La sanità digitale è diventata il terreno su cui si gioca una parte decisiva del futuro dei sistemi sanitari europei. La trasformazione non riguarda più soltanto l’adozione di nuove tecnologie, ma un ripensamento complessivo dei modelli organizzativi, dei flussi informativi e del rapporto tra cittadini, operatori e istituzioni. In questa fase l’Europa ha imboccato con decisione una strada che punta alla piena integrazione dei dati sanitari, alla maturità dei servizi digitali e alla costruzione di un’infrastruttura comune che permetta a ogni cittadino di essere curato con continuità ovunque nel continente. L’Italia osserva questo processo con interesse, consapevole di avere un terreno fertile ma ancora frammentato, in cui innovazioni promettenti convivono con ritardi strutturali che rallentano la piena adozione delle soluzioni digitali.
VERSO UN ECOSISTEMA UNICO DEI DATI SANITARI
Alla luce dell’eHealth Indicator Study 2025 la Commissione europea ha stabilito un quadro chiaro di priorità. Entro il 2030 tutti i cittadini dovranno poter accedere ai propri dati clinici in formato digitale, attraverso piattaforme interoperabili, sicure e aggiornate. Il principio è semplice: creare una base informativa comune che consenta continuità assistenziale, migliori strumenti diagnostici e politiche di prevenzione più efficaci. Oggi, però, l’obiettivo rimane distante. La media europea vede circa il 78% dei cittadini con accesso digitale ai propri documenti clinici, mentre l’Italia si colloca attorno al 62%, evidenziando un divario significativo che richiede interventi coordinati.
L’altro pilastro della strategia europea è l’European Health Data Space, il più ambizioso progetto di condivisione sanitaria mai realizzato in Europa. Il suo obiettivo non è soltanto facilitare l’accesso transfrontaliero ai dati, ma creare una rete che renda disponibili informazioni aggregate e pseudonimizzate per la ricerca, la programmazione sanitaria e l’innovazione terapeutica. La capacità di utilizzare i dati real-world in modo sistematico rappresenta la chiave per affrontare patologie croniche, emergenze sanitarie e pianificare adeguatamente le risorse. Tuttavia, l’armonizzazione tra paesi è ancora molto eterogenea, e l’Italia si trova in una condizione di “transizione non completata”, avanzata sul piano normativo ma con implementazione variabile.
ITALIA: TRA PROGRESSI RILEVANTI E NODI IRRISOLTI
Nel contesto italiano i progressi degli ultimi anni sono evidenti ma non ancora sufficienti. Il Paese ha investito in accelerazioni importanti sostenute anche dalle risorse del PNRR e da iniziative nazionali che hanno aggiornato il quadro normativo e definito standard più chiari per i servizi digitali. Tuttavia, la fotografia del 2025 mostra ancora una forte disomogeneità territoriale, con regioni capaci di implementare soluzioni avanzate e altre che faticano a offrire anche i servizi digitali essenziali.
La digitalizzazione è oggi considerata un prerequisito indispensabile per migliorare l’efficienza, ridurre le attese, ottimizzare il lavoro degli operatori e garantire ai cittadini un accesso più semplice e trasparente ai servizi. Nonostante ciò, molte aziende sanitarie devono ancora fronteggiare infrastrutture obsolete, sistemi informativi non integrati e una carenza di personale tecnico formato proprio per coadiuvare questa trasformazione. Il risultato è un contesto che procede a velocità multiple, con fenomeni di eccellenza che convivono con ritardi anacronistici.
IL FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO: UN CANTIERE ANCORA APERTO
Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) rappresenta il fulcro della digitalizzazione, ma è anche uno degli ambiti più complessi. Sebbene sia formalmente attivo per la quasi totalità della popolazione, il suo utilizzo effettivo rimane limitato. Molti cittadini non accedono ai propri documenti, non per mancanza di interesse ma perché la piattaforma risulta poco intuitiva, con funzionalità diverse da regione a regione e livelli di aggiornamento non sempre coerenti.
