Riciclaggio, usura e non solo. I reati finanziari in Italia secondo la CGIA di Mestre

Articolo
Giorgia Pelagalli
segnalazioni

Le segnalazioni sospette di riciclaggio segnalate nel 2020 all’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) della Banca d’Italia sono aumentate del 7% in un anno. Risultano invece in calo i reati contro il patrimonio ma non l’usura, che rimane un potente strumento nelle mani della criminalità organizzata per l’infiltrazione nel tessuto economico nazionale, specialmente in un periodo di crisi come quello indotto dalla pandemia.

Secondo le rilevazioni della CGIA Mestre, il numero di segnalazioni pervenute all’Uif nel 2020 costituisce un record dal momento che mai, negli anni passati, erano state denunciate dagli intermediari finanziari del Paese più di 113.187 operazioni economico-finanziarie sospette. Le analisi condotte su questi bonifici, money transfer o pagamenti in contanti considerati non trasparenti hanno mostrato come oltre il 99% delle denunce riguardasse operazioni di riciclaggio, probabilmente di origine illegale, mentre solo lo 0,5% fosse riconducibile ad attività di terrorismo e proliferazione di armi distruzione di massa.

Per quanto riguarda la distribuzione del fenomeno sul territorio nazionale, Roma, Milano e Napoli sono state nel 2020 le città che hanno raccolto il maggior numero di segnalazioni, rispettivamente oltre 12, 10 e 9.000 denunce. Si tratta di valori assoluti che le hanno distanziate di molto dal resto della classifica, che vede al quarto posto Torino con circa 3.700 segnalazioni. Tuttavia, è interessante notare che, se si considera l’incidenza sulla popolazione, la provincia più critica è risultata essere Prato con 352 denunce ogni 100.000 abitanti, seguita da Milano (331), Napoli (319), Roma (297) e Caserta (247,5).

Le organizzazioni criminali in Italia agiscono penetrando nel sistema economico del Paese e, sebbene non ci sia unanimità sull’effettiva entità del giro di affari legato alla malavita, è indubbio che il mercato a esse collegato sia piuttosto significativo. Secondo l’Istat, ad esempio, il mercato delle attività criminali valeva nel 2018 19 miliardi di euro mentre l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Transcrime aveva stimato un valore di 30 miliardi nel 2014. Ancora più impressionante è invece il dato pubblicato dalla Banca d’Italia in uno studio del 2012, in cui la valutazione ammontava a ben 170 miliardi di euro.

Tuttavia nel 2020, anno segnato da lockdown e misure di contenimento del contagio, le forze dell’ordine hanno riscontrato un numero molto inferiore di denunce di crimini ai danni del patrimonio rispetto all’anno precedente. Le segnalazioni di contraffazione sono diminuite del 43,5%, i furti del 32,9 e la ricettazione del 26,5, così come si sono ridotte le denunce per rapine, danneggiamenti ed estorsioni. Al contrario, come conseguenza dell’accelerazione del processo di digitalizzazione indotto dal confinamento, le frodi informatiche sono aumentate del 14,4%. Allo stesso tempo sono aumentate anche le segnalazioni di usura (+16,2%), una pratica che, stando alle dichiarazioni dell’Uif, è tra i principali mezzi utilizzati dalle organizzazioni mafiose per penetrare nel tessuto produttivo del Paese.

Le attività maggiormente soggette a usura ed estorsione risultano essere quelle più in difficoltà dal punto di vista economico e finanziario, ovvero le imprese che hanno risentito maggiormente della crisi pandemica, in particolare i settori dell’immobiliare, dell’edilizia, dei servizi di pulizie. Ma anche il tessile, il turistico-alberghiero, la ristorazione e i trasporti.

L’aumento dei fenomeni di riciclaggio, erosione e usura è probabilmente dovuta a una ridotta possibilità delle imprese di potersi finanziare presso banche e istituti di credito. Dal 2011 il tessuto produttivo nazionale ha subito una stretta creditizia di oltre 250 miliardi di euro. In particolare, sono più di 176.000 le imprese che nel nostro Paese sono schedate come insolventi presso la Centrale dei Rischi di Bankitalia e alle quali vengono precluse molte possibilità di accesso a prestiti. Secondo i vertici del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), il bisogno di sostegno e di risorse di queste aziende attira le organizzazioni criminali in possesso di molta liquidità frutto di attività illecite che deve essere immessa nel mercato. Inoltre, l’impossibilità da parte dei proprietari d’impresa di ripagare i prestiti elargiti, crea le condizioni per i criminali di prendere il controllo dell’attività produttiva.

Il rapporto della CGIA suggerisce, infine, il ricorso al Fondo della prevenzione per l’usura, uno strumento che esiste dal 1996 e che punta a supportare imprese e famiglie in difficoltà economico-finanziarie nell’accesso al credito. Tuttavia il fondo è poco utilizzato e con poche risorse a disposizione, insufficienti per contrastare fenomeni invasi come usura e estorsione.

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