Moda, il settore è sempre più vicino al tema della sostenibilità

Articolo
Giusy Massaro
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Anche il settore della moda si sta evolvendo. L’emergenza Covid-19 ha richiesto diversi sacrifici alle aziende, che hanno dovuto dimostrare un forte spirito di adattamento e determinazione per sopravvivere e trasformarsi. La pandemia e il preoccupante cambiamento climatico hanno stimolato le imprese a rivedere obiettivi, priorità e sfide, lasciando sempre più spazio alla sostenibilità.

Il consumatore diventa sempre più evoluto e attento al rapporto qualità-prezzo, alla ricerca di maggiori garanzie nella qualità intrinseca del prodotto e nella tracciabilità della filiera. Da uno studio condotto da eu.npeal.com, l’Italia risulta essere al quinto posto in Europa per shopping sostenibile, con 740 ricerche in rete mensili legate alla query “shopping sostenibile“, dopo Regno Unito, Irlanda, Germania e Paesi Bassi. L’azienda per sopravvivere deve, quindi, proporre al mercato un prodotto che sia fashion e allo stesso tempo sostenibile.

Lo shopping sostenibile procede in due direzioni. Da una parte, c’è la predilezione di nuovi marchi per tessuti più rispettosi dell’ambiente (come il cotone biologico) e per una produzione responsabile. Dall’altra, invece, si diffonde sempre più il fenomeno dell’economia circolare, con l’acquisto di capi e accessori cosiddetti “pre-loved”, ossia di seconda mano.

E così uno dei settori a maggiore impatto ambientale, quello del tessile moda, secondo solo al petrolchimico, sta cambiando rotta. Le tematiche della sostenibilità stanno diventando parte integrante delle strategie aziendali, e questo vale tanto per i brand del lusso quanto per le catene del fast fashion.

Da qualche anno l’intero comparto si sta interrogando su come introdurre politiche green e filiere controllate per ridurre l’impatto, investendo nella ricerca su materiali, lavorazioni, finissaggi, impianti, smaltimento dei rifiuti, riciclo e riuso. La moda sostenibile ha comportato l’esplorazione di nuovi materiali derivati da scarti vegetali come ananas e arance, sono nate collezioni realizzate con tessuti ecologici, spesso recuperati dalla tradizione, derivati da fibre di ortica, ginestra, canapa, bamboo e non solo. Si sta diffondendo inoltre l’utilizzo di tessuti derivati dal riciclo di materiali particolarmente inquinanti come la plastica. Per i finissaggi, come l’impermeabilizzazione dei tessuti, è stato diminuito l’utilizzo della chimica e molte aziende hanno ridotto le emissioni e il consumo di acqua particolarmente abbondanti in questo settore.

Dal Report Moda e sostenibilità 2021 di Cikis, è emerso che l’89% delle aziende sta lavorando sulla sostenibilità per ragioni di competitività o perché richiesto dai consumatori, un dato notevolmente aumentato dal 61,2% dell’anno precedente. Il rapporto sottolinea anche come sia cresciuta la quota di imprese che investe in sostenibilità perché spinta da valori personali, a dimostrazione di un’aumentata consapevolezza verso il tema. Tuttavia, ancora molto c’è da fare.

Occorre precisare, però, che sostenibilità non è solo quella ambientale, come spesso erroneamente si pensa. È anche quella sociale, che ha a che fare con la tutela delle persone e il welfare aziendale, aspetto che, sebbene sempre più considerato, ancora poco spesso rappresenta una priorità per le imprese.

La moda è di fronte a un grande cambiamento e Milano, con la fashion week alle porte, potrà esserne protagonista, facendosi paladina della svolta nel segno della sostenibilità. Il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) Carlo Capasa ha annunciato il ritorno del CNMI Sustainable Fashion Awards, per premiare chi si sarà distinto nell’applicazione di principi della sostenibilità nell’industria della moda, in scena il prossimo anno al Teatro alla Scala.

 

IL MONDO DELLA MODA ALLA PROVA DEL COVID-19 (E ALLA SFIDA DELLA DIGITALIZZAZIONE)

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