L’Italia e lo sviluppo delle fonti rinnovabili

Articolo
Michele Masulli
Rinnovabili
Credit: Pixabay

Si discute molto in questi giorni del rapporto “Net Zero by 2050 A Roadmap for the Global Energy Sector”, un’articolata analisi di scenario elaborata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia che fornisce al sistema energetico globale il sentiero da percorrere per conseguire la neutralità climatica entro il 2050. Sono oggetto di dibattito il livello e la praticabilità degli obiettivi generali e settoriali proposti, il mix delle fonti avanzato e il ruolo delle rinnovabili, la maturità delle tecnologie coinvolte, la mole degli investimenti richiesti. Si tratta di una diversità di letture degli scenari energetici per tempistiche, mix energetico, cicli dell’innovazione, valutazione dei costi, interpretazione del mercato, che testimoniano altresì la complessità e la varietà dei fattori che incidono sulla definizione delle prospettive energetiche globali.

Esse sono chiamate innanzitutto a misurarsi con la specificità dei sistemi economici, industriali e energetici nazionali, con le tendenze in corso e i punti di partenza. Nel contesto italiano, si segnala una riduzione preoccupante dell’installazione di nuova capacità rinnovabile. Secondo i dati preliminari del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), nel 2020 i consumi da fonti rinnovabili si sono attestati sui 21,5 Mtep, per una quota del 20% circa sui consumi finali lordi (il 37% se considerassimo, invece, i consumi del settore elettrico). È una percentuale superiore al 17%, che rappresentava l’obiettivo Ue da conseguire al 2020. Tuttavia, l’Italia è già da sette anni sopra questa soglia, mentre dal 2014 al 2019 la quota delle rinnovabili è cresciuta di un solo punto percentuale.

Allo stesso tempo, sono estremamente deludenti i dati relativi alle ultime aste FER I. In ultimo, la quinta asta, di cui sono stati pubblicati ieri gli esiti, à andata pressoché deserta: su un contingente di 1.862,5 MW messi a gara soltanto 97,5 MW sono stati assegnati. Si segnalano, inoltre, ribassi bassissimi: la maggiore riduzione sulla tariffa di riferimento registrata è stata del 2,14%, quando in occasione della prima asta aveva superato il 30%. In generale, nel corso delle cinque aste si è evidenziata una tendenza preoccupante alla diminuzione della potenza assegnata (sia in valore assoluto sia in percentuale sul contingente messo a bando) e dell’offerta di riduzione della tariffa di riferimento.

Nel 2020 risultano installati nuovi impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per più di 900 MW, di cui circa 750 di fotovoltaico (l’eolico si attesta sui 90 MW, in forte riduzione rispetto agli anni precedenti). La potenza complessiva installata supera invece i 56 GW, distribuiti su 950mila impianti (di cui quasi 936mila sono fotovoltaici, 5.700 eolici e i restanti alimentati da energia idraulica, geotermica o bioenergie).

A fronte della produzione rinnovabile, sempre il GSE segnala che ha sostenuto costi di incentivazione e ritiro di energia elettrica attorno ai 12,9 miliardi di euro. Se consideriamo una compensazione di circa 1 miliardo di euro (ricavati dalla vendita di energia da parte del GSE), emerge che per il 2020 la componente Asos della bolletta (che rappresenta gran parte della spesa per oneri di sistema) è ammontata a 11,9 miliardi, con un incremento annuale dell’11,4%. Sempre in riferimento agli incentivi alla sostenibilità, in misura inferiore ma bisogna considerare 1,1 miliardi di promozione dell’efficienza energetica e delle rinnovabili termiche (tramite i Certificati bianchi, il Conto Termico e la Cogenerazione ad Alto Rendimento), 1 miliardo per i biocarburanti e 1,3 miliardi derivanti dalle aste del sistema ETS, per cui il GSE svolge il ruolo di auctioneer per l’Italia.

In generale, i trend di crescita della nuova capacità rinnovabile non sono compatibili con il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità. Entro il 2030, sarebbe infatti necessario installare circa 70 GW, in media 8 all’anno, quasi dieci volte in più rispetto agli 0,9 dell’anno scorso. In questa partita, un ruolo fondamentale sarà rivestito dall’atteso nuovo DL Semplificazioni, su cui vertono le attenzioni delle associazioni degli operatori del settore e delle organizzazioni ambientaliste e su cui sono recentemente intervenuti sia il Ministro Cingolani sia il Ministro Franceschini.

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