Quali rotte per il commercio marittimo mondiale? Il ruolo dell’Italia

Articolo
Maria Rosaria Della Porta

Il 90% del commercio internazionale si sviluppa via mare e, in tale contesto, il Canale di Suez rappresenta uno degli snodi principali dei traffici marittimi mondiali. Solo nel 2019, per Suez sono transitate 1,2 milioni di tonnellate di merci e circa 19.000 navi (più di 50 al giorno). Si pensi, inoltre, che ogni anno circa il 12% del commercio mondiale passa attraverso tale canale.

Dunque, la centralità del Canale di Suez negli scambi commerciali via mare è innegabile. Tuttavia l’episodio della nave portacontainer Ever Given incagliata nello stretto del canale artificiale egiziano, tra il 23 e il 29 marzo 2021, che ha mandato in tilt il commercio marittimo mondiale, ha costretto il mondo a riaprire gli occhi su vecchie e nuove rotte della navigazione commerciale, con particolare riferimento alla Rotta Artica, che potrebbe nel tempo guadagnare competitività e offrire complementarità alle altre grandi vie marittime.

A tal proposito un recente report del think tank di Cassa Depositi e Prestiti intitolato “Suez e le rotte alternative: il futuro dell’Italia nel commercio marittimo” e coordinato da Andrea Montanino, ha analizzato le caratteristiche e le recenti dinamiche che stanno definendo il commercio marittimo internazionale, e in particolare, il futuro dell’Italia negli scambi marittimi globali.

A seguito del progressivo scioglimento dei ghiacci, l’apertura di nuove rotte nel Polo Nord potrebbe modificare gli equilibri del commercio internazionale. Attualmente, è impossibile comparare il quinto snodo commerciale al mondo – il Canale di Suez – con una rotta che oggi risulta agilmente percorribile per circa soli tre mesi l’anno. Gli effetti del cambiamento climatico nel Polo Nord con l’attuale tendenza alla riduzione dei ghiacci, sebbene non auspicabili, potrebbero però portare a un incremento della percorribilità della rotta polare nei prossimi anni, fino all’ipotesi di praticabilità totale entro il 2040.

Tuttavia è difficile pensare che il Mediterraneo possa perdere la sua centralità, dal momento che ad oggi ospita un terzo dei servizi di linea mondiali del traffico container e che negli ultimi anni è stato primo per crescita degli scambi.

Dinanzi a nuove rotte e nuovi trend in atto nello sviluppo del commercio marittimo, l’Italia, forte della sua centralità nel Mediterraneo, deve identificare gli interventi utili a ridefinire il proprio posizionamento negli scambi marittimi internazionali. In primis, rafforzando il sistema infrastrutturale degli scali nazionali attraverso interventi mirati di adeguamento dell’offerta sia all’evoluzione della dimensione e delle caratteristiche delle navi, sia alla richiesta di servizi sempre più personalizzati da parte delle shipping company. Sul fronte del sistema logistico occorre accelerare sul piano dei recuperi di efficienza per assicurare agli operatori del traffico marittimo e agli attori del commercio un elevato grado di affidabilità su tempi e qualità del servizio.

Un miglior posizionamento dell’Italia all’interno del commercio marittimo significherebbe maggiore competitività per tutti i settori produttivi collegati all’export e all’import. Inoltre, un sistema portuale e logistico più competitivo consentirebbe all’Italia di diventare il baricentro dei traffici marittimi nel Mediterraneo.

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