- Presentato lo studio “EX PLURIBUS UNUM. Una roadmap verso una regolazione economica pro-competitiva” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com).
- Il sistema italiano della regolazione economica è un ecosistema multilivello e policentrico, con competenze distribuite tra UE, Stato, Regioni, enti locali e autorità indipendenti, che ha prodotto nel tempo frammentazione delle responsabilità, sovrapposizioni, conflitti di attribuzione e difficoltà di coordinamento.
- Nel settore energetico la transizione nei trasporti è in ritardo. I biocarburanti sono una leva strategica verso gli obiettivi 2030 e 2035, ma il sistema multilivello – tra EU e autorità nazionali – genera oneri burocratici e rendita regolatoria. Serve una maggiore armonizzazione, con un sistema unico UE di certificazione e conteggio, fino alla possibile creazione di un mercato europeo dei certificati.
- Nel comparto salute il nuovo Testo Unico farmaceutico sarà efficace solo se accompagnerà il riordino normativo con vera semplificazione e revisione dei processi decisionali. Per i dispositivi medici si evidenzia l’assenza di un organismo nazionale dedicato.
- Sul fronte telecomunicazioni, nonostante le riforme (Decreti Semplificazioni, Codice UE, PNRR, Gigabit Infrastructure Act), permangono disomogeneità territoriali e ritardi autorizzativi. Migliorano i tempi per le infrastrutture fisse (105 giorni per cavidotti; 92 giorni per scavi), ma restano criticità nelle conferenze dei servizi: convocato solo il 15% delle richieste a livello nazionale. Nel mobile le convocazioni salgono al 59%, ma persistono forti squilibri regionali.
- Per la competitività e l’attrattività dell’Italia diventa prioritario rendere operativi e sistematici gli strumenti di better regulation (consultazioni, valutazioni ex-post, monitoraggio) in linea con i criteri OCSE.
Roma, 19 febbraio 2026 – Il sistema italiano della regolazione economica si conferma come un ecosistema multilivello e policentrico, in cui competenze e poteri decisionali sono distribuiti tra Unione europea, Stato centrale, Regioni, enti locali e autorità amministrative indipendenti. Un assetto che, se da un lato risponde alla complessità crescente dei settori strategici, dall’altro ha prodotto nel tempo frammentazione delle responsabilità, sovrapposizioni, conflitti di attribuzione e difficoltà di coordinamento, con ricadute dirette su imprese, cittadini e consumatori. In questo quadro, la semplificazione avviata a livello UE e nazionale potrà produrre effetti reali solo se accompagnata da una migliore attuazione e da un uso sistematico degli strumenti di better regulation in linea con i criteri OCSE.
Sono questi alcuni degli elementi contenuti nello studio “EX PLURIBUS UNUM. Una roadmap verso una regolazione economica pro-competitiva” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e presentato oggi a Roma nel corso di un convegno pubblico al quale hanno partecipato numerosi tra esperti della materia e rappresentanti delle istituzioni.
Secondo l’analisi del think tank guidato dall’economista Stefano da Empoli, la poliarchia regolatoria costituisce oggi una condizione strutturale dei settori ad alta complessità tecnica, economica e istituzionale. In assenza di efficaci meccanismi di coordinamento, tuttavia, può trasformarsi in una patologia sistemica, generando incertezza normativa, inefficienze amministrative e rallentamenti nei processi decisionali che, unitamente a un utilizzo improprio delle leve sanzionatorie, rischiano di produrre effetti dissuasivi sugli investimenti e sull’innovazione.
Lo studio esamina in particolare gli impatti negativi della poliarchia regolatoria in tre comparti strategici: energia, salute e telecomunicazioni.
Nel settore energetico, l’attribuzione alle Regioni di competenze ambientali e autorizzative e l’inclusione dell’energia tra le materie di legislazione concorrente hanno determinato un quadro decisionale frammentato, segnato da contenziosi e disomogeneità territoriali. La decarbonizzazione del trasporto stradale europeo procede tra obiettivi ambiziosi e ritardi nell’adozione delle tecnologie. Nel 2024 l’elettricità ha coperto appena lo 0,73% dei consumi energetici del settore nell’UE, mentre in Italia le auto elettriche sono meno di 280.000 su 41,3 milioni di veicoli, lontane dal target di 4,3 milioni al 2030.
In questo scenario, i biocarburanti rappresentano una leva strategica, anche alla luce del sostanziale bando ai motori endotermici previsto per il 2035 e dei nuovi obiettivi europei sulle rinnovabili con le direttive RED (29% al 2030). Dalla RED I (10% di rinnovabili nei trasporti al 2020) si è arrivati alla RED III (2023), che fissa al 2030 un obiettivo del 29% di rinnovabili nei trasporti oppure una riduzione del 14,5% dell’intensità di gas serra, includendo anche aviazione e navigazione e promuovendo biocarburanti avanzati e idrogeno verde. Nonostante l’aumento dell’ambizione, molti Stati membri sono in ritardo nel recepimento. In Italia il D.lgs. n. 5/2026 ha recepito la direttiva fissando al 42,5% (con target aspirazionale al 45%) la quota di rinnovabili sui consumi finali lordi entro il 2030, imponendo un’accelerazione significativa in tutti i settori.
