Innovazione energetica, I‐Com: “Start-up in costante crescita, ma resta il problema delle dimensioni. Italia fanalino di coda sui brevetti. Attenzione alle terre rare”

Comunicato stampa
I-Com

Innovazione energetica, I‐Com: “Start-up in costante crescita, ma resta il problema delle dimensioni. Italia fanalino di coda sui brevetti. Attenzione alle terre rare

  • Presentato oggi il rapporto annuale sull’innovazione energetica dell’Istituto per la Competitività (I‐Com)
  • Le start-up italiane attive nel settore dell’energia sono poco meno di 2.000. Sul podio Lombardia, Campania e Lazio. Limiti strutturali per fatturato e numero di addetti impiegati
  • Le domande di brevetti energetici hanno raggiunto in Italia quota 739, lo 0,7% del totale a livello mondiale, stesso peso dello scorso anno, quando le domande erano state 715. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile la Penisola si fa notare nel settore ibrido, che da solo copre il 33% dell’attività brevettuale nazionale

Roma, 6 luglio 2022In Italia la crescita di start-up avviene a un ritmo esponenziale: +170% rispetto al 2015 e 14.548 nuove imprese registrate a maggio 2022. A fine 2021, quelle specializzate in attività energetiche risultano essere poco meno di 2.000, ovvero il 14,73% del totale, presentando un tasso di incremento medio annuo del 23,9%, maggiore rispetto a tutte le altre (18%). Di fatto, con un fatturato di oltre 6,2 miliardi di euro, quella delle start-up è una porzione dell’economia non affatto trascurabile. Geograficamente le regioni settentrionali si confermano come quelle più fertili in termini di numero di imprese innovative: al primo posto si posiziona la Lombardia con 3.562 start-up (+11% rispetto al 2020), seguita da Lazio (1.648 start-up, +18% su base annua) e Campania (1.273; +18%). Un podio che, per quel che riguarda l’ambito energetico, vede come unica modifica il sorpasso della Campania sul Lazio al secondo posto. Restano alcuni importanti limiti strutturali: la stragrande maggioranza delle start-up fattura meno di 500 mila euro e solo in pochissimi casi la forza lavoro impiegata supera i dieci addetti.

Sono questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto annuale sull’innovazione energetica dell’Istituto per la Competitività (I‐Com) presieduto dall’economista Stefano da Empoli. Lo studio – dal titolo “ENERGIA. Le ricette dell’innovazione per un menù da riscrivere” – è stato presentato oggi a Roma presso la Coffee House di Palazzo Colonna nel corso di un convegno pubblico al quale hanno preso parte più di 60 relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica, del mondo imprenditoriale e associativo. Il rapporto, giunto alla quattordicesima edizione, è stato curato da Antonio Sileo, sviluppato in partnership con a2a, Acquirente Unico, Assogasmetano, Elettricità Futura, Enel, Federchimica-Assogasliquidi, Proxigas, RWE, Unem, Utilitalia e in media partnership con QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

Se la crescita di start-up è costante ed esponenziale nell’ultimo quinquennio, diversa è la situazione per quanto riguarda i brevetti nel settore energetico. Nonostante un aumento medio del 2,6% tra il 2010 e il 2020, l’Italia passa dal rappresentare l’1% (572 brevetti) allo 0,7% (739 brevetti) del totale nelle tecnologie energetiche, stesso peso dello scorso anno, quando le domande erano state 715. Anche nel confronto con gli altri Paesi europei la Penisola figura ultima per crescita decennale: il Regno Unito presenta infatti un tasso annuo medio di crescita dell’8,1%, seguito dalla Germania e dalla Francia rispettivamente con il 6% e il 6,1%, mentre la Spagna presenta un dato inferiore (3,3%).

Se il numero di brevetti concessi a livello mondiale appare più che raddoppiato, passando dalle quasi 46.000 unità del 2009 alle oltre 109.000 del 2020, la suddivisione geografica mostra una concentrazione di domande di brevetti energetici nel continente asiatico. “Con 32.000 brevetti nel corso del 2020 – ha osservato Sileo – la Cina supera il Giappone, leader storico nell’ambito delle innovazioni energetiche, che si ferma a quota 27.000 confermando così un calo ormai decennale. Rimangono invece stabili in terza e quarta posizione gli Stati Uniti (13.634 brevetti, -7,4%) e la Corea del Sud (12.800, +4,6%)”. Il rapporto evidenzia, inoltre, come l’energy storage sia la tecnologia a cui è riconducibile la maggior parte dell’attività innovativa: oltre 10.250 brevetti e un’incidenza del 47% sul totale globale.

Tra il 2014 e il 2019, vi è stato il parallelo incremento legato ai veicoli elettrici (+52%) e alle stazioni di ricarica (+40%) nel campo della mobilità elettrica, dove l’attività innovativa è quasi totalmente appannaggio – in ordine – di Giappone (4.414), Stati Uniti (3.230), Corea del Sud (2.467) e Germania (1.655), che complessivamente equivalgono a circa il 55% dei brevetti depositati a livello mondiale. L’Italia, invece, si fa notare con un impegno importante nel settore ibrido, che da solo copre il 33% dell’attività brevettuale nazionale nel campo della mobilità.

