Migrazione al cloud, in arrivo 500 milioni per i comuni

Approfondimento
Lorenzo Principali

Lo scorso 19 aprile il ministero dell’Innovazione tecnologica e della Transizione digitale ha pubblicato il bando per finanziare la migrazione al cloud dei principali servizi digitali in capo ai quasi 8.000 comuni italiani per i quali sono stati messi a disposizione 500 milioni di euro.

I fondi provengono da quelli assegnati all’investimento 1.2 della Missione 1 Componente 1 “Abilitazione e facilitazione migrazione al cloud”, dotato complessivamente di 1 miliardo.
Il provvedimento, approvato in coerenza con la strategia Cloud Italia pubblicata lo scorso gennaio, persegue l’obiettivo di incentivare le amministrazioni all’adozione di soluzioni basate sul cloud computing per migliorare la qualità dei servizi offerti, aumentandone al contempo sicurezza e affidabilità e riducendone i costi. Per quanto concerne l’ultimo aspetto, l’Istituto per la Competitività (I-Com) ha stimato che il passaggio al cloud consentirebbe risparmi annui superiori agli 850 milioni di euro in termini di efficientamento energetico e aumento della produttività.

Le milestones previste per l’Investimento 1.2 consistono nelle aggiudicazioni di tutti i bandi per ogni tipo di amministrazione pubblica coinvolta (comuni, scuole, enti sanitari locali) entro marzo 2023 e nell’avvenuta migrazione verso ambienti cloud certificati di almeno 4.083 pubbliche amministrazioni locali entro settembre 2024 e di almeno 12.464 unità entro giugno 2026.

I TERMINI DEL BANDO

L’avviso, che è collegato all’obbligo per la pubblica amministrazione di migrare i propri data center (o Ced, centri elaborazione dati) verso ambienti cloud, consente ai comuni di candidarsi per ricevere un contributo economico per avviare o perfezionare il proprio percorso di migrazione, che per essere finalizzato deve comprendere un numero minimo di servizi. Questi possono essere scelti tra un lista di 95 servizi indicati nel percorso guidato all’interno di PA Digitale 2026.

Nel bando è presente una clausola per riservare almeno il 40% di tali risorse a comuni ubicati in Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, mentre l’importo del finanziamento consiste in un forfettario che verrà determinato in funzione di due criteri: le modalità di migrazione al cloud e l’ammontare della popolazione residente nel singolo comune. Per quanto concerne il primo aspetto esistono due opzioni, ovvero il trasferimento in sicurezza dell’infrastruttura It e l’aggiornamento in sicurezza di applicazioni in cloud. Il trasferimento consente di sfruttare la strategia di migrazione lift&shift (o rehost), ovvero la migrazione in cloud dell’infrastruttura esistente, quindi l’intero servizio, comprensivo di applicazioni e dati, su un hosting cloud, senza apportare modifiche agli applicativi, ma semplicemente replicando il servizio esistente in un ambiente cloud. L’opzione aggiornamento in sicurezza di applicazioni in cloud, invece, permette di migrare le applicazioni utilizzando una tra le strategie repurchase/replace (ovvero l’acquisto di una soluzione nativa in cloud, in genere erogata in modalità as a service) e replatform (la riorganizzazione dell’architettura applicativa tramite la sostituzione di intere componenti del servizio in favore di soluzioni cloud native, per usufruire dei benefici dell’infrastruttura cloud). Nel proprio piano di migrazione, i comuni potranno scegliere per ognuno dei propri servizi da spostare in cloud quale modello di migrazione utilizzare.

LA CLASSIFICAZIONE PER DIMENSIONI COMUNALI

L’altro criterio di differenziazione riguarda le dimensioni dei comuni partecipanti, che sono stati suddivisi in 7 classi, da meno di 2.500 a più di 250.000 abitanti. Per ognuna di queste classi è stato previsto anche il numero minimo e massimo di servizi per i quali verrà finanziata la migrazione (rispettivamente da 7 a 9 per i comuni di dimensioni più piccole, e da 17 a 21 per quelli di dimensioni maggiori). L’importo varia, inoltre, a seconda delle modalità di migrazione: per i piccoli comuni, ad esempio, il mero trasferimento di dati e applicazioni in cloud viene finanziato con un importo che corrisponde a circa un terzo rispetto all’utilizzo di una soluzione cloud nativa.

Viene inoltre finanziato anche il canone del primo anno per il pagamento dei servizi, anche in questo caso proporzionale alle dimensioni del comune, poiché variabili quali numero di utenze e interazioni influenzano i costi di mantenimento dei servizi.

LA CLASSIFICAZIONE DI DATI E SERVIZI

Propedeutica alla candidatura è la classificazione dei dati e dei servizi secondo i criteri definiti dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale in coerenza con la strategia Cloud Italia. Quest’ultima prevede la distinzione tra dati ordinari, critici e strategici, mentre risulta più complessa la classificazione dei servizi, differenziati tra quelli di cloud pubblico (ovvero di mercato), che comprendono servizi non qualificati, qualificati e con controllo on-premise dei meccanismi di sicurezza, e quelli di cloud privato. Quest’ultima tipologia consente la localizzazione dei dati in Italia e la separazione dalle altre regioni pubbliche (utilizzate dai provider) e si suddivide a sua volta in cloud privato/ibrido su licenza (ovvero servizi offerti da privati qualificati) e cloud privato qualificato (verosimilmente offerti dal Polo strategico nazionale, per il quale non sono ancora noti gli esiti dell’apposito bando).

Nella piattaforma è possibile effettuare la classificazione verificando e confermando l’elenco dei servizi e il livello di classificazione creati automaticamente sulla base delle caratteristiche del comune. In alternativa, l’ente può determinare una nuova classificazione del servizio, attraverso la compilazione di un questionario. Una volta ultimata, la classificazione verrà verificata dall’Agenzia per la cybersicurezza.

La classificazione dovrà essere completata entro il 18 luglio, mentre il bando di finanziamento sarà aperto fino a esaurimento delle risorse disponibili, e comunque non oltre il 22 luglio 2022.

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