito come eccessivamente rischioso, ciò potrebbe far aumentare a dismisura il prezzo della polizza assicurativa per le attività nello spazio. Peraltro, non è da sottovalutare il danno di immagine che può scaturire da un’inadeguata gestione dei detriti spaziali, in quanto un comportamento etico e attento all’ambiente si sta diffondendo anche con riguardo allo spazio.

In definitiva, le motivazioni alla base di una maggiore attenzione verso la mitigazione dei detriti spaziali sono molteplici e di varia natura, per cui ben vengano iniziative – anche normative – che pongano al centro questa significativa problematica.

Ricercatore per l'Istituto per la Competitività (I-Com) su temi inerenti il digitale, la cybersicurezza e la space economy. Ha conseguito una laurea triennale in "Scienze Investigative" presso l'Università degli Studi di Foggia e successivamente una laurea magistrale in "Scienze Giuridiche della Sicurezza - Sicurezza e circolazione dei dati" presso la stessa Università.