Le malattie rare rappresentano da tempo una delle maggiori sfide che la comunità scientifica, ma anche decisori politici nazionali e internazionali, si trovano ad affrontare. Solo in Italia quasi una persona su venti si confronta quotidianamente con le difficoltà legate alle malattie rare. Seppure queste patologie si definiscano tali solo quando la loro prevalenza è inferiore a una persona su 2.000, si contano oltre 7.000 malattie rare.

In Italia si stima ci siano tra i 2 ed i 3 milioni di pazienti e il 70% di questi in età pediatrica. Con circa 30 milioni di persone affette da queste patologie in Europa, è di vitale importanza promuovere la ricerca e fornire sostegno per affrontarle. La dimostrazione tangibile di questa consapevolezza è rappresentata dalla giornata mondiale che si svolge il 29 febbraio, un giorno raro, come le malattie a cui è dedicato. Nonostante l’attenzione verso questa tematica, un significativo 6% dei pazienti resta privo di diagnosi, una percentuale che cresce al 40% tra coloro che presentano disabilità.

Fortunatamente, la comunità scientifica e i sistemi sanitari internazionali stanno riconoscendo sempre più le malattie rare come un impegno che li pone di fronte alla necessità di una forte collaborazione. Per far fronte a queste sfide è difatti necessario uno scambio di informazioni a livello globale. Un esempio di collaborazione nata per diffondere le conoscenze sulle malattie rare è quello delle piattaforme di condivisione di dati genetici come Gene Matcher, Matchmaker Exchange e MyGene2. Lo scopo è dare la possibilità a medici e scienziati (quando si trovano di fronte a un paziente con una nuova malattia e una variante in un gene candidato non attualmente associato a una patologia) di elencare il gene o la variante incontrati su una di queste piattaforme. In questo modo si allerterà chi è a conoscenza di un paziente o di una variante genica simile, favorendo lo scambio di conoscenze.

È importante ricordare però che i farmaci indirizzati alla cura di patologie rare in normali condizioni di mercato non sarebbero sviluppati in quanto dispongono di una ridotta attrattività commerciale (per tale motivo sono definiti orfani). Ciò è dovuto al fatto che queste patologie sono altamente complesse e sono oggetto di una limitata conoscenza scientifica e clinica dal momento che coinvolgono una fascia di popolazione minoritaria se pur rilevante dal punto di vista degli outcome di salute. Ne consegue, pertanto, l’elevata complessità del processo di ricerca e sviluppo.

L’impegno per lo sviluppo e dei farmaci orfani, essendo rilevante, è stato oggetto di iniziative legislative specifiche volte ad incoraggiare la ricerca in questo ambito al fine di compensare il rischio di fallimento nello sviluppo ma anche la dimensione ridotta della fascia di popolazione a cui si rivolge. L’Europa, seguendo l’esempio statunitense, nel 1999 ha predisposto una politica per i farmaci orfani unificata per tutti gli Stati Membri adottando il Regolamento CE 141/2000 e successivamente il Regolamento CE 847/2000. Il Regolamento 141/2000 ha istituito una procedura e criteri comunitari per l’assegnazione della qualifica di medicinali orfani offrendo incentivi per la ricerca, lo sviluppo e l’immissione in commercio dei farmaci così qualificati, ossia:

  • Riduzioni/esenzioni per la tassazione dalla procedura di valutazione regolamentare;
  • Assistenza scientifica e protocollare tramite dialogo anticipato con l’ente regolatorio;
  • Un periodo di dieci anni di esclusività di mercato dopo l’autorizzazione per i prodotti designati con lo status di orfani.

