Caricabatteria unico, la proposta della Commissione al vaglio del Parlamento europeo

Approfondimento
Silvia Compagnucci
proposta

Il 20 aprile scorso la commissione per il Mercato interno e la Protezione dei consumatori (Imco) del Parlamento europeo ha approvato la relazione redatta da Alex Agius Saliba sulla proposta di direttiva della Commissione (pubblicata nel settembre 2021) di modifica della direttiva 2014/53/Ue concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di apparecchiature radio.

LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Si tratta di un’iniziativa importante, che rientra nella più ampia azione della Commissione volta ad affrontare la questione della sostenibilità dei prodotti, in particolare dei dispositivi elettronici sul mercato dell’Ue e che si incanala nel solco del memorandum d’intesa sull’armonizzazione dei caricabatteria per i telefoni cellulari “data-enabled” venduti nell’Unione dell’ormai lontano 2009, grazie al quale è stata possibile una riduzione del numero di soluzioni di ricarica per i telefoni cellulari da 30 a solo tre.

Partendo dalla constatazione che tale memorandum, sebbene abbia notevolmente ridotto la frammentazione del mercato e provocato un allineamento quasi globale, consentiva tuttavia anche l’uso di interfacce di ricarica proprietarie e non affrontava le questioni ambientali connesse al persistere di diverse interfacce e protocolli di comunicazione per la ricarica, la Commissione è intervenuta al fine di armonizzare le porte di ricarica per i dispositivi elettronici indicando, come formato standard, l’USB-C e aprendo dunque la possibilità per gli utenti di ricaricare i propri dispositivi con lo stesso caricabatteria, indipendentemente dal marchio del dispositivo. La proposta della Commissione, in particolare, mira ad armonizzare la tecnologia di ricarica rapida, consentire ai consumatori di comprare un nuovo dispositivo elettronico anche senza un nuovo caricabatteria e accrescere il set di informazioni a disposizione dei consumatori.

Nello specifico, la proposta della Commissione modifica l’articolo 3, prevedendo che le apparecchiature radio che rientrano nelle categorie o nelle classi di cui all’allegato I bis, parte I e, dunque, telefoni cellulari, tablet, fotocamere digitali, cuffie, console portatili per videogiochi e altoparlanti portatili, siano costruite in modo da essere dotate di una presa USB tipo C. L’esecutivo Ue avrà il potere di modificare o integrare tale allegato nonché di adottare atti delegati con riguardo alle apparecchiature radio che possono essere ricaricate con mezzi diversi dal cavo. La stessa proposta inserisce poi l’articolo 3 bis che riconosce agli utenti, nel caso in cui un operatore economico offra loro la possibilità di acquistare apparecchiature radio che rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 3, paragrafo 4, la possibilità di comprare l’oggetto senza dispositivi di ricarica.

Quanto al set di informazioni che i produttori sono chiamati a fornire, l’allegato I bis prescrive che sull’imballaggio o, in assenza di imballaggio, su un’etichetta che accompagna l’apparecchiatura radio siano descritte le prestazioni di ricarica, indicando tra l’altro la potenza necessaria per ricaricare un determinato dispositivo e se quest’ultimo supporta la ricarica rapida, nella logica di accrescere la consapevolezza degli utenti circa le caratteristiche dei propri caricatori e orientare in maniera più efficace le scelte di acquisto. La proposta prevede un periodo transitorio di 24 mesi dalla data di adozione per consentire all’industria di adeguarsi alle nuove prescrizioni.

I CONTENUTI DELLA RELAZIONE E L’APPROVAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO

