Pnrr e transizione ecologica, a che punto siamo?

Approfondimento
Domenico Salerno
PNRR

La realizzazione dei progetti contenuti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) prevede un profondo processo di rinnovamento del Paese che dovrebbe mettere l’Italia in condizione di superare grandi sfide come la transizione ecologica e la digital transformation.

Complessivamente la pianificazione elaborata dal nostro governo mobiliterà investimenti pari a 235,1 miliardi di euro, di cui 191,5 finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza varato dall’Ue per contrastare gli effetti economici della pandemia, 30,6 miliardi provenienti da un Fondo complementare alimentato attraverso uno scostamento pluriennale di bilancio e 13 miliardi derivanti dallo strumento comunitario per la coesione territoriale REACT-EU (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe).

Uno dei capisaldi attorno al quale ruota il Pnrr è relativo quindi alla rivoluzione verde. A quest’ultima sono state destinate, come da indicazione europea, il 37% delle risorse totali a disposizione. In questo articolo analizzeremo il ruolo del green nel piano italiano e lo stato di avanzamento dei progetti avviati nel corso degli ultimi mesi.

LA TRANSIZIONE ECOLOGICA NEL PNRR ITALIANO

La programmazione degli investimenti relativa alla sostenibilità ambientale è contenuta nella missione 2, denominata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, e nella 3, ovvero “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”.

La missione 2 prevede investimenti per 59,46 miliardi di euro suddivisi su quattro componenti: agricoltura sostenibile ed economia circolare (5,27 miliardi), energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile (23,78 miliardi), efficienza energetica e riqualificazione degli edifici (15,36 miliardi) e, infine, tutela del territorio e della risorsa idrica (15,05 miliardi).

Nello specifico, gli investimenti e le riforme riguardanti l’economia circolare e la gestione dei rifiuti prevedono il raggiungimento di obiettivi ambiziosi, come un livello di riciclo dei rifiuti urbani pari ad almeno il 55% entro il 2025, al 60 entro il 2030 e al 65 dal 2035. Sono stanziate inoltre risorse a favore delle fonti di energia rinnovabile (5,9 miliardi), in particolare destinate allo sviluppo dell’agro-voltaico e del bio-metano. Un importante sostegno economico è previsto anche per la filiera dell’idrogeno (3,19 miliardi), considerato una delle soluzioni più concrete per la decarbonizzazione dei settori industriali cosiddetti hard-to-abate, ovvero caratterizzati da alta intensità energetica e privi di opzioni di elettrificazione scalabili, e per i trasporti a lungo raggio su gomma e su ferro. Infine, sono previsti importanti interventi volti a rendere più efficiente il patrimonio immobiliare del Paese e a tutelare le risorse ambientali, soprattutto quella idrica.

La missione 3, invece, punta a realizzare entro il 2026 un sistema infrastrutturale moderno, digitalizzato e sostenibile dal punto di vista ambientale. A questa parte il governo ha destinato 25,40 miliardi di euro, dedicati per la quasi totalità (24,77 miliardi) allo sviluppo dell’alta velocità, con un focus particolare sul Mezzogiorno, alla sua integrazione con le reti regionali e i sistemi intermodali e al potenziamento dei servizi ferroviari del Sud e delle aree interne. Gli obiettivi di questa missione sono quelli di favorire la decarbonizzazione attraverso il trasferimento del traffico passeggeri e merci dalla gomma al ferro e l’aumento della connettività e della coesione territoriale attraverso la riduzione dei tempi di viaggio e il miglioramento della qualità dei servizi.

Oltre alla parte relativa agli investimenti, il piano prescrive un cospicuo pacchetto di riforme abilitanti riguardanti, tra gli altri, la pubblica amministrazione, la giustizia e la semplificazione normativa. In particolare, nel documento si esprime la necessità di una profonda semplificazione delle norme relative ai procedimenti in materia ambientale.

LA ROADMAP DEL PNRR

Probabilmente la più ardua delle sfide è quella di rispettare la deadline europea fissata per il 2026. Gli obiettivi e i risultati previsti dal programma sono 560, suddivisi in 10 tappe che l’Italia dovrà man mano raggiungere per richiedere il rilascio della rata successiva dei fondi Ue.

Scadenza Obiettivi / risultati Importo lordo
(miliardi di)
Erogazioni
(miliardi di)
Prefinanziamento 13/08/2021 24,9
Prima rata 31/12/2021 51 24,1 21
Seconda rata 30/06/2022 47 24,1 21
Terza rata 31/12/2022 55 21,8 19
Quarta rata 30/06/2023 27 18,4 16
Quinta rata 31/12/2023 69 20,7 18
Sesta rata 30/06/2024 31 12,6 11
Settima rata 31/12/2024 58 21,3 18,5
Ottava rata 30/06/2025 20 12,6 11
Nona rata 31/12/2025 49 14,9 13
Decima rata 30/06/2026 113 20,8 18,1
Totale 520 191,5 191,5

 

Dai dati contenuti nell’ultima relazione sullo stato di avanzamento del Pnrr pubblicata a dicembre dello scorso anno, la situazione sembra essere piuttosto confortante. Tutti i 51 target previsti per lo sblocco della prima rata da 21 miliardi (al netto del 13% defluito nella quota di prefinanziamento di 24,9 miliardi erogato ad agosto dello scorso anno) sono stati raggiunti. Nel dettaglio, tra i 51 traguardi e obiettivi che l’Italia ha perseguito nel secondo semestre dello scorso anno, 27 prevedevano l’attuazione di adempimenti normativi e 24 la realizzazione di investimenti. L’attenzione adesso si sposta sul prossimo 30 giugno, data entro il quale il nostro Paese dovrà completare il prossimo blocco di 47 obiettivi.

SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE: “TRAGUARDI E OBIETTIVI” RAGGIUNTI E PROSPETTIVE FUTURE

Se guardiamo alla sola transizione ecologica, possiamo notare che i target raggiunti che si riferiscono alla missione 2 sono 10, di cui 6 relativi a investimenti e 4 a riforme. Per quanto riguarda la missione 3, invece, quelli raggiunti sono 6, di cui la quasi totalità, ovvero 5, di carattere normativo. Quanto ai bandi, sono 28 quelli già lanciati relativi alla seconda missione, gran parte dei quali relativi a progetti di economia circolare e di efficientamento energetico degli edifici, mentre per la missione 3 è attualmente stato pubblicato solo un bando sugli “Interventi di energia rinnovabile ed efficienza energetica nei porti”.

Lo scenario quindi lascia presagire prospettive estremamente positive e anche nel rapporto della Commissione europea sull’implementazione del Dispositivo di Ripresa e Resilienza, presentato al Parlamento Ue il 1° marzo scorso, l’Italia viene segnalata come uno dei pochissimi Paesi (insieme a Francia, Grecia e Spagna) ad aver centrato il primo set di obiettivi e ad aver ottenuto, dunque, un parere positivo alla verifica preliminare. Sullo sfondo, a minacciare il proseguimento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, potrebbero pesare le forti tensioni internazionali degli ultimi tempi, che hanno portato a una crescita spropositata del costo dei carburanti oltre che a una carenza strutturale di materie prime.

Research Fellow dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Nato ad Avellino nel 1990. Ha conseguito una laurea triennale in “Economia e gestione delle aziende e dei servizi sanitari” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e successivamente una laurea magistrale in “International Management” presso la LUISS Guido Carli. Al termine del percorso accademico ha frequentato un master in “Export Management & International Business” presso la business school del Sole 24 Ore.

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