Questo quadro normativo ha, indubbiamente, incentivato l’investimento nello sviluppo di farmaci orfani da parte delle aziende farmaceutiche. Dal 2001 al 2019 sono state rilasciate 170 autorizzazioni per l’immissione in commercio di medicinali per la cura delle malattie rare. Prima dell’introduzione del Regolamento 141/2000, il numero totale di autorizzazioni ammontava a 8. Secondo i dati EMA, le designazioni dello status di farmaco orfano tra il 2000 e il 2018 sono cresciute del 15% ogni anno arrivando a 2,233 alla fine del 2019. Dall’adozione del Regolamento europeo 23 Paesi membri hanno istituito almeno un piano nazionale per le malattie rare.

Dunque, si può affermare che il Regolamento è stato davvero un punto di svolta e ha trasformato significativamente la vita dei pazienti e delle loro famiglie, migliorando i risultati in termini di salute e qualità di vita e rivelandosi fondamentale per sviluppare opzioni di trattamento per condizioni precedentemente non trattabili. L’introduzione del regolamento ha determinato anche ulteriori sviluppi delle conoscenze mediche e ha promosso un ecosistema favorevole alla ricerca, all’innovazione e agli investimenti in Europa.

Il 26 aprile 2023 la Commissione ha presentato un “pacchetto farmaceutico” per rivedere la legislazione dell’UE e rendere i farmaci più disponibili, accessibili e convenienti, sostenendo al contempo la competitività e l’attrattiva dell’industria farmaceutica dell’UE, con standard ambientali più elevati. Il pacchetto comprende due proposte legislative, una nuova direttiva e un nuovo regolamento, che sostituiscono la legislazione esistente, compresa quella sui farmaci per le malattie rare e per i bambini.

L’approccio proposto dalla modifica europea prevede il passaggio da un sistema di incentivi “one-size-fits-all” a un sistema di incentivi modulato che premia le aziende che raggiungono importanti obiettivi di salute pubblica.

Per i farmaci per le malattie rare il periodo di esclusiva di mercato sarebbe di 9 anni. Tuttavia, le aziende possono beneficiare di periodi aggiuntivi di esclusiva di mercato se rispondono a un’elevata esigenza medica insoddisfatta (+ 1 anno), se lanciano il farmaco in tutti gli Stati membri (+ 1 anno) o se sviluppano nuove indicazioni terapeutiche per un farmaco orfano già autorizzato (fino a 2 anni aggiuntivi). Pertanto, il periodo massimo verrebbe portato a 13 anni, mentre oggi è di 10 anni.

L’obiettivo della revisione è anche quello di accelerare le procedure di autorizzazione all’immissione in commercio e di facilitare un più rapido ingresso sul mercato di generici e biosimilari. Inoltre, le aziende farmaceutiche saranno tenute a pubblicare informazioni sul sostegno finanziario diretto ricevuto da qualsiasi autorità pubblica o ente finanziato con fondi pubblici. Infine, la revisione affronterà anche questioni come la sicurezza degli approvvigionamenti, la carenza di farmaci e la tutela dell’ambiente.

In conclusione, dopo la giornata delle malattie rare, l’attenzione crescente su queste complesse patologie sta influenzando il dibattito scientifico e legislativo. A livello italiano, europeo e mondiale, la ricerca, la collaborazione e l’innovazione normativa stanno preparando il terreno per una gestione più efficace di queste patologie. Il pharma package proposto dalla Commissione europea promette di rivoluzionare l’accessibilità e la sostenibilità dei farmaci, aprendo nuovi orizzonti per i pazienti. È senza dubbio auspicabile che la consapevolezza generata e gli sforzi congiunti segnino l’inizio di un impegno costante per una comprensione approfondita, diagnosi veloci e trattamenti accessibili. La solidarietà e la collaborazione rappresentano sempre di più un elemento chiave affinché le voci dei pazienti si traducano in azioni concrete e progressi tangibili nella ricerca e nel trattamento delle malattie rare.

 

Nata a Roma nel 1997, Maria Vittoria Di Sangro ha iniziato i propri studi mossa dalla curiosità per le lingue e le culture straniere. Una passione, questa, che l’ha portata a vivere numerose esperienze formative all’estero.