Commercio, l’impatto del Covid-19 sui Paesi Ue

Articolo
Michele Masulli
Commercio
Photo: Gerd Altmann from Pixabay

Tra le tante dimensioni dell’economia su cui la pandemia Covid-19 ha avuto un impatto c’è sicuramente il commercio internazionale. Si tratta di un aspetto di grande rilevanza per l’Unione europea che sull’export basa un terzo del proprio Prodotto interno lordo. Già i dati del mese di marzo, quando le misure di contenimento COVID-19 hanno iniziato ad essere introdotte in maniera diffusa dagli Stati membri, danno qualche indicazione utile.

In quel mese, infatti, il totale degli scambi extra-Ue, quindi la somma di importazioni ed esportazioni, è diminuito da 252 a 228 miliardi di euro rispetto a gennaio. In relazione alle esportazioni, la diminuzione ha interessato i flussi verso tutti i maggiori cinque partner commerciali dell’Ue. Il calo più importante ha riguardato la Svizzera (-8,5%) e la Cina (-7,1%), seguite da Russia (-6,8%), Regno Unito (-6,2%) e gli Stati Uniti (-4,2%). Similmente, si è registrata anche un cal delle importazioni da tutti e 5 i Paesi. Nello specifico, l’import si è ridotto in misura particolare dal Regno Unito (-17%), dalla Cina (-10,9%) e dalla Russia (-8,2%). Da Stati Uniti e Svizzera il calo è stato di minore entità, rispettivamente del 2,6% e dell’1,2%. Nel complesso, pertanto, si è ridotto in maniera significativa il volume di commercio dell’Europa nei confronti del Regno Unito e della Cina, rispettivamente del 10,4% e del 9,6%.

Se allarghiamo l’attenzione ad altri partner importanti delle imprese italiane, si nota come sia diminuito in modo significativo anche il volume degli scambi con la Turchia e con l’India, rispettivamente del 13% e dell’11,8%. Guardando invece ai settori merceologici, il maggiore calo in termini assoluti rispetto a gennaio 2020 è state osservato per i macchinari e veicoli (-14 miliardi di euro, -20%) e per gli altri beni manifatturieri (-7 miliardi, -16%). In termini relativi, è l’energia a diminuire maggiormente ( -2 miliardi, -25%). Nonostante la recessione generale, le esportazioni di prodotti chimici sono aumentate (+4 miliardi di euro, + 4%) durante questo periodo. In modo simile, anche le importazioni di macchinari e veicoli (-8 miliardi di euro, -15%) sono diminuite, così come quelle di altri beni manifatturieri (-7 miliardi, -16%). Tuttavia sono state le importazioni di prodotti energetici a registrare la maggiore riduzione in termini assoluti e relativi (-9 miliardi, – 31%), a testimonianza di un calo della domanda di energia.

Nella riduzione generale dei volumi di scambio, fanno eccezione i prodotti utili ad affrontare l’emergenza Covid-19. Prodotti per la sterilizzazione (compresi disinfettanti), veicoli e mobili medici, indumenti protettivi, apparecchiature per test diagnostici, dispositivi medici, apparecchiature per ossigeno e materiali di consumo medici sono aumentati sia nelle esportazioni (+18% su base annuale) sia nelle importazioni (+2%).

In generale, nel primo trimestre 2020 il conto corrente destagionalizzato della bilancia dei pagamenti Ue ha registrato un avanzo di 59,9 miliardi di euro, pari all’1,8% del Prodotto interno lordo. È un volume di risorse in calo rispetto a un avanzo di 78,6 miliardi (2,2% del Pil) registrato nel quarto trimestre del 2019 e ad un avanzo di 102 miliardi (3% del Pile) nel primo trimestre del 2019. Rispetto al primo trimestre dell’anno precedente, inoltre, il surplus del conto merci si è ridotto (da +88 a +82,3 miliardi), mentre il surplus del conto servizi si è trasformato in deficit (da +9,6 miliardi a – 3,1 miliardi).

I Paesi verso cui l’Unione ha registrato i maggiori avanzi del conto corrente nei primi tre mesi dell’anno sono il Regno Unito (+57,6 miliardi), gli Stati Uniti (+37,7) e la Svizzera (+18,3). Al contrario, i Paesi verso cui l’Ue mostra i deficit più importanti sono la Cina (-24,6 miliardi), i centri finanziari offshore (40 Paesi, tra cui Liechtenstein, Panama, Isole Cayman, Hong Kong e Singapore, per un deficit complessivo di 11,6 miliardi) e la Russia (-4,8 miliardi).

Se guardiamo nello specifico ai Paesi europei, i surplus più significativi, come prevedibile, sono quelli degli Stati grandi esportatori: la Germania (+66 miliardi), i Paesi Bassi (+23,1) e l’Italia (+6,5), oltre alla Svezia (+7,6 miliardi). In deficit, invece, sono la Francia (-17,9 miliardi), l’Irlanda (-15,2) e la Grecia (-3,5).

He currently serves as Director of the Energy Area at the Institute for Competitiveness (I-Com), where he has been Research Fellow since 2017. Graduated in Economics and Economic Policy at the Alma Mater Studiorum – University of Bologna, he subsequently obtained a master's degree in "Export management and development of international projects" at the Sole24Ore Business School. He is currently a PhD student in Applied Economics at the Department of Economics of the University of Roma Tre. He mainly deals with energy scenarios and sustainable development policies, as well as industrial policies and business internationalization.