Il futuro della moneta dopo Libra. La corsa degli Stati alle criptovalute

Articolo
Domenico Salerno
Risparmiometro

Con l’annuncio del prossimo lancio della criptovaluta Libra, Facebook ha scatenato un vero e proprio terremoto. Politici ed esperti di tutto il mondo hanno espresso alcuni dubbi sull’idea che uno dei giganti del web, che già conta miliardi di utenti, possa coniare una propria moneta virtuale. Tuttavia, la multinazionale californiana procede a passo svelto con lo sviluppo del suo progetto con l’obiettivo di rispettare i tempi previsti per il lancio, che dovrebbe avvenire il prossimo anno (come già annunciato in un nostro precedente articolo).

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’apertura da parte della Libra Association (il soggetto che dovrebbe gestire in maniera neutrale la criptovaluta) del programma di “bug bounty”, ovvero la caccia a eventuali criticità o punti di vulnerabilità del sistema. Per il fortunato sviluppatore che riuscirà a scovare potenziali bug è previsto un premio in denaro fino a 10.000 dollari (a seconda della gravità del rischio che ha contribuito a eliminare).

Facebook non è comunque l’unico soggetto impegnato nello sviluppo di nuove criptovalute sulle orme del BitCoin. Numerosi Stati sono al lavoro per cercare di battere la spietata concorrenza del social network e lanciare la propria valuta digitale. Il Paese più all’avanguardia da questo punto di vista sembra essere la Cina, che a seguito del rilascio del White Paper di Libra ha accelerato i propri piani di sviluppo di una criptovaluta di Stato. L’emissione, effettuata dalla Banca centrale cinese (People’s Bank of China), è prevista entro la fine di quest’anno. La moneta digitale cinese dovrebbe avere lo stesso valore del Renminbi e funzionare tramite un sistema a doppio livello. Se da un lato l’emissione spetterà alla Banca centrale, dall’altro saranno invece le banche commerciali a occuparsi della sua distribuzione ai propri correntisti. Gli istituti che vorranno utilizzarla dovranno inoltre versare alla People’s Bank of China una riserva in moneta tradizionale pari al 100% dell’importo della criptovaluta. In questo modo non subirà cambiamenti né l’ammontare del debito pubblico né il volume della moneta in circolazione.

Seppur ancora lontano dallo stato di maturazione di quello cinese, un altro progetto interessante è quello della Svezia. Nel Paese Nord europeo i contanti sono quasi del tutto scomparsi e, anche per questo motivo, è in atto un processo di sostituzione della propria valuta di Stato con una vera e propria criptovaluta, la e-Korona. Ci sono inoltre Paesi sottoposti a sanzioni che attraverso la coniazione di una criptovaluta di Stato sperano di poter aggirare i vincoli internazionali. Il primo a tentare è stato il Venezuela, con il lancio del Petro, che sta per essere emulato dall’Iran, dove tutto è pronto per la presentazione del Crypto-Rial.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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