Sul fronte clinico il FSE è uno strumento potenzialmente rivoluzionario, ma la sua efficacia dipende dalla capacità delle strutture di alimentarlo regolarmente, standardizzare i formati e garantire la completezza dei dati. La Commissione ha definito criteri di interoperabilità molto rigidi proprio per superare queste criticità, ma la loro applicazione in Italia procede con velocità irregolare. Alcune regioni hanno già intrapreso la strada dell’integrazione piena con i gestionali clinici, mentre altre utilizzano ancora sistemi che richiedono inserimenti manuali, rallentando il processo e aumentandone la complessità.
TELEMEDICINA: DALLA SPERIMENTAZIONE ALLA MATURITÀ
Ad oggi la telemedicina è presente in buona parte delle aziende sanitarie, ma, anche in questo ambito, il livello di maturità varia notevolmente. In alcuni territori è già integrata nei percorsi assistenziali, soprattutto nelle cronicità, nel monitoraggio cardiologico e diabetologico e nell’assistenza domiciliare. In altri, invece, è ancora relegata a progetti pilota finanziati da bandi specifici e non pienamente inseriti nei servizi correnti.
La sfida italiana consiste nel trasformare la telemedicina in un servizio universale, stabile, riconoscibile e davvero accessibile. Ciò implica standard clinici condivisi, infrastrutture adeguate, formazione sostenuta e un modello tariffario che non penalizzi le aziende che la adottano. Senza questi elementi, la telemedicina rischia di amplificare le disuguaglianze tra regioni e di rimanere una “innovazione incompiuta”, invece che una leva strategica per alleggerire ospedali e migliorare la presa in carico territoriale.
INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN’INNOVAZIONE CHE DIVIDE
Se la digitalizzazione dei dati e dei servizi rappresenta la base infrastrutturale della trasformazione, l’intelligenza artificiale segna il passaggio a un modello sanitario nuovo, più predittivo e capace di leggere in tempo reale i bisogni clinici della popolazione. I sistemi sanitari si trovano in un periodo di accelerazione evidente: la radiologia, la cardiologia e la dermatologia sono tra le specialità che hanno tratto i benefici maggiori dagli algoritmi di supporto alla diagnosi, con tempi di refertazione ridotti e una capacità superiore di individuare pattern clinici complessi.
Il report dell’Osservatorio Sanità Digitale mostra un divario che rischia di diventare strutturale. Una parte delle aziende sanitarie ha introdotto strumenti di IA in maniera sistematica, integrandoli nei flussi di lavoro e formano personale dedicato alla gestione e all’audit degli algoritmi. Altre, invece, non hanno ancora infrastrutture in grado di supportare calcoli avanzati o non dispongono delle competenze necessarie per governarne i rischi. L’Italia si muove quindi in un territorio doppio: un livello alto di sperimentazioni e centri di eccellenza, accompagnato da zone in cui l’intelligenza artificiale resta ancora un concetto astratto.
Il tema della trasparenza degli algoritmi, della qualità dei dati e della responsabilità clinica in caso di errore si presenta quindi come una questione concreta e urgente. L’Europa insiste sulla necessità di definire linee guida etiche comuni, audit periodici e sistemi di certificazione che garantiscano sicurezza e robustezza. Nel prossimo futuro l’Italia dovrà dotarsi di un modello di governance unificato, capace di assicurare che l’IA resti uno strumento di supporto alla decisione clinica e non un elemento di opacità o disuguaglianza. La maturità digitale passa anche attraverso la capacità di presidiare i rischi, non solo di adottare nuove tecnologie.
IL NODO DELLE COMPETENZE: CITTADINI E PROFESSIONISTI DAVANTI ALLA TRASFORMAZIONE
La digitalizzazione non avanza solo grazie agli investimenti o alle piattaforme, ma soprattutto attraverso l’effettiva capacità delle persone di utilizzarle. In Europa un terzo degli adulti continua a non possedere competenze digitali adeguate, percentuale che in Italia risulta ancora più alta. È un problema strutturale che riguarda l’accesso ai servizi e la possibilità di sfruttare davvero gli strumenti digitali messi a disposizione dalla sanità pubblica. Il Fascicolo Sanitario Elettronico ne è un esempio emblematico: è disponibile, ma non sempre viene utilizzato. Molti cittadini non accedono ai propri documenti perché non sono stati supportati in modo adeguato o perché la piattaforma appare poco intuitiva.