Tuttavia, il sistema regolatorio multilivello – tra UE e autorità nazionali – genera elevati oneri burocratici e una rendita regolatoria, ossia una componente di costo prodotta dalla regolazione stessa e trasferita sul prezzo finale indipendentemente dal livello di competizione. Per ridurre strutturalmente tali costi è necessaria una maggiore armonizzazione europea, ad esempio con un sistema unico UE di certificazione e conteggio, fino alla possibile creazione di un mercato europeo dei certificati.
Nel comparto salute, la poliarchia regolatoria assume una forma peculiare: la tutela costituzionale del diritto alla salute si intreccia con competenze scientifiche, tecniche e istituzionali, in un sistema fortemente decentrato. Il paper analizza il caso dell’uso dei dati sanitari e dell’intelligenza artificiale, con particolare riferimento al Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e all’Ecosistema dei Dati Sanitari (EDS), il cui percorso attuativo è stato segnato da frizioni tra livelli di governo e da un ruolo determinante del Garante per la protezione dei dati personali (GDPD). Secondo I-Com, è essenziale garantire una valorizzazione dell’uso secondario del dato sanitario in modo sicuro, trasparente ed etico, anche in vista dell’evoluzione europea dell’European Health Data Space (EHDS).In questo quadro, dove la frammentazione è particolarmente impattante, la definizione di un Testo Unico della legislazione farmaceutica è auspicabile solo se accompagnata non soltanto da riordino normativo, ma da una vera semplificazione e riduzione degli oneri burocratici. Una situazione analoga riguarda i dispositivi medici, settore strategico ma ancora trattato come secondario rispetto al pharma. L’assenza di un organismo nazionale dedicato, equivalente ad AIFA, contribuisce a una frammentazione che indebolisce le politiche pubbliche. La creazione di un’agenzia autonoma per i dispositivi potrebbe rafforzare la governance, valorizzare il settore e alleggerire il carico su AIFA e AGENAS.
Nel settore TLC il processo autorizzativo per le infrastrutture digitali risulta spesso rallentato da disomogeneità locali, resistenze e interpretazioni autonome delle amministrazioni. A fronte di un intenso processo di semplificazione normativa – dai decreti “Semplificazioni” al recepimento del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, fino ai più recenti interventi collegati al PNRR e al Gigabit Infrastructure Act – a livello territoriale permangono applicazioni disomogenee e, in diversi casi, rallentamenti che incidono concretamente sui tempi di realizzazione delle reti.
L’indagine I-Com evidenzia un miglioramento dei tempi medi per la rete fissa (105 giorni per i cavidotti e 92 giorni per gli scavi), ma persistono criticità nelle conferenze dei servizi: a livello nazionale è convocato solo il 15% delle richieste presentate, con percentuali particolarmente elevate di mancata convocazione in Campania (96%), Puglia (94%), Lazio (88%9 e Toscana (87%). Nel segmento mobile si registra un andamento più positivo, con una quota di convocazioni salita al 59%, ma restano situazioni problematiche in diverse regioni, a conferma di una disomogeneità territoriale che continua a rappresentare uno dei principali ostacoli al pieno raggiungimento degli obiettivi di connettività. Per evitare paralisi infrastrutturali, è prioritario affiancare gli enti locali con linee guida operative, strumenti di monitoraggio, supporto tecnico e misure di incentivo e responsabilizzazione. In parallelo, risultano strategiche campagne di comunicazione istituzionale per ridurre conflitti sociali e favorire la comprensione pubblica del ruolo abilitante delle infrastrutture digitali, anche in relazione allo sviluppo dell’IA.
Lo studio colloca le evidenze settoriali dentro una cornice più ampia: la legislatura europea 2024-2029 ha assunto la semplificazione come priorità politica, con l’obiettivo di rimuovere barriere nel Mercato Unico e ridurre gli oneri amministrativi per imprese e PMI. In Italia, i provvedimenti degli ultimi anni – dai Decreti Semplificazioni alla recente Legge Semplificazioni 2025 – hanno prodotto segnali positivi. Tuttavia, la competitività e l’attrattività del Paese dipenderanno dalla continuità e dalla reale messa a terra di queste misure, in particolare superando disomogeneità territoriali e tempi ancora eccessivi. In linea con i principi OCSE di better regulation, l’UE dovrebbe oggi rafforzare soprattutto la fase implementativa, il supporto alla compliance e la cooperazione tra istituzioni e autorità. L’Italia, invece, appare ancora arretrata nell’adozione sistematica di strumenti di qualità regolatoria – consultazioni pubbliche, valutazioni ex-post, monitoraggi – e dovrebbe renderli finalmente operativi e routinari.