Se questi sono i principali contenuti della proposta dell’esecutivo europeo, la commissione Imco ha approvato la relazione redatta da Alex Agius Saliba sulla proposta di direttiva della Commissione. Il documento, in particolare, rivela ambizioni superiori ispirate dalla volontà di proteggere il consumatore nella scelta del dispositivo indipendentemente dalla marca, da un lato, e di ridurre i rifiuti elettronici, dall’altro. La relazione ha evidenziato come la standardizzazione efficace delle apparecchiature di ricarica per il maggior numero possibile di dispositivi elettronici e l’obbligo di offrire ai consumatori la possibilità di fare una scelta informata relativa all’acquisto o meno di un nuovo set di ricarica insieme a un nuovo prodotto possano portare benefici sia ai consumatori che all’ambiente. Va innanzitutto a incidere sul campo di applicazione della proposta, estendendolo anche a dispositivi come laptop, smartwatch, e-reader, tastiere, mouse, schermi, stampanti, navigatori portatili, radio digitali dispositivi per la cura personale, dispositivi sportivi e giocattoli elettronici. La medesima relazione propone un innalzamento da 60 a 100 watt della potenza di ricarica delle categorie o classi di apparecchiature radio portatili di piccole e medie dimensioni, dando inoltre il potere alla Commissione di modificare e cambiare i requisiti di potenza in funzione dei possibili progressi scientifici e tecnologici e degli sviluppi concernenti i consumatori e l’ambiente in futuro. La stessa relazione prescrive alla Commissione di chiedere, entro un anno dall’entrata in vigore della direttiva, a una o più organizzazioni europee di normazione, di elaborare norme armonizzate per le categorie di apparecchiature radio che possono essere ricaricate con mezzi diversi dal cavo e che rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 3, paragrafo 4. Nell’ottica di garantire una disciplina al passo con l’evoluzione tecnologica, viene espressamente prescritto alla Commissione un riesame regolare – sebbene temporalmente non definito – in funzione del progresso scientifico e tecnologico e degli sviluppi concernenti i consumatori e l’ambiente. Interessante anche la modifica dell’articolo 3 bis in cui la possibilità per gli utenti di acquistare l’apparecchiatura radio senza dispositivi di ricarica è sancita come opzione predefinita. Nella logica di favorire la conoscenza da parte degli utenti, la relazione evidenzia la necessità che le informazioni relative alle capacità di carica e al dispositivo di ricarica siano accurate, chiare, facilmente leggibili e comprensibili e prevede, a tal fine, l’apposizione di un’etichetta, descritta nell’allegato, sulle apparecchiature radio oggetto di disciplina che sia chiaramente visibile, facilmente leggibile e comprensibile, da porre in posizione prominente sull’imballaggio per l’utente finale e chiaramente visibile all’utente finale prima dell’acquisto, anche nei casi in cui l’acquisto venga effettuato online. A ciò si aggiunge l’inserimento, in una posizione prominente sull’imballaggio per l’utente finale, di un elemento grafico, definito nell’allegato, che indica se insieme all’apparecchiatura radio viene offerto o meno un dispositivo di ricarica.

Alla Commissione è affidato il monitoraggio e l’esame dell’applicazione della direttiva in relazione alle nuove tecnologie di ricarica, nonché la presentazione di una relazione a Parlamento europeo e Consiglio entro il 12 giugno 2025 e, successivamente, ogni tre anni.
La relazione dimezza, infine, il periodo transitorio che passa da due a un anno.

CONCLUSIONI

Ci troviamo di fronte a una proposta molto importante che certamente garantirà dei benefici ai consumatori non più costretti ad affrontare i disagi connessi alla necessità di dover disporre di diversi caricabatterie e che senza dubbio andrà a ridurre la mole di rifiuti elettronici – quantificati tra le 11.000 e le 13.000 tonnellate l’anno – conseguenti al mezzo miliardo circa di caricabatterie spediti per dispositivi portatili in Europa ogni anno. Al contempo, tuttavia, si tratta di una proposta che inevitabilmente scatena un ampio dibattito. Nonostante la Commissione disponga della facoltà di modificare l’allegato e, dunque, eventualmente, anche l’attuale scelta in favore della presa USB tipo C, è dietro l’angolo il rischio che la standardizzazione possa ridurre lo stimolo all’innovazione in questo campo così come è certo e inevitabilmente conseguente alla scelta compiuta, il pregiudizio per i fabbricanti che hanno investito molto nella tecnologia di ricarica proprietaria e che fondano, legittimamente, la propria strategia di marketing anche sull’uso combinato di device e rispettivi alimentatori esterni, che certamente dovranno sopportare costi diretti per la riprogettazione delle proprie apparecchiature oltre a una serie di costi indiretti difficilmente quantificabili. Se a ciò si aggiunge il rischio che l’introduzione di un caricatore unico sul territorio europeo possa tradursi in un incremento dei prezzi al dettaglio dei prodotti teso in qualche misura a sanare le perdite derivanti dal nuovo quadro normativo a scapito, dunque, dei consumatori, è evidente quanto sia complesso e variegato il panorama degli interessi da considerare e quanto sia importante che, nel corso della procedura di adozione della direttiva, le istituzioni europee riescano a trovare un equo contemperamento che sia in grado di bilanciare adeguatamente gli interessi del mercato, dell’ambiente e dei consumatori.

Vicepresidente dell'Istituto per la Competitività (I-Com). Laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Tor Vergata nel 2006 ha partecipato, nel 2009, al master di II Livello in “Antitrust e Regolazione dei Mercati” presso la facoltà di Economia della medesima università conseguendo il relativo titolo nel 2010, anno in cui ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione forense.

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