Anche tra gli operatori sanitari le competenze digitali rimangono un tema sensibile. Medici e infermieri segnalano da anni la difficoltà di utilizzare piattaforme progettate senza una reale attenzione ai flussi di lavoro clinici, spesso complicate da interfacce non omogenee o da sistemi informativi che non dialogano tra loro. Il risultato è che, secondo il Politecnico di Milano, una parte significativa dei professionisti ritiene che la digitalizzazione abbia aumentato il carico amministrativo invece di ridurlo. È un effetto paradossale che rischia di rallentare la trasformazione e di ridurre la fiducia verso gli strumenti digitali.
Nel prossimo futuro la questione delle competenze sarà una delle priorità più urgenti. La digitalizzazione richiede una formazione strutturata, non iniziative spot. Serviranno programmi nazionali di upskilling per il personale sanitario, percorsi locali dentro le aziende, strumenti di alfabetizzazione digitale per i cittadini e un coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale, che svolgono un ruolo centrale nell’accompagnare le persone all’utilizzo dei servizi digitali. Senza una strategia di formazione stabile e continua il rischio è che la sanità digitale rimanga una riforma incompleta, percepita come un appesantimento burocratico anziché come uno strumento di semplificazione.
UNA ROADMAP PER I PROSSIMI MESI
L’ingresso dell’European Health Data Space, previsto a partire dal 2026, impone all’Italia un’accelerazione inevitabile. Nei prossimi mesi il Paese dovrà concentrarsi su alcune priorità che rappresentano la base per rendere sostenibile e credibile la trasformazione digitale. La prima riguarda la piena interoperabilità del Fascicolo Sanitario Elettronico, che dovrà diventare uno strumento realmente utilizzabile, aggiornato automaticamente dalle strutture sanitarie e omogeneo tra le regioni. Senza un FSE maturo nessuna forma di integrazione europea sarà possibile.
La seconda area di intervento riguarda la telemedicina, che non può più rimanere confinata nei progetti pilota o nelle sperimentazioni locali. Serve un’integrazione strutturale nei percorsi assistenziali, con modelli tariffari adeguati, interoperabilità garantita e un piano nazionale che eviti differenze territoriali ormai difficilmente giustificabili. È qui che si gioca una parte rilevante della capacità del sistema di alleggerire gli ospedali, migliorare l’assistenza domiciliare e dare risposta a una domanda crescente di cure croniche.
Infine, sarà determinante consolidare la governance dei dati e delle tecnologie. Il Paese dovrà definire standard di sicurezza, modelli di valutazione, percorsi autorizzativi chiari per le nuove soluzioni digitali e strumenti di monitoraggio basati su evidenze real-world. Solo un approccio rigoroso potrà evitare che la digitalizzazione diventi un mosaico incoerente di iniziative locali o una somma di tecnologie che non comunicano tra loro.
CONCLUSIONI
La trasformazione digitale della sanità italiana si trova in un momento decisivo. Le condizioni sono favorevoli, il contesto europeo spinge nella direzione giusta e il Paese dispone di esperienze di eccellenza e competenze tecniche di alto livello. Ma la maturità digitale non si raggiunge per semplice accumulo di tecnologia. Richiede un cambiamento culturale, una governance unitaria, una visione condivisa e un’attenzione costante alla dimensione umana della cura.
Nel 2025 la digitalizzazione non può più essere considerata un obiettivo in sé. È uno strumento imprescindibile per garantire servizi più tempestivi, più equi e più sostenibili. Nei prossimi mesi l’Italia si gioca la possibilità di completare questa transizione, trasformando la sanità digitale da promessa a realtà. Ed è proprio in questa responsabilità, e nella capacità di non lasciare indietro nessuno, che si misura il valore politico e sociale della trasformazione in corso.