Eppure, quest’ultima non è il solo ambito in cui l’energy storage si rivela sempre più fondamentale. Lo sviluppo di batterie e di nuovi sistemi di accumulo di energia è legato a doppio filo alla transizione ecologica e alla produzione da fonti rinnovabili. Secondo le stime di IRENA, la produzione di energia da fonti green è più economica rispetto a quella basata sul combustibile fossile meno costoso, ovvero il carbone. La capacità aggiuntiva di rinnovabili potrebbe sostituire fino a 800 GW prodotti dalle fonti fossili con un risparmio per il sistema elettrico di 32 miliardi di dollari all’anno e un taglio di emissioni fino a 3 miliardi di tonnellate di CO2. In questo quadro, la capacità di stoccaggio delle batterie è già cresciuta del 50%, toccando il valore record di 5 GW aggiuntivi per un investimento di 5,5 miliardi di dollari a livello mondiale.

Lo studio si focalizza, inoltre, sulle tecnologie rinnovabili offshore con particolare riferimento all’eolico, esaminandone le prospettive di sviluppo e i possibili impatti sotto il profilo innovativo, giuridico e normativo. Nel disegno dell’Unione Europea, infatti, l’eolico offshore rappresenta una risorsa di grande importanza per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione e neutralità climatica. La Commissione Europea punta a disporre entro il 2030 di una capacità installata di almeno 60 GW di energia eolica offshore, in modo da raggiungere 300 GW entro il 2050, alla quale il Mediterraneo potrebbe contribuire con 13,3 GW di capacità eolica al 2030 e 76 GW entro il 2050. Ma ecco che, nonostante la forte spinta semplificativa degli ultimi anni, ancora oggi i procedimenti autorizzativi necessari per costruire e gestire gli impianti flottanti risultano particolarmente lunghi e complessi. Un aiuto notevole potrebbe arrivare, secondo il rapporto, con l’approvazione del Piano di Gestione delle Aree Marittime, attualmente sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, attraverso il quale si potrebbe tentare di comporre in modo omogeneo i vari interessi connessi allo sfruttamento dei bacini marittimi italiani. Per i parchi eolici offshore si tratterà di una novità di rilievo, dato che nel Piano verranno definite le aree idonee all’interno delle quali le procedure di autorizzazione sono ulteriormente semplificate.

L’innovazione in campo energetico è strettamente legata alla progressiva digitalizzazione dei servizi. Le nuove opportunità aperte da tale processo, oltre a trasformare le attività economiche e sociali e a far consolidare nuove abitudini, ha ridisegnato il ruolo dei consumatori. Lo studio prende quindi in esame il fenomeno delle comunità energetiche e la nuova consapevolezza di chi utilizza energia, anche i clienti domestici. Vengono descritti e analizzati lo stato della normativa italiana a riguardo, i vantaggi economici e sociali delle comunità energetiche rinnovabili, nonché le barriere ancora presenti nei territori che ostacolano la maggiore diffusione delle comunità. Per quanto riguarda il nuovo ruolo dei consumatori, il rapporto sottolinea come la crescente digitalizzazione dei servizi vada di pari passo con l’aumento della consapevolezza dei propri consumi. Sul web, infatti, i consumatori possono accedere a piattaforme pubbliche come il Portale Consumi, tramite SPID, (che permette di ottenere tutte le informazioni sui propri contratti di fornitura) e il Portale Offerte (attraverso cui si ha la possibilità di confrontare e scegliere le offerte riguardanti la fornitura di elettricità e gas naturale).

Il rapporto, infine, affronta anche la questione delle terre rare, la cui domanda è destinata a crescere notevolmente anche sulla spinta nella direzione di energia sempre più rinnovabile e green. Per terre rare si intendono quei metalli che sono presenti anche nei nostri telefonini, ma sono anche necessari per produrre auto elettriche, turbine eoliche e marmitte catalitiche. “Con l’invasione dell’Ucraina i prezzi hanno subito ulteriore spinta verso l’alto, il problema – ha sottolineato Sileo – è che, come per i prezzi dell’energia, non si tratta di una congiuntura avversa, ma di un fenomeno destinato a durare anni”. In Italia le risorse allocate sono decisamente insufficienti, a fronte di una dipendenza nell’approvvigionamento ancora elevata e limitate possibilità di integrazione con materie prime critiche. Da qui, continua lo studio, l’urgenza di programmazione economica nella prospettiva di una necessaria diversificazione delle fonti di approvvigionamento, nonché di attuazione di politiche di recupero e riciclo dei materiali, lavorando anche a vere e proprie filiere.

Qui il rapporto integrale.

CS_I-Com_Innovazione